Lorenzo Esposito, enrico ghezzi

Nella storia del cinema continuamente reimmaginata, scardinata e di nuovo rotante intorno e attraverso lo spazio illimitatissimo del fotogramma nero che giace in attesa all’interno dell’occhio, Kubrick pone Max Ophüls come esatto opposto a quello di Charlie Chaplin. Ophüls, ovvero l’ossessione della danza, del movimento a tutti i costi non solo nell’esplicitezza diLa ronde (Il piacere e l’amore, 1950), Le plaisir (Il piacere, 1952) e di quasi tutti i suoi film, ma anche nel caso in cui il movimento è affidato e figurato nello sguardo rapinoso di un falco messaggero – vedi The Exile (Re in esilio, 1947). Figura abissale di una situazione costante che non ha più bisogno di (far) vedere e che anzi esibisce il tentativo scardinante di dare fisicità a tutte le angolazioni e geometrie possibili a favore di un lib(e)rarsi e di separarsi dall’inevitabile costrizione dell’inquadratura. Il film diventa allora l’ombra del vedere, l’involarsi dentro la visione stessa.

Prosegue oggi, e durerà per tutta la pausa estiva della programmazione di alfabeta2 , l’anticipazione a puntate di un testo sul cinema di Lorenzo Esposito ed enrico ghezzi, che verrà pubblicato – col titolo kafkiano Il film più vicino – il prossimo autunno: nel quarto volume, dedicato al Tempo pieno , dell’” enciclopedia delle arti della modernità” diretta per Electa da Achille Bonito Oliva . Nel volume le trentadue “variazioni” saranno precedute da un dialoghetto fra i due autori, dal titolo À rebours . Ringraziamo gli autori e l’editore per il permesso accordato a questa anticipazione.

A.C.

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