Lorenzo Esposito, enrico ghezzi

Che cos’è dunque il tempo? In Cartesius (1974) Roberto Rossellini lo considera una durata anti-storica. Non una ricostruzione, ma una forza uguale e contraria. Da una parte la realtà storica (le parole di Cartesio), dall’altra la realtà soggettiva (la cosiddetta didattica a partire dalle parole di Cartesio). L’inquadratura diventa così un sistema intricatissimo di aperture e contrazioni, d’improvviso un primo piano, inatteso un dettaglio, tutto d’un tratto la verità, che non è più la Storia, né il tempo storico, ma Tempo, il farsi sbrindellato e disseminato di ciò che è vero. Il cinema (né un’arte né una tecnologia, come dice Godard) per Rossellini sembra possedere la giusta non scientificità per condensare la girandola storica di smemoratezze e rivoluzioni. Cinema mai più ripetuto, film che non ha più bisogno del cinema e del filmare, si dava e si dà ovunque, origine e stimolo d’ogni intenzione o aspettativa, nouvelle vague, underground, isolata telecamerina, singola rivendicazione di metodo. Non più immagine, ma l’immagine che da qua è riuscita a giungere al di qua, non più immagine della, ma realtà. In fondo Rossellini diceva una cosa semplice. Cos’è la realtà? Null’altro che l’inganno che la vorrebbe tutta neorealisticamente da filmare quando invece è già tutta filmata e rifilmata. Eppure la filma, dubitando però (alla maniera di un Walter Benjamin del cinema) della consistenza stessa delle cose. Sospettando, come Rivette, anzitutto del cinema stesso e di chi lo crede illustrativo, rappresentativo, figurativo, stilistico, addirittura posteriore alle cose. E al contrario affrontando, fino a depotenziarlo in un bellissimo nuovo stato degli elementi, tutto ciò che nel cinema le anticipa o vorrebbe precederle (dalle sceneggiature al lavoro pur necessario sul set). Un portatore di tempo allora è colui che affronta lo spazio pauroso della quotidianità media del vedere innestandosi senza timore nella banalità di tutto ciò che sempre sfugge all’occhio, e non nella direzione di un vedere assoluto ma alla ricerca del naturale accordarsi della visione a ciò che resta nell’ombra. Né più tempo né più spazio ma lotta dell’occhio per la sua sopravvivenza, materiale da lavorare, da arroventare, da sospendere. Come il ferro, come le nuvole, come la storia, come un semplice girar di testa.

Prosegue oggi, e durerà per tutta la pausa estiva della programmazione di alfabeta2 , l’anticipazione a puntate di un testo sul cinema di Lorenzo Esposito ed enrico ghezzi, che verrà pubblicato – col titolo kafkiano Il film più vicino – il prossimo autunno: nel quarto volume, dedicato al Tempo pieno , dell’” enciclopedia delle arti della modernità” diretta per Electa da Achille Bonito Oliva . Nel volume le trentadue “variazioni” saranno precedute da un dialoghetto fra i due autori, dal titolo À rebours . Ringraziamo gli autori e l’editore per il permesso accordato a questa anticipazione.

A.C.

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