Lorenzo Esposito, enrico ghezzi

Dziga Vertov si scelse da sé il nome col quale è passato e/o ahinoi è sfuggito alla storia (posto che essa si dia al cinema). Vertov, il filmatore. Vertov, fratello del Boris Kaufman supremo illuminatore o illuminato (è lui a filmare l’opera di Jean Vigo e più tardi negli Stati Uniti quattro film di Elia Kazan: On the Waterfront (Fronte del porto, 1953), East of Eden (La valle dell’Eden, 1954), Baby Doll (La bambola viva, 1955) e Splendor in the Grass ( Splendore nell’erba, 1961). Vertov, portatore di cinema parallelo fino a toccarsi con le parole di Vigo ai cineclub anch’esse rivendicanti una sorta di secondarietà del cinema e dell’arte (dicevano: siamo portatori di cinema, trasportiamo questa macchina che non conosciamo neanche bene perché il cinema si possa fare). Tutto il cinema di Vertov è immenso e minimale, l’uomo con la macchina da presa infatti. Autoingannandosi sulla forza propagandistica del cinema, ingenuo fino alle lacrime nell’entusiasmo con cui il suo cinetreno richiamava e pluralizzava il cinema della verità (kino pravda). Un cinema mai all’altezza del proprio desiderio e ancor meno delle domande o delle aspettative dei committenti. Di scacco in scacco Vertov modella su scala sovietica una sorta di citizen kane dell’avanguardia come grande catalogo della memoria. Al rigore dei burocrati reagisce sguinzagliando le sue troupes per trovare il mondo già filmato, la sesta parte del mondo, un cinema degli elementi che solo Terrence Malick si assumerà poi il compito di ricaricare. La sala è vuota, le sedie cominciano a muoversi sotto il peso e i movimenti degli spettatori invisibili, una delle scene più potenti di Chelovek s kino-apparatom ( L’Uomo con la macchina da presa, 1929). Vertov è il primo che fa “girare” la testa (oltre che a noi spettatori e ai frati del rosselliniano Francesco Giullare di Dio, 1950) al cinema stesso, filmando l’immensità interna della macchina da presa come un volo radente sulla steppa (tra John Ford, l’Ulisse di Joyce e i primi piani delle cariche schiacciati dai cavalli in ¡Que viva Mexico!, 1932, di Ejzenštejn).

Prosegue oggi, e durerà per tutta la pausa estiva della programmazione di alfabeta2 , l’anticipazione a puntate di un testo sul cinema di Lorenzo Esposito ed enrico ghezzi, che verrà pubblicato – col titolo kafkiano Il film più vicino – il prossimo autunno: nel quarto volume, dedicato al Tempo pieno , dell’” enciclopedia delle arti della modernità” diretta per Electa da Achille Bonito Oliva . Nel volume le trentadue “variazioni” saranno precedute da un dialoghetto fra i due autori, dal titolo À rebours . Ringraziamo gli autori e l’editore per il permesso accordato a questa anticipazione.

A.C.

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