SUPERCONNECTED: In dialogo con Chiara Bersani/ Marco D'Agostin e Massimo Furlan from Centrale Fies on Vimeo.

Dal 21 Luglio ha preso il via Supercontinent, la XXXVII edizione di Drodesera Festival a Centrale Fies. Per la direttrice artistica Barbara Boninsegna e il co-curatore Filippo Andreatta “Supercontinent è un ecosistema da esplorare dove la complessità non viene letta come disvalore che ne allontana una lettura collettiva, ma permette invece di trattare tematiche o necessità attuali senza dimenticare la potenza della ricerca che sta nel mezzo, nella pratica artistica che genera addizioni e sottrazioni, per farsi segno e presentarsi al pubblico senza rinunciare a immaginare nuove destinazioni a cui approdare.”

Cavalcando l'interesse di Drodesera per gli incroci e le interferenze, abbiamo messo in relazione gli artisti e chiesto loro di porsi delle domande. La prima delle interviste realizzate per Alfabeta2 è quella tra il duo Chiara Bersani/Marco D'Agostin e Massimo Furlan.

Chiara Bersani/Marco D'Agostin sono due artisti italiani attivi nell'ambito delle arti performative, con alle spalle diversi anni di formazione nel campo delle arti visive e di ricerca teatrale. La loro relazione si muove tra amicizia e collaborazione, definendosi parte di un collettivo invisibile. Si sono incontrati sul palco in diverse occasioni, come lo spettacolo The Family Tree (2012) e la performance Good Night Peeping Tom (2016). La loro prima co-creazione è stata The Olympic Games, co-prodotta da K3 | Kampnaghel e BeSpectACTive!

L'opera presentata a Drodesera è Formazioni, concepita come un luogo di incontro tra un astrofisico, due artisti e un gruppo di giovani sportivi locali. La performance mette in relazione il movimento entropico che caratterizza la crescita e l'espansione dell'Universo e quello dell'essere umano, emblematicamente rappresentato dall'inarrestabile irruenza del mondo adolescenziale. Due sistemi apparentemente distanti che trovano radice comune alimentandosi del disordine. Il risultato di questo dialogo è una riflessione sul cosmo, la squadra, e i desideri individuali, intesi come galassie governate da leggi fisiche misteriose. Le regole alla base di ognuno di questi sistemi costituiscono il cuore della performance, una verifica del loro movimento, comune o discordante.

Massimo Furlan è un artista attivo nell’ambito delle arti visive e performative. Numero23.Prod è la

sua compagnia, che si contraddistingue per l’esplorazione di un territorio multidisciplinare, grazie

alla simbiosi tra coloro che la compongono - persone che arrivano da vari campi artistici. Per la realizzazione di progetti di diversa natura artistica, Furlan e la sua compagnia sono legati a molte organizzazioni internazionali. Per Hospitalités, lo spettacolo proposto in questa edizione di Drodesera hanno collaborato con l’Organizzazione non-profit Cie LagunArte, fondata da Kristof Hiriart con lo scopo di promuovere progetti artistici e musicali curandone la creazione, la produzione, la pubblicazione e la trasmissione.

Hospitalités nasce da una residenza di Furlan nel piccolo villaggio a vocazione turistica, La Bastide Clairence. L’artista, invitato da Kristof Hiriart, intervista gli abitanti e articola con loro un progetto di ospitalità per i migranti che da una parte consente a questi ultimi di trovare dimora, dall’altra contribuisce a far abbassare i costi degli immobili del villaggio, giovando dunque alla comunità locale. Questa esperienza confluisce in scena insieme ai racconti degli abitanti di La Bastide, dal macellaio del paese, al maestro in pensione, dagli artigiani, al vecchio e al nuovo sindaco, le loro storie diventano motivo di confronto con lo spettatore e stimolo di riflessione sul concetto di ospitalità.

Le video interviste sono curate da Dalila D'Amico, Marta Federici e Chiara Pirri all'interno del progetto Superconnected promosso da Centrale Fies. Super-connected è un archivio di memoria che ha del variegato “continente” ritagliato dal Festival Drodesera XXXVII che ha l'obiettivo di ampliare i punti di vista, ibridare i ruoli tra artista e critico, lasciare che le interpretazioni nascano dal dialogo. Le domande proposte infatti, sono pensate in parte dalle curatrici e in parte dagli stessi artisti coinvolti.

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