Paolo Carradori

In un paese dove la cultura è un problema non una ricchezza, trenta anni di vita, di attività sono molti, traguardo significativo per una qualunque istituzione. Se poi l’istituzione è musicale come Tempo Reale – Centro di ricerca produzione e didattica musicale fondata a Firenze da Luciano Berio nel 1987 – progettato per indagare gli sviluppi creativi dei linguaggi legati alle nuove tecnologie, l’obiettivo risulta ancora più prestigioso.

Luciano Berio nel 1952, negli Stati Uniti con una borsa di studio, rimane colpito al Museum of Modern Art di New York dall’ascolto di Sonic Contours per “tape recorder” di Vladimir Ussachevsky. Nessun pentagramma, nessun interprete, un ingegnere elettrotecnico, un nastro preregistrato al pianoforte, qualche semplice marchingegno elettronico. Il giovane Berio, al di là della sorpresa e del carattere sperimentale dell’evento, percepisce subito, evitando i rischi di un atteggiamento feticista verso la macchina, l’importanza di quella esperienza rispetto alla prospettiva di “organizzare un discorso musicale” con i nuovi mezzi sonori a disposizione. La trasforma in pensiero musicale, la vive come una porta che si apre verso spazi nuovi tutti da conquistare. Trasporterà quegli stimoli, in stretta collaborazione con Bruno Maderna, nelle ricerche presso lo Studio di Fonologia Musicale di Milano istituito nel 1955 dalla Radiotelevisione Italiana (sì, avete letto bene, Mamma RAI democristiana…). Poi l’esperienza a Parigi, dal 1974 al 1980, come direttore della sezione di musica elettronica dell’IRCAM su invito di Boulez. Queste prospettive della musica elettronica per Berio non vanno in conflitto con quella composta per strumenti tradizionali, anzi le stesse suscitano una contiguità che può sviluppare nuove esigenze espressive e comunicative. Tutto questo sinteticamente riportato sta alla base, è l’humus della fondazione nel 1987 del Centro Tempo Reale.

In trenta anni molte cose sono cambiate. Sul fronte tecnologico le rivoluzioni sono quasi giornaliere, ciclicamente mutata funzione e fruizione della musica, per non dimenticare le trasformazioni socio-politico-economiche del nostro paese, ma la filosofia fondativa è quella percepita da Berio a New York: in qualunque direzione si vada, non la macchina, ma il pensiero musicale deve guidare gli aspetti creativi e compositivi. Negli ultimi anni Tempo Reale si è anche aperta con coraggio programmatico alla città, agli spazi urbani, post industriali, studiando anche i suoni della vita quotidiana, cercando di superare atavici pregiudizi sulla musica difficile. Spazio sonoro, live electronics, spazializzazione e regia del suono, sono termini che fanno oggi parte del nostro vocabolario. Sul fronte didattico-pedagogico poi, contando su un gruppo di musicisti che rappresentano il meglio dell’informatica musicale italiana, Tempo Reale organizza corsi, progetti e residenze dedicate alle nuove generazioni di compositori e ricercatori.

Soli davanti al suono

Anche chi ha esperienze d’ascolto di musica elettronica ha probabilmente vissuto comunque una situazione surreale nell’ultimo appuntamento di TR30 nella Limonaia di Villa Strozzi tutto dedicato a Berio. Su due fronti, interno ed esterno. Fuori, chi passeggia nel bel parco della villa, in cerca di un po’ di fresco dopo il tramonto, attraverso le ampie vetrate della struttura scorge all’interno una situazione a dir poco indecifrabile. Alcune fila di sedie tutte ordinate verso un lato, in gran parte occupate dal pubblico, ma a ben guardare di fronte a questi non c’è niente, solo un’asta con microfono servito per le presentazioni dei brani in programma, nient’altro. Né attori, né musicisti, né ballerini…le vetrate imprigionano i suoni, quindi chi guarda da fuori vede un gruppo di persone sedute davanti al nulla. All’interno, senza il conforto dell’immediato riscontro tra suono ed esecutore ci vuole esperienza, concentrazione, sensibilità per esercitare una adeguata capacità d’ascolto. Oggi non è certo una novità, ma moltiplicare questa esperienza in tre set consecutivi con opere diverse amplifica la condizione d’ascolto, l’accesso a una comunicazione musicale non tradizionale. Berio in uno scritto del 1957 arriva a dire… la musica elettronica significa solo se stessa e sembra pretendere dall’ascoltatore una partecipazione più pura e più attiva alla realtà dell’opera, priva quest’ultima, di “segni convenzionali” e libera da ogni retorica codificata… Quindi, l’interprete non esiste, il compositore stesso è interprete della sua opera nella sua definitiva veste sonora. Se accettiamo questa sfida, accettiamo anche di trovarci soli, più o meno preparati ma curiosi, davanti ad anonimi diffusori stereofonici cioè davanti al mistero dei suoni che ci circondano.

Nuovamente Berio

Nell’ultimo appuntamento alla Limonaia di Villa Strozzi si chiude un cerchio. Dopo aver presentato, distribuiti in vari concerti, gli aspetti più variegati della scena elettroacustica e della ricerca sonora contemporanea si torna alle origini. Si torna alle visioni del fondatore di Tempo Reale. Quel “nuovamente” ricorda una riflessione che Berio espresse a Parigi nel 1989 davanti a una platea di scrittori e pittori nel bicentenario della Rivoluzione francese…L’esperienza musicale non è mai compiuta: a differenza del vostro lavoro, a differenza di quello dello scrittore, la musica deve essere eseguita. Bisogna sempre rivisitarla in modo diverso. Essa è costantemente in contatto con il lavoro umano dell’esecuzione… Francesco Giomi che cura la regia del suono della serata risulta in perfetta continuità con i contenuti espressi dal fondatore: rivisitare, reinterpretare, rileggere con nuovi punti di vista e tecnologie sempre più sofisticate.

Siamo abituati a terminologie consolidate per definire le composizioni vocali (canzone, madrigale, cantata, concerto…) ma Berio nel 1974 pera-ronne ci spiazza con documentario radiofonico per cinque attori. Nato come lavoro radiofonico per la Radio Olandese a-ronne è un esempio paradigmatico del teatro sonoro di Berio. Basato sul testo di una poesia di Edoardo Sanguineti l’opera è inclassificabile, la musica è praticamente inesistente ma l’organizzazione dei materiali è assolutamente musicale. Si apre con anfang …in principio (dal Vangelo secondo Giovanni) per poi spaziare con citazioni da testi i più disparati, apparentemente lontani (Lutero, Goethe, Eliot, Dante, Marx…) L’esplorazione della poesia avviene attraverso relazioni verbali, trama coinvolgente di significati e segnali, intonazioni e modificazioni vocali, inflessioni, parodie, metamorfosi della parola che si accumulano nella continua rilettura del testo da parte degli attori. A-ronne mantiene tutto il proprio fascino nel suo anarchico, ludico ma organizzatissimo procedere che la regia del suono ci svela nella sua profondità.

Ma ciò che probabilmente ci commuove di più nella Limonaia di Villa Strozzi è l’ascolto della voce unica di Kathy Berberian. Thema -omaggio a Joyce- (1958) Visage (1961) opere a lei dedicate con elaborazioni elettroacustiche su nastro magnetico ci fanno capire come le sue vette interpretative siano attualissime come probabilmente ancora ineguagliate. La parola, nelle articolazioni linguistiche, nell’espansione dei valori fonetico-musicali, nella vocalizzazione di ogni singola sillaba, costruisce una lingua-non lingua che ci trascina in vortici visionari e radicali. Nelle trasformazioni dell’elettronica, nei suoni artificiali che si combinano con la voce disegnando un affresco palpitante fatto di risa, urla, pianto, rumore e sospiri sensualissimi, scopriamo allora che non siamo poi così soli di fronte al suono.

Tempo Reale Trenta (1987-2017)

Firenze 20 maggio > 10 giugno

Limonaia di Villa Strozzi

Nuovamente Berio” Musica elettroacustica 1958-1975

regia del suono Francesco Giomi

Tagged with →  
Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi