Paolo Carradori

  • Gianluigi Trovesi – Umberto Petrin

Twelve Colours and Synesthetic Cells” (Dodicilune)

Questo è un lavoro che riesce a centrare il magico equilibrio tra rigore estetico e libertà espressive. Thinking of Alexander Skrjabin cita il sottotitolo, infatti il compositore russo è il grande ispiratore, o più semplicemente il pretesto per un percorso immaginifico, delicato, quasi sottovoce, colmo di colori, sfumature e guizzi ritmici. Trovesi e Petrin si portano dietro storie e percorsi musicali importanti, la comune curiosità verso linguaggi diversi, progetti condivisi. Una profonda conoscenza personale che permette loro di raggiungere notevoli livelli di interazione nel pieno rispetto dell’ascolto reciproco. Oltre ai brani legati ai preludi nelle dodici improvvisazioni ispirate alla tabella sinestetica, dove il compositore russo elabora un possibile legame tra lo spettro di colori e l’espressione musicale, i due improvvisano con una capacità sottrattiva unica che ci trasporta nel cuore del fascinoso misticismo skrjabiniano.

Gianluigi Trovesi alto sax, alto clarinet, piccolo

Umberto Petrin piano

  • CLAUDIO COJANIZ

STRIDE VOL.3 – LIVE” (Caligola Records)

Il viaggio di Claudio Cojaniz dentro il pianoforte jazz continua. Che nella scaletta di questo terzo volume live ci siano i Beatles (Michelle ), Umberto Bindi (Il nostro concerto), Violeta Parra ( Gracias a la vida) oltre gli irrinunciabili Monk ed Ellington come fari di luce vivida, poco cambia. E’ il jazzista che legge, interpreta materiali diversi, li affianca senza scandalo, rompe muri e steccati in un commovente percorso verso le origini. Cojaniz lo percorre esplorando con grande maestria lo stile stride in voga ad Harlem tra gli anni ’20 e ’30, superando però l’aspetto puramente tecnico-formale, trasformandolo in poetica, chiave di accesso per leggere contesti diversi e lontani. Lo aiutano i riverberi unici di uno Steinway&Sons B-211 del 1890. Una piacevole ricerca che conferma una profonda cultura pianistica ma lontana dal Cojaniz radicale ricercatore di qualche anno fa che in verità un po’ ci manca.

Claudio Cojaniz piano

  • PASQUALE INNARELLA QUARTET

MIGRANTES” (Alfamusic)

Per questo ultimo lavoro di Pasquale Innarella potremmo rispolverare un termine fuori moda da un bel po’: militante. Calza a pennello per un musicista che nei suoi progetti è rigorosissimo nel proporre un’idea di musica con una propria funzione sociale, di riflessione su tematiche come il lavoro, la terra, i diritti. Un jazz caldo, con venature mediterranee, lirismi passionali, ma anche strappi astratti. Innarella non specula certo sul tema dei migranti, lo fanno già in troppi di questi tempi, mette le sue ance a disposizione di una narrazione colma di colori e ritmi dove il quartetto è mirabile sia sul piano collettivo che dei soli in una notevole comunione di intenti. Nell’estensione del suono rollinsiano e nel citare il terzomondismo di Gato Barbieri il sassofonista si conferma un grande affabulatore che ci racconta storie umane bellissime ma anche tragiche.

Pasquale Innarella saxes – Francesco Lo Cascio vibraphone – Pino Sallusti double bass – Roberto Altamura drums

  • FRANCESCO PONTICELLI

KON-TIKI” (Tùk Music)

Kon-Tiki è la riprova di come il jazz contemporaneo italiano possa contare su una generazione di musicisti con ottime capacità compositive, creative e progettuali. Francesco Ponticelli da tempo si è messo in luce non solo per capacità strumentali ma soprattutto come organizzatore di suoni, di formazioni dove la sua scrittura, sempre sorprendente, venga esaltata in tutte le sue sfumature. Kon-Tiki è un caleidoscopio di ambienti sonori, a volte criptici, claustrofobici, ma anche aperti e sognanti. Una musica scritta percorsa da un flusso sonoro continuo dove a turno la formazione scrive sopra soli di notevole spessore. Il sax di Kinzelman si muove in una circolarità che toglie il respiro, il pianoforte di Zanisi è sempre alla ricerca del suono più intimo e profondo, la batteria di Morello è frizzante ma discreta quando serve. Ragazzi, avanti così!

Francesco Ponticelli doublebass and electric bass -Dan Kinzelman sax and clarinet – Enrico Zanisi piano and synth – Enrico Morello drums

  • LEO ORNSTEIN

COMPLETE VIOLIN SONATAS (Brilliant Classic)

Può anche succedere che un musicista venga ricordato più per i caratteri della propria biografia che per i valori artistici. Leo Ornstein (Kremenchuck – l’odierna Ucraina- 1893/ New York 2002) rientra in questa categoria. Emigrato a New York nel 1906 diviene pianista famoso e acclamato, riconosciuto compositore aperto alle tendenze moderniste. Ma, estraneo alla logica dello show business americano che lo promuove come grande virtuoso di scuola russa, Ornestein abbandona l’attività concertistica nei primi anni Trenta. Scomparirà completamente, la sua musica dimenticata. Solo dagli anni Settanta inizia una lenta riscoperta. In questo utile volume possiamo ammirare le Violin Sonata N°1 Op.26 e la N°2 Op.31, che ci sorprendono per lo stridente contrasto tra i caratteri tardo-romantici della prima e il cupo taglio espressionista della seconda. In Hebraic Fantasy per violino e pianoforte risaltano nella fresca cantabilità le radici ebraiche dell’autore. Una riscoperta da approfondire, portare avanti.

Francesco Parrino violin – Stefano Parrino flute – Maud Renier piano

  • XY QUARTET

ORBITE” (Nusica.org)

Coerente con una estetica, una ambientazione sonora e ritmica oramai riconoscibili XY Quartet ci offre con “Orbite”, dedicato agli eroi delle conquiste spaziali – da Gagarin a Carpenter, da Titov alla Tereshkova – un ulteriore documento di maturità espressiva. Una musica scritta, rigorosa, sghemba, dai caratteri cameristici che si apre a vie di fuga estranianti nella ripetizione, collettiva o negli a solo, di una frase, di un suono fino a perderne il senso iniziale. L’alto di Fazzini, dal caratteristico suono nasale, improvvisa, fraseggia introverso e danzante. Il basso acustico di Fedrigo disegna un substrato scuro e pulsante che il vibrafono di Tasca illumina con grappoli sonori leggeri e sognanti. La batteria di Colussi è metronomica quanto meticolosa nella ricerca timbrica. XY Quartet ci offre un jazz che sacrifica fisicità e calore, in nome di una scrittura, una estetica molto sbilanciata verso ambiti contemporanei.

Nicola Fazzini alto sax – Saverio Tasca vibes – Alessandro Fedrigo acoustic bass guitar – Luca Colussi drums

  • FRANCESCO GESUALDI

FRESCOBALDI • GESUALDO • SOLBIATI” (Brilliant Classic)

La fisarmonica di Francesco Gesualdi che scova nelle distanze stimoli creativi e progettuali, ci dimostra come le categorie antico e contemporaneo risultino fragili schemi mentali che non ci aiutano un gran che. Che è nella profondità della ricerca, nell’interpretazione, nel rifiuto di filologismi e accademismi che il musicista risalta quei valori che la rendono sempre nuova, attuale, rigenerata. La fisarmonica, strumento moderno che serba in un unico corpo strumentale risuonante tutte le caratteristiche degli strumenti a tastiera della tradizione, permette a Gesualdi di rileggere con rigore formale, libertà e ricche sfumature le partite e le toccate dei due Libri di Toccate di Frescobaldi (1615/1627) esaltandone la ricchezza dei movimenti contrappuntistici, la varietà delle situazioni musicali. Come in Gesualdo di Canzon francese del Principe (1620 circa) le luci e le ombre della trama espressionista, cromatismi, dissonanze sublimi e audaci. Immersa nella contemporaneità di Il movimento-da Gesualdo per Gesualdi – dedicatoli nel 2004 da Alessandro Solbiati - la fisarmonica esplode in un virtuosismo visionario giocando con un frammento armonico di Gesualdo, elaborato, espanso fino a trasfigurarsi in un labirinto di suoni e misteri.

Francesco Gesualdi accordion

  • ZENO DE ROSSI

ZENOPHILIA” (Auand)

Batteria, sax alto, trombone. Formazione non proprio usuale, sbilanciata sia sul piano dell’impasto sonoro che degli equilibri. De Rossi da anni ai vertici della batteria italiana con collaborazioni variegate e di prestigio con Zenophilia si butta in gioco anche come compositore. Il risultato è almeno ambiguo. Puntando su due talenti visionari come Bittolo Bon e Vignato ci aspettavamo materiali più adatti per far esprimere loro tutte le potenzialità creative. Con lunghi unisoni, fanfare, marce, ritornelli funky, De Rossi li costringe dentro spazi fin troppo delimitati. Una mini brass band. Il batterista che ha sempre amato il jazz delle origini lo trasporta nella trama compositiva dove cita spesso polifonie, intrecci dal sapore neworleansiano, giocosi ed energetici. Bittolo Bon e Vignato stanno al gioco, dimostrano tutto il loro valore, si ritagliano anche notevoli guizzi liberi (Cats, Marionette, Catfight) ma risentono complessivamente di una certa pianificazione. Un lavoro con luci ed ombre che dimostra quanto il passaggio da grande strumentista a leader-compositore risulti non automatico ma abbastanza complesso.

Piero Bittolo Bon alto sax, bass flute – Filippo Vignato trombone – Zeno De Rossi drums, percussion, whistle

***

Il Cantiere di Alfabeta è uno spazio di dibattito online e dal vivo concepito per sostenere e ampliare il lavoro quotidiano della rivista. E da qualche giorno per i soci è stato avviato un gruppo di lettura dedicato a Il selfie del mondo di Marco d'Eramo

Entra anche tu nel Cantiere di Alfabeta!

Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi