Federico Campagna

Da anni si discute se valga la pena di insegnare la filosofia nelle scuole. Di certo non aiuta a fare soldi, spesso fa passare la voglia di lavorare, quasi sempre produce soggetti difficili da integrare in società. Grazie al cielo, il Movimento 5 Stelle e i suoi alleati leghisti sono arrivati a sbilanciare decisamente il dibattito in favore degli umanisti filo-filosofi.

La questione, come tutti sanno, è quella del ‘buonismo’. La definizione stessa di ‘buonismo’ è la prova che vale sempre la pena insegnare la filosofia nelle scuole – perché per saper agire, bisogna saper parlare, e per saper parlare bisogna saper pensare.

Ma andiamo con ordine: cos’è il buonismo? Cerchiamo di analizzare filosoficamente questa strana parola che contiene un ancor più strano concetto. Per definizione, il buonismo è l’attitudine di quelli che vogliono essere buoni a tutti i costi. Di quelli che pensano che essere buoni sia il valore più grande, tale da sorpassare ogni altro interesse particolare. Ma chi sono i buoni? I buoni sono quelli che perseguono il bene. È nella parola stessa, come si dice. Quindi i buonisti sono quelli che pensano che la cosa più importante nel proprio agire sia perseguire il bene (a prescindere dalla definizione specifica di cosa sia il bene). Ma che cosa è il bene, in senso fondamentale? Il bene è la finalità dell’azione, o più esattamente è la finalità ultima di ogni agire. Insomma, il bene è la direzione generale che viene perseguita dall’agire razionale dell’uomo – ed è l’angolo specifico che consente di mettere in prospettiva tutti i diversi modi possibili di agire.

Proviamo a ricapitolare. I buonisti sono quelli buoni ad ogni costo. I buoni sono quelli che perseguono il bene. Il bene è il fine dell’agire razionale dell’uomo. Dunque i buonisti sono quelli che credono che l’azione debba seguire una direzione razionale. E quindi che cosa vuol dire il ‘basta-buonismo’ di gente alla Grillo o alla Salvini? Logicamente, e senza alcun dubbio, significa che bisogna abbandonare l’agire razionale. Che bisogna agire alla cazzo di cane, come direbbe un filosofo un po’ ubriaco. Ecco perché è importante studiare filosofia a scuola: perché ti consente di smascherare in quattro mosse le stupidaggini che abbondano sulla bocca degli sciocchi (o, più spesso, degli stronzi).

Ma facciamo un passo più in là e cerchiamo di dare una definizione filosofica anche alla posizione di chi si oppone al buonismo. La domanda è: cosa sono, fondamentalmente, Grillo, Salvini, i loro seguaci italiani e i loro epigoni internazionali?

Sant’Agostino ha dimostrato in maniera convincente che l’unica possibile definizione di male, è quella di ‘assenza o privazione di bene’. Il male non può avere una sua consistenza ontologica autonoma, ma può prendere piede solo come un buco all’interno dell’esistenza – poiché l’esistenza stessa, per definizione, è buona. Se quindi immaginiamo un’ideologia del buonismo, a cui si oppongono i ‘cattivisti’ Grillo-Leghisti, eccoci subito in mano una definizione solida e inoppugnabile. I ‘cattivisti’ non sono niente: letteralmente, incarnano il Niente, l’orifizio dell’esistenza da cui emergono gli ‘skata’, i ‘kaka’. La merda. Insomma, ecco spiegato perché bisogna studiare filosofia a scuola: per poter dimostrare in un minuto con calma e discernimento, che dire a un Grillo o a un Salvini che sono una merda (anzi, LA merda) non è un insulto ma un definizione ontologica.

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