Lorenzo Esposito, enrico ghezzi

Chiusi o aperti che siano gli occhi, ovvero sempre entrambi nello stesso spazio (tempo), Kubrick si misura ogni istante con tutto lo spazio di cui può alluderci il cosmo, uscendo dal tempo senza esservi mai entrato. In Fear and Desire (Paura e desiderio, 1953), altro titolo doppio di opposti, Kubrick si propone come passeggero inane dell’astronave Discovery a ogni istante del viaggio, viaggio fermo e infatti contenuto figurativamente dopo l’inizio da prima della storia. L’attesa attonita e estenuante in 2001: A Space Odissey ( 2001: Odissea nello spazio, 1968) manifesta un’assoluta ignoranza, stipando migliaia di anni e di visioni in una visualità da telefilm d’epoca minimo e minimale. Tutto può essere oltrepassato senza finire. La frequenza dell’occhio wide/shut è la stessa dello sbatter d’occhi a bordo della Discovery, pone ogni apparenza a servizio di una volontà leggero/pesante di sapere volere danzare dove la conoscenza è pura stupefazione e Hal 9000, il robot troppo (poco) umano, lascia tutti e tutto nella situazione dell’uomo-arco, David Bowman, che scoccando la freccia sconta il rischio assoluto di trovare e inchiodare se stesso, tutti lì e il cinema con tutti sull’orlo della caverna che attrae e lascia cadere, delude senza illudere, con il piede indeciso se entrare. Il proprio dell’umano risulta essere l’esitazione da “schermo colle”, non tanto la scelta razionale o irrazionale, ma paura e desiderio nel percorrere il crinale (per esempio vita/morte o veglia/sonno), inizio e fine di un cartesianesimo quasi rutilante. Il sogno è sempre almeno doppio, si specchia in se stesso, e questa vaghezza, questa mossa a vuoto è quella del fantasma che ci investe nell’atto stesso in cui ci indossa. L’occhio non vede quello che vede. No trespassing.

Inizia oggi, e durerà per tutta la pausa estiva della programmazione di alfabeta2, l’anticipazione a puntate di un testo sul cinema di Lorenzo Esposito ed enrico ghezzi, che verrà pubblicato – col titolo kafkiano Il film più vicino – il prossimo autunno: nel quarto volume, dedicato al Tempo pieno, dell’enciclopedia delle arti della modernità” diretta per Electa da Achille Bonito Oliva . Nel volume le trentadue “variazioni” saranno precedute da un dialoghetto fra i due autori, dal titolo À rebours . Ringraziamo gli autori e l’editore per il permesso accordato a questa anticipazione.

A.C.

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