Alessandro Sarti

Morte ai vecchi di Bifo-Geraci è un romanzo sul controllo. Sul controllo sociale, ovviamente, ma prima ancora sul controllo del sensibile. O meglio sul controllo sociale attraverso il controllo del sensibile.

Il romanzo racconta la storia di gruppi di ragazzi che si trovano ad avere sottopelle un chip con il quale si scambiano messaggi. I messaggi controllano i loro comportamenti seguendo le dinamiche di un sistema complesso e gli fanno commettere le azioni più efferate.

Bifo-Geraci hanno elaborato in forma letteraria quella che possiamo chiamare cultura della complessità, in particolare la cultura che si fonda sulla swarm intelligence, l’intelligenza di sciame.

Una buona rappresentazione dell’intelligenza di sciame è quella che vediamo nelle dinamiche dei grandi sciami di uccelli che la sera tracciano nel cielo delle figure apparentemente fluide e sempre diverse. Queste figure sono in realtà generate da delle relazioni differenziali completamente codificate, che possono essere riprodotte in algoritmi e rimesse in scena con simulazioni numeriche. Si tratta quindi di una fluidità apparente, ma in realtà assolutamente controllata.

Il controllo diventa così invisibile e la pelle diviene il suo nuovo territorio. È la pelle che genera contemporaneamente il corpo e il mondo. È la pelle che per vibrazione separa il flusso eterogenetico, schizoide, caosmotico, vitale nelle forme salienti del mondo e nelle forme pregnanti del corpo. Nel libro di Berardi-Geraci questa vibrazione è fisicamente bloccata ed è sostituita dalla codificazione algoritmica. Non importa da dove questa codificazione proviene, probabilmente non proviene da nessuna parte.

Ciò che importa è che da questo controllo dell’interfaccia tra il corpo e il mondo sono generate «al di fuori» le dinamiche di swarm che portano ai raid di squadrismo assassino che ritmano le pagine del libro e «all’interno» sono generate le inutili fughe psicochimiche con cui i personaggi cercano ossessivamente di liberarsi dal controllo e che si rivelano anzi funzionali ai dispositivi stessi. L’allucinazione psicotropa non riesce qui nel suo tentativo di liberare il corpo dalle proprie strutture e rimane impigliata in un rito ossessivo, deprivato di ogni potenza liberatoria.

Nei personaggi di Morte ai vecchi la soggettivazione è bloccata nel suo nascere dai dispositivi di tecnocomunicazione che impongono la loro sintassi alle dinamiche vibrazionali della sensibilità. Il controllo non passa più attraverso la fruizione cosciente di una soggettività sviluppata, come nella società dello spettacolo di Guy Debord. E nemmeno la soggettività è qui sinonimo di una potenza vitale impersonale, come nel corpo senza organi di Artaud-Deleuze, che si è lasciato alle spalle le strutture dello psicologismo borghese ma che si è dotata di una nuova potenza creatrice.

Si potrebbe dire invece che la soggettività dei giovani di cui scrivono Bifo-Geraci è il trionfo dell’anonimato, è frutto del blocco di ogni possibilità di soggettivazione. Tutto lo spazio virtuale della creazione è stato codificato e tutto il divenire è già pre-visto. Nel regime della governance del sensibile il soggetto è annullato e assente perché il regime di verità numerica impone un anonimato.

È lo spaccato di un mondo a venire che vive della sola ripetizione senza variazioni e in cui non è più possibile generare forme nuove. Il piano di plasticità del virtuale, luogo delle differenze intensive e generatore delle infinite dinamiche è stato occupato da dispositivi tecnici che rimettono in scena di volta in volta le stesse forme. Siamo nell’impossibilità di suscitare eventi, per piccoli che siano, che sfuggano al controllo, cioè siamo nell’impossibilità di produrre effetti di eterogenesi.

Il romanzo si ricollega alla vicenda letteraria del Cyberpunk per la velocità di scrittura e per l’anti-umanesimo radicale: non senza una punta di compiacimento, la grande macchina ha il sopravvento sull’umanità (borghese). I vecchi assistono impotenti, forse anch’essi vittime di un blocco dell’immaginazione ed esausti dall’aver troppo immaginato nel passato. Se in William Gibson l’umano viene scartato dalla macchina come rumore, nel romanzo di Berardi-Geraci i vecchi rimasti umani esplodono (per sbaglio) col membro eretto dalle pillole di Viagra.

Insomma Morte ai Vecchi è un libro divertente, inquietante, a tratti visionario, che si salva dal cinismo solo grazie a una dose notevole di humour, e che ha fatto proprio e se possibile moltiplicato il motto di Bruce Sterling: «il cyberpunk non ha inventato nessuno scenario, lo ha solo riflesso».

Bifo, Massimiliano Geraci

Morte ai vecchi

Baldini & Castoldi, 2016, 316 pp., € 16

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