Lorenzo Esposito, enrico ghezzi

Dopo aver assistito e collaborato al formarsi del cinema di Rossellini, giovane angelo disegnatore e anche miracoloso interprete (vedi Il miracolo, 1948), Federico Fellini si è già installato in una sorta di classicità. Ma già Il bidone, 1955 (un po’ come per Rossellini Dov’è la libertà?, 1954) è l’ordigno che rovescia incendia e compendia tutta la sua opera fino a quel momento. Con gesto politico impugna mezzo mondo in un orizzonte fantomatico dove lo spettatore non ha nulla da fare che non sia il nulla stesso. Mentre si dedica allo sciroppo post-neorealista consegna a occhi e critici sorpresi un film noir che ricalca il titolo invelenendo il rapporto tra falsità simonia e preveggenza. Il trionfo del traffico di segni e elementi del sacro di cui il cinema è immagine culminante. Sembra ozioso classificare i gradi di eccentricità delle diverse opere di un cineasta dello spreco molto più di quanto lo sia Visconti, infatti da Giulietta degli Spiriti (1965) a Satyricon (1969), Roma (1972),Prova d’orchestra (1978), E la nave va (1983) e Intervista (1987) “tutta la vita è immaginazione”. Ma tre titoli soprattutto danno la cifra dello spreco necessario. Il più profetico Toby Dammit (1968) dal racconto di Poe, vera e propria agenda eccessiva del Sessantotto e del cinema a venire (allo stesso modo Roma compatta tempi e spazi con fare cosmologico e privato e freudiano insieme, includendo anche tutti i cinemi possibili e già stati fino al misterioso scivolare di uno sciame di motociclisti che striano la notte del Colosseo); Il Casanova di Federico Fellini (1976) incubo kafkiano del più kafkiano dei grandi registi, capace di sconvolgere il Settecento in ucronia di devastante oscurità (vicino in molti tratti a 2001: Odissea nello spazio, film per il quale Fellini ha sempre manifestato la sua ammirazione); Il viaggio di Mastorna, film mai realizzato rimasto per decenni ombra e tentazione di un film che non voleva farsi e che infatti per superstizione o per delusione non si fece mai nonostante bagliori neri saltino fuori a ogni punto dello spazio felliniano. Un tocco “kafkomico” è la morte, la fine del tragitto terrestre che arriva dopo un mese e mezzo di sospensione nel coma in ospedale. Alle esequie in Campidoglio accanto al feretro stette fino alla fine una coppia di carabinieri in tenuta di gala in attesa probabile di un Pinocchio da inseguire. “Sono autobiografico anche quando parlo di una sogliola”.

Prosegue oggi, e durerà per tutta la pausa estiva della programmazione di alfabeta2 , l’anticipazione a puntate di un testo sul cinema di Lorenzo Esposito ed enrico ghezzi, che verrà pubblicato – col titolo kafkiano Il film più vicino – il prossimo autunno: nel quarto volume, dedicato al Tempo pieno , dell’” enciclopedia delle arti della modernità” diretta per Electa da Achille Bonito Oliva . Nel volume le trentadue “variazioni” saranno precedute da un dialoghetto fra i due autori, dal titolo À rebours . Ringraziamo gli autori e l’editore per il permesso accordato a questa anticipazione.

A.C.

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