Lorenzo Esposito, enrico ghezzi

La licenza raccontata e filmata in The Clock (L’ora di New York, 1945) di Vincente Minnelli è tutto fuorché licenziosa. Il tempo minacciato della guerra a sua volta incombe in forma di consacrazione nella distanza del maleficio urbano. Nascosto nei capolavori minnelliani The Clock ne è la chiave, quella che permette agli attori e noi di guardare in cielo i grattacieli e gli altri edifici di cui si va adornando New York. In basso una camera da letto ospita il mattino in un risveglio di delizia dove una colazione a letto sancisce l’happy end meglio di qualunque spot pubblicitario. La grazia benedice la scommessa di Minnelli che permette al cinema di trovare a caso l’istante che parrebbe perduto nella ripresa della macchinazione filmica. L’incanto sembra finito. La guerra, distruzione del tempo, si accoccola in effusioni e sguardi che sembrano arrivare da una futura nouvelle vague o dagli orologi infranti della comune di Parigi o da un set di Marlen Khutsiev (forse non avverrà mai, si sbrighino gli amanti benedetti, prima che scoppi la pace).

Prosegue oggi, e durerà per tutta la pausa estiva della programmazione di alfabeta2, l’anticipazione a puntate di un testo sul cinema di Lorenzo Esposito ed enrico ghezzi, che verrà pubblicato – col titolo kafkiano Il film più vicino – il prossimo autunno: nel quarto volume, dedicato al Tempo pieno, dell’”enciclopedia delle arti della modernità” diretta per Electa da Achille Bonito Oliva. Nel volume le trentadue “variazioni” saranno precedute da un dialoghetto fra i due autori, dal titolo À rebours. Ringraziamo gli autori e l’editore per il permesso accordato a questa anticipazione.

A.C.

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