Lorenzo Esposito, enrico ghezzi

Non sempre debitamente riconosciuto in quanto tale, di tutta una generazione Jacques Rivette è il cineasta che nel corso degli anni ha con più tenacia tenuta alta l’urgenza di pura rimessa in circolo del cinema. Non lontano da Raúl Ruiz, con il quale ha più volte intrecciato le strade (da Le jeu de l’oie, 1980, a Ne touchez pas la hacheLa duchessa di Langeais 2007), non ha mai deviato dal progetto di paranoica semplicità che si prefiggeva, attraverso carte territori universi e universi di complotti, un’unica grande ricostruzione spazio-temporale del mondo (cosa che d’altro canto lo riavvicina a Éric Rohmer e Chabrol: la mappa non è il territorio). Non è tuttavia un caso che non se ne veda il ruolo nevralgico, dal momento che questo forse comporterebbe una riflessione sulla cosiddetta politique des auteurs e sulla Nouvelle Vague stessa, tale da mostrare che è proprio la cosiddetta nuova onda ad avere per prima e definitivamente incrinato il concetto d’autore, facendone piuttosto una diramazione, una dislocazione, un tourbillon ininterrotto di invenzioni, analogie, ritorni, accostamenti, tradimenti (dai tempi in cui si criticava l’ultimo Truffaut – non a caso anch’egli, come Ruiz e Rivette, fervente seguace di Balzac, scrittore che complottava contro la scrittura – perché troppo sceneggiato, senza comprenderne l’assoluta indistinzione che perseguiva fra testo e oggetto d’amore, all’attuale struttura monolitica del sistema d’autore propagandato dalle miriadi di Festival del cinema, il passo è facile). Rivette è quello che nella sua famosa teoria dell’abiezione datata 1961 poteva scrivere: “l’autore, questo male necessario”. Altra cosa perciò è il suo tentativo di documentare la storia dell’immagine nell’atto stesso della sua automatica dilazione e separazione, individuando semmai proprio nell’idea di film il complotto stesso da scardinare o mappare, e quanto più costruisce teorie e alza barricate d’autore, tanto più circuirlo, sabotarlo, sfidarlo a duello.

Prosegue oggi, e durerà per tutta la pausa estiva della programmazione di alfabeta2 , l’anticipazione a puntate di un testo sul cinema di Lorenzo Esposito ed enrico ghezzi, che verrà pubblicato – col titolo kafkiano Il film più vicino – il prossimo autunno: nel quarto volume, dedicato al Tempo pieno , dell’” enciclopedia delle arti della modernità” diretta per Electa da Achille Bonito Oliva . Nel volume le trentadue “variazioni” saranno precedute da un dialoghetto fra i due autori, dal titolo À rebours . Ringraziamo gli autori e l’editore per il permesso accordato a questa anticipazione.

A.C.

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