cannes2017_fotoschedaOggi da Cannes:

  • Mariuccia Ciotta, L’amant double non è De Palma né Cronenberg
  • Roberto Silvestri, Una samurai a Amburgo

 

L’amant double non è De Palma né Cronenberg
Mariuccia Ciotta

François Ozon è un regista cinéphile dichiarato e se in Frantz si affidava a Ernst Lubitsch con esito ammirevole, in L'amant double (concorso) affolla i suoi maestri sullo schermo che collassa sotto il peso di Hitchcock, Lynch, Lang, il De Palma di Doppia personalità ('92) con John Lithgow psichiatra assassino dissociato in identità multiple, e il Cronenberg di Inseparabili ('88) con Jeremy Irons al quadrato nella parte di due gemelli monozigoti ginecologi perversi che amano scambiarsi donne e uteri.

Una vagina, vista dallo speculum, apre il film e muta poi in un occhio... Ozon frulla tutto e lo riflette sulla faccia ipnotica di Marine Vatch (Giovane e bella, 2013), Chloé, capelli corti, abiti maschili, corpo androgino, atteggiamento fluid gender così da avvicinarsi alle fantasie erotiche del regista e procurarsi al sex-shop quel che manca alle donne, secondo Freud.

lamant-doubleLo psicanalista Paul (Jéremie Renier) innamorato di Chloé si sdoppia, gemello dolce, gemello macho, ma anche lei, afflitta da dolori di stomaco e incubi ricorrenti, cova nella pancia un'altra citazione cinefila, Alien. Il ventre gonfio di bimbo si spacca e dalla ferita aperta esce una manina-tentacolo sanguinante. Chloé ha divorato se stessa, sorella cannibale, figlia di una meravigliosa Jacqueline Bisset.

Gatti impagliati dalle fauci spalancate circolano nel film per compiacere i divertiti cinefili che ricordano L'uomo che sapeva troppo.... Mentre il pedinamento della realtà si dissolve nei tanti piani della storia che passa dal thriller all'horror al soft-core, sesso tra due corpi identici, in un avvitarsi del film dove sogno, fantasia, allucinazione, realtà si fondono in una poltiglia anti-emotiva. Ozon si diverte ad ambientare il suo iper-omaggio meta-cinematografico in un museo d'arte contemporanea pieno di trasparenze e apparizioni in un crescendo cronenberghiano di ammassi carnosi e trasudanti liquami. E anche David Lynch corre alla fine in aiuto di François Ozon con l'immagine deformante e fiabesca che riflette l'impossibile ma, come succede ai vampiri, nello specchio non c'è niente.

L'artista che rende materico il subconscio è tornato con la terza serie di Twin Peaks, già in onda sulle tv via cavo, e non ha perso “l'aura” Palmer, la bella Sheryl Lee, 26 anni dopo le due serie andate in onda sulla rete Abc dal '90 al '91.

Si possono lasciare impronte sulla scena di un delitto soltanto sognato? E anche peggio. Si può parlare all'incontrario con una voce a scatti metallici, seduti sul divano nella sala d'aspetto dell'inferno, con un albero scheletrico che monta una testa-cervello parlante. Sembrano i quadri misteriosi che il cineasta compone nel documentario (nelle sale italiane) David Lynch – The Art of Life, tele appiccicose di plastilina, filamenti e mostri informi.

Le due prime puntate viste qui al festival, musica di Angelo Badalamenti, create da Lynch e Mark Frost, non rilanciano solo la serie e i protagonisti cult, Kyle MacLachlan, Piper Laurie, Ray Wise, o il pavimento trompe-l'oeil e le tende di velluto rosso. I due film di 56' turbano ancora più di allora, e sembrano interrogarsi sugli esperimenti indicibili di laboratori alla Frankenstein, macchine aperte all'aldilà, ectoplasmi elettronici, innesti di materiale organico e artificiale. Tutto nella Loggia nera, in presenza di una testa mozzata di donna che non appartiene al corpo fuori formato di un uomo. Metamorfosi in transito.

Una samurai a Amburgo
Roberto Silvestri

Cannes

cinema_-_in_the_fade_-_fatih_akin_et_diane_kruger_-_allemagne_-_cannes_2017_0Io li odio i “nazisti dell'Illinois”. Ma quando Robert Aldrich (La sporca dozzina) e Quentin Tarantino (Inglorious Basterds) fanno saltare in aria, tramite bombe immaginarie, i loro adorati maestri con tanto di divise da gerarchi SS e mogli e figli al fianco, non c'è troppo da obiettare. Azioni di guerra, collettive e organizzate. Dolorose, necessarie. Copiando via Rasella. Bisogna fare in fretta. Distruggere Lipsia e Ulm. I campi di sterminio vanno liberati al più presto. Non ci fossero state Nagasaki e Hiroshima il disegno progressista del trio Churchill-Stalin-Roosevelt sarebbe stato un gioiello di antifascismo. Diverso il caso del vendicatore solitario di oggi. Di chi si fa giustizia da sé privatizzando perfino le vittime del terrorismo o delle nuove guerre di rapina (Iraq, Siria, Libia). Dello psicopatico occidentale che copiando gli psicopatici orientali (o viceversa) ne fotocopia l'immoralità e diventa abietto quanto il suo nemico. Eppure un film radiografa proprio questo tragitto, che l'arte dovrebbe criticare e combattere.

La bionda e ariana Katya (la star internazionale Diana Kruger, Inglorious Basterds) ha sposato Nuri Sekerci, ex trafficante di droga turco, adesso consulente fiscale, e dolcissimo papà del piccolo Rocco. Una bomba di misteriosa origine, scoppiata di fronte al suo ufficio di Amburgo – città-stato, libera e anseatica – però polverizza (inspiegabilmente) entrambi i maschi, il piccolo e il grande. Il referto medico anatomicamente spietato sulla morte dei due, letto in aula, spiega da solo l'urgenza, la necessità del film. Bombe ormai scoppiano ovunque e tutti i giorni.

Katya, che ha un tatuaggio gigantesco da samurai sul fianco, una casa da sogno, poliziotti sospettosi e un po' razzisti attorno a indagare e quasi colpevolizzare il morto, molto traumatizzata, senza ausilio psicologico statale, si fa di coca, cerca il suicidio, ma poi novella Charles Bronson passa al contrattacco. E quando il tribunale, nonostante l'evidenza, assolve i due neonazisti indagati, troverà un modo, per quanto agghiacciante, di farsi giustizia da sé. Basterà farsi un viaggetto dalle parti di Alba Dorata. Già. Sono stati i nazisti. Non si capisce perché. Come mai Nuri era un nemico particolarmente odioso. Forse non sono stati nemmeno loro...Non si dà la parola ai nazi. Sappiamo cosa dicono. Ma il loro avvocato difensore ha ritmo, occhi di ghiaccio e fanatismo degni di Goebbels.

Che il film sia una sorta di esplicito Una sposa in nero antifascista fin dai primi secondi, da quando i due ragazzi si sposano in carcere esibendo anelli nuziali dark e tatuati, giustifica lo spoiler.

In dissolvenza, in concorso, è un film sulla Germania di oggi, i suoi incubi, il suo inconscio collettivo, i rimossi, i traumi del terrorismo, i sensi di colpa per aver martirizzato la Grecia di Siryza, il vicino appuntamento elettorale, il pericoloso partito neonazista sovranista Nsu che agisce, e non parla solo, più come Alba dorata che come Salvini o Le Pen. Nove morti finora, tutti immigrati. Senza che, ci dice il film, attonito, le istituzioni sappiano o vogliano fermarlo. I tedeschi come popolo perennemente vendicativo pronto a ricominciare la guerra? Il film da questo punto di vista è davvero inquietante. Agghiacciante.

Ha diretto In dissolvenza, con la rigidità inusuale di un lavoro tv (anche mal montato) e scritto, con Hark Bohm, in forma di poliziesco e dramma processuale troppo schematico, Fatih Akin, regista turco di Amburgo e finora sincero democratico. E la sua filmografia è lì a mostrarlo. La sensualità orientale, musiche, odori e spari compresi, ha contaminato grazie a lui profondamente il cinema tedesco, un po' è migliorato il cinema italiano grazie a Ozpetek. Ma non basta la prima performance a tutto tondo della diva internazionale Diana Kruger a salvare il film, diviso in capitoli come un libro, come si usa adesso, dalle critiche che abbiamo mosso. Gli stereotipi a manetta. Il matrimonio misto come qualcosa di velenoso che fa diventare perfino una donna occidentale una talebana drastica.

***

cantieri arancioneIl Cantiere di Alfabeta è uno spazio di dibattito online e dal vivo concepito per sostenere e ampliare il lavoro quotidiano della rivista. Entra anche tu nel Cantiere di Alfabeta!

Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!

Archivi