Michaël Batalla

Traduzione di Andrea Inglese

14 studi per un universo
(frasi)

Prendi tempo, in un tempo, vado sopra, lui grida nelle orecchie, un canto, il tempo d’una sola voce, nell’opera cantata, facilmente, facilmente, le spalle, opera, operano, le mani, l’uno e l’altro nella stessa opera, l’incontro, una luce in tutte le opere, ora, l’incontro, una luce in tutte le opere, grande, grandezza, luminosità, ancora ancora, canta, tu canti, vibra il timpano, vibra un’opera e una durata e un senso, domani, domani, sarà interamente cantato, tutte le orecchie, tirano una riga, vibrazioni, le note, porto un’opera, vieni da, vieni, ero, la luce del cielo proiettata lungo il muro di pietra, ramoscelli, il fuoco, fare del caffè in barca, lentamente lentezza molto lentamente, doloroso, tuffo, un solo utensile.

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Anni, torni in treno, cancella, di solito gli occhi, rimani, c’è un grande corvo ballerino, una neve, la terra cruda dopo il passaggio di un veicolo, in alto, annotata molto precisamente sulla superficie, il sentiero costeggia il canale, trascrivo il suono di una noce che cade nelle erbe curve, nella parte sinistra del quadro, una lunga nota alta, una pressione, le voci trattenute, unicamente, il compositore, un popolo che scambia la febbre per una radura, guardiano, la terza apertura, il filo, tu sai dove devi andare, i frantumi di conchiglia nel cavo della mano, avanza malgrado la morbidezza del suolo inzuppato dopo un temporale, rimbalzo, i pezzi di fossili le schegge d’obice e i frammenti di gessi.

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Andremo mai a ispezionare il condotto del baratro, indietreggiando verso la benna, la polvere irritante della mietitura, inghiottendo una grande tazza di latte appena munto, quanti fiori possono ben esserci sotto la lamiera che è appena caduta dal tetto, dormi, io penso alla tanica di benzina, nelle città che non conosco, dietro gli edifici, entro in ogni cortile, ci sono dei gruppetti d’uomini che parlano la mia lingua.

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Grandi pezzi della mia vita, rotazione di una betoniera d’un camion che trasporta cemento, la facciata dell’università, granulati, abbiamo completamente cancellato il disegno, freddamente, le biglie, le immagini, l’odore infetto delle latrine di scuola, il battito, una forza è nelle cose, tu ripeti per tre volte la stessa parola, gli allievi scendono le scale, i larghi gradini in legno grigio, una pallina da tennis in mezzo alle piante, gioia, avanzo sotto il colpo che un ubriaco vuole affibbiarmi, nebbia densa di cui speriamo prossima la dissipazione, questo compasso di carpentiere, tu non sembri sensibile al freddo.

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Nessuno ha voluto piegare i panni, in una piccola scatola blu e nera ci sono diverse migliaia di fermagli, tre secchi incastrati uno nell’altro, fogliame, sarai capace di ritrovare il cammino, la città è una schiarita, strumentista, sento il corpo del musicista, passato, bambino, un campionato, l’età sulle mani, bellezza, felicità, spingiamo una moto gialla di marca italiana, un vecchio sardo parla, osservo i meccanismi sotto l’involucro del convoglio della metropolitana, buoni risultati in tecnologia, nell’armadietto, un comparatore rubato in laboratorio, le antenne convergono, due spaniel bretoni, i concorrenti sono coperti di fango.

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La soluzione è all’interno, un po’ più tardi, la soluzione verrà dall’interno un po’ più tardi, si trattiene, gola, un insieme, io mi ascolto dire una sciocchezza a proposito della prima intifada, dei programmi di programmazioni di informazioni, arthur rimbaud è un tipo delle ardenne, la strada, un metro a nastro lungo otto metri, una mosca si è annegata nel bicchiere di vino rimasto fuori durante la notte, i bambini stanno per rincasare, limite, una sedia scivolosa, azione, un principio è un principio.

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Licenza, tredici poesie topografiche evocano l’algeria, all’epoca era un magnetofono in foto dentro una rivista, nessuno ha mai ritrovato la vite, non ho voluto andarci, eravamo l’uno sull’altro sul prato, la colonna delle spese del bilancio preventivo è stata volontariamente forzata, un topo vivo nell’aspiratore, tagliacarte, le opere complete, una specie di cartelletta di cuoio piena di carte da visita, ho una faccia, certi ricordi non vogliono venire, capezzoli, una pila di manoscritti, il primo fluo fu il giallo per quello che mi ricordi, resta un solo francobollo, piccoli mucchi di grasso carbonizzato sulla griglia, un coniglio, tu hai una bella pinza tagliente, su F e su J.

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Non è la prima volta, un giorno non sopporterò più né la parola poesia né la parola libro, i nervi, l’esasperazione, l’antidoto, l’argomentazione, tutte le registrazioni, ciò che scivola molto, demagogicamente, una conversazione con tre persone in una stanza sul tema del tabacco, ho detto a una donna che il mio cervello funzionava correttamente, un sentiero tra i rovi, tocca, rumore di cassetti, qualcuno pone una domanda idiota, quando ho letto il fedone ho pianto alla fine, un paio di forbici hanno qualcosa di minaccioso, rinnovare il contrassegno del parcheggio, nei dintorni.

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Il crepitio della verità, o ancora, un’applicazione, tu confischi le provette, il pallone è caduto, color verde, banco, c’è stato un colpo di vento e la finestra si è chiusa bruscamente, decifrazione, riparo ombreggiante, filosofo, bevendo acqua in macchina su un’area di sosta autostradale, l’europa, l’altimetro, comincio a sentire l’infinito, un minuscolo punto luminoso che a volte lampeggia, strizzare gli occhi, non ho animali, i metronomi, felice improvvisamente, mentre sul parcheggio del supermercato la madre del ragazzo riporta la chiave dell’armadio delle bottiglie di gas dimenticata a casa dal figlio, non mi sono accorto di niente, il problema è che non ci starà mai in una busta, e si passano due ore a cercare un coso.

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A partire dalla metà la cadenza rallenta, una parola è propria, l’abbagliamento, ogni pelo getta un’ombra molto sottile che si confonde alla trama delle rughe, diminuiscono a mano a mano che la poesia è eseguita, non c’è alcun dubbio sul fatto che diverse centinaia, direi volentieri, dare, un giunto di culatta, la forma di questo sesso è perlomeno strana, fra tre settimane il silenzio ritornerà, un’accelerazione, gli autostoppisti temono di farsi falciare come grano, in una bottiglia di vetro capto un litro d’acqua di una fonte dell’Ardèche, guida come un pazzo, finalmente, ci siamo tutti ritrovati, tu avresti preferito, un gioco al massacro, le poesie giovanili di pier paolo pasolini, tutte le spiagge del mondo, noi viviamo.

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H, illusoria, apparizione della luce, l’imprecisione della penombra all’interno di questa tazza di porcellana bianca, un ordine, questa lama che contiene una cosa nera e che s’infrange ineluttabilmente, un processo, la tecnica, trovo alla fine, raggiungo, qualcuno di quelli che hanno trovato, coloro dietro ai quali corro, dietro ai quali non corro più, sono, sono davanti, avanzo adesso, ci siamo, il salto, i nomi sono inutili, non ci sono più nomi, rimpiazzo i nomi con il mio, un’euforia, l’entusiasmo, prematurazione, incubatrice, fragile, le parole, la fotografia rappresenta una chiatta nel contenitore di una chiusa trasportato su rotaia come un vagone, le tombe nella foresta sono blocchi d’acciaio posati su cumuli di detriti, un motorino arancione con delle borse di cuoio scuro, non c’è mai stata la minima automobile.

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La persistenza, a tavola, un raduno di commensali sanguinolenti, lacrima, la marna scorre sempre, in fondo alla chiesa accanto a una donna per le esequie di una donna, due madri, una madre è morta e una madre è viva, amico mio, tu sei mio amico, sono venuto per gli addii, tu sei triste, noi piangiamo, come si chiama questa strada, appena, una riunione di lavoro fosforescente, diversi, i bar della città durante la giornata lavorativa, cerco una baggianata da portare a mia figlia, tu non sai, principe, due piccoli buchi rotondi in un foglio A4, questi alberi sono dei castagni, noi finiremo inevitabilmente per andare in palestra.

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Lei ha disobbedito, un cazzo e un’abazia formano un’immagine, febbraio, mi lasci mangiare una fetta di camabert prima di telefonare, abbiamo, ho ricevuto un libro dal brasile i cui autori sono augusto de campos décio pignatari e haroldo de campos, da ieri i miei oggetti non hanno mutato colore, presentazione, preferenze, l’ora, 13, mi restano diversi posti dove andare, un cerchio arancione circonda una E blu, la virgola, non voglio scrivere una lista di formaggi, vi ringrazio di avermi avvisato, l’edera invia un ramo in ricognizione, le piante investigano, noi diamo forma ai metalli e ai materiali, gli eserciti non usano più la catapulte per fare la guerra.

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Bene, l’accavallamento degli incisivi inferiori, l’uomo sistemato vicino alla finestra solleva bruscamente la testa, il suono del sassofono è simile a volte a quello della voce umana come il suono che certi animali emettono, del cuoio, lire la stampa quotidiana, ho lasciato una parola nel buco, i miei allievi e le nuvole, noto un oggetto che non mi appartiene sul mio tavolo da lavoro, di tanto in tanto, il mercoledì è un giorno difficile, nel 1999, battibecco in un bar per una canzone reazionaria, tra le generazioni, meno più meno, a atene c’è un suolo, la buona tecnica per strappare le erbe di passeggiata, bevuto, si può dire di questo verso, è davvero troppo, ringrazio gli avventurieri di tutte le epoche e di tutte le civiltà, ho sentito, l’orologio è vecchio quanto i muri, il mio posto vicino alla vecchia cassa, una valigetta posata ai miei piedi, strano tipo, acne, ragno, per lasciare il controllo, non sono un imbecille, dice qualcosa che non c’entra niente nel mezzo della conversazione.

Da Poésie possible, Nous, Caen, 2015.

Da più di vent’anni, collaborando regolarmente con diverse istituzioni (Maisons de la poésie, cipM, BipVal, Permanences de la Littérature, DRAC et Rectorats, CRIDF), Michaël Batalla è attivo sul fronte della creazione poetica. Dal 2002 al 2013 ha diretto la collana expériences poétiques per l’editore Le clou dans le fer, una parte del cui fondo è stato donato al Centre international de poésie Marseille nell’ottobre del 2016; dal 2000 si è impegnato nella pedagogia della creazione poetica attraverso laboratori di scrittura; ha insegnato presso l’École spéciale d’architecture, a Parigi, dal 2010 à 2015. Recentemente, per la compagnia Éolie Songe, ha scritto il libretto dello spettacolo musicale Aganta Kairos. Nel febbraio del 2016, Jacques Bonnaffé ha dedicato al suo libro Poésie possible del 2015 una settimana della sua trasmissione « J. B. lit la poésie » su France Culture.

Poésie possible – éditions NOUS, Caen, 2015
Poèmes paysages maintenant – Jean-Michel Place, (postfazione di Michel Collot), Paris, 2007
il vient – le Clou dans le fer, Reims, 2002, 2005

CONCRETE – 12 poesie, trad. inglese di Jennifer K Dick – edizione bilingue, éditions DAMDI, Séoul, 2010
Autour / Around – 20 poesie, trad. inglese di C. Marchand-Kiss – edizione bilingue, fotografie di Benoît Fougeirol, d’ici là éditions VMCF, Paris, 2010

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Interférences: pezzi mensili di taglio e tema variabilissimi, ma accomunati da interazioni (anche inattuali) con fenomeni francofoni e francesi di società, arti e scritture.

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