Lorenzo Esposito, enrico ghezzi

Scriveva François Truffaut: “Howard Hawks vuole piazzare sempre la macchina da presa all’altezza dell’occhio umano: ha ragione, dal suo punto di vista”. Questo spazio di paurosa apertura fra l’utopia del film che filma e contiene tutto il genere umano e la tenacia e l’auto-ironia di crederlo possibile solo attraverso i tempi unici e particolari del proprio sguardo è ciò che definisce l’indefinibilità e la bellezza misteriosa e assoluta dei film di Hawks. Se il destino dell’uomo è ancora quello di dover decidere fra la bionda o la bruna (e poi magari di preferire sempre la prima), ebbene questo avviene sotto gli occhi imperturbabili di un grande cielo, che osserva il ripetersi fluidissimo e assiduo della medesima trama senza che mai si possa veramente dire di riconoscerla o che sia la stessa. Non si tratta tuttavia di sospensione di incredulità, ma al contrario di un’ilare laica disperazione che unisce insieme la malinconia e l’onnipotenza del sopravvissuto. L’eterno dramma d’amore dei sessi o l’eterno dramma dell’amicizia, fanno il paio con una mappatura forsennata del mondo fatta di tragiche evoluzioni aeree, treni che tagliano in due il secolo, donne bagnate da piogge di diamanti, mandrie di bisonti impazziti, automobili che tracciano ventosissime circolari linee rosse. Eppure Hawks non è propriamente un classico, o meglio incarna quella classicità vera, fatta non di (cosiddetto e supposto) assoluto ma di tutto ciò che con impercettibile determinazione e grazia continuamente la incrina (il western anti-elegiaco, la commedia cubista, il dramma del film di guerra e la guerra del melodramma, tutto fa parte dello stesso grande duro crepuscolo) e di cui lentamente si è smarrita la concezione e il senso. Un classico non è colui che vuole fare un bel film, ma chi si prende il rischio del racconto impossibile della vita così com’è, facendo alla fine i film più belli mai fatti.

Prosegue oggi, e durerà per tutta la pausa estiva della programmazione di alfabeta2 , l’anticipazione a puntate di un testo sul cinema di Lorenzo Esposito ed enrico ghezzi, che verrà pubblicato – col titolo kafkiano Il film più vicino – il prossimo autunno: nel quarto volume, dedicato al Tempo pieno , dell’” enciclopedia delle arti della modernità” diretta per Electa da Achille Bonito Oliva . Nel volume le trentadue “variazioni” saranno precedute da un dialoghetto fra i due autori, dal titolo À rebours . Ringraziamo gli autori e l’editore per il permesso accordato a questa anticipazione.

A.C.

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