Mariuccia Ciotta

screen-shot-2017-05-16-at-8-22-13-amCannes 70 si affanna alla ricerca della sua palma d'oro che Pedro Almodovar e la sua giuria assegneranno domenica prossima con l'esclusione preventiva (e inaccettabile) dei due titoli prodotti da Netflix (Okja e The Meyerowitz Stories) o almeno così ha dichiarato alla vigilia del festival il regista spagnolo.

L'ultima volata - prima del turco Fatih Akin e del magnifico fuori concorso di sabato, D'après une histoire vraie di Polanski - è dei Safdie Brothers, i fratelli ebreo-siriani, esponenti del cinema indipendente di New York, in gara con Good Time.

Thriller ansiogeno nei bassi fondi del Queens, New York, è Tutto in una notte all'acido, una corsa a zigzag con la mdp incollata alla faccia dell'ex vampiro Robert Pattinson, eccellente, travestito da tossico e goffo rapinatore di banche, Connie.

Oltre a John Landis, c'è anche Scorsese di Fuori orario e Rain man di Barry Levinson nella memoria cinematografica di Josh e Benny Safdie, quest'ultimo anche attore, bellezza mediorientale, nella parte di un ritardato mentale, fratello di Connie, Nick, capace di svuotare lo sguardo da ogni espressione.

Cromatismi filtrati dall'adrenalina, virati e anti-realistici, visioni allucinogene e primissimi piani fin dentro le pupille, Good Time è un titolo-paradosso. Quella notte è andato tutto storto a Connie. Eppure non è un bad boy ma un perdente tenero alle prese con una sequenza di pessime coincidenze. Nel sacco delle banconote rubate esplode l'antifurto di vernice rossa; Nick frantuma una vetrata e, arrestato, finisce in ospedale; Connie libera per sbaglio un altro detenuto dalla faccia bendata come Humphrey Bogart; la carta di credito di Jennifer Jason Lee (è l'amica strafatta di Connie) viene respinta, niente cauzione per Nick; la bottiglia di prezioso acido lisergico rotola lontano...

I fratelli Safdie dimostrano affetto per questa banda di sciamannati, e ne hanno diretta conoscenza, a cominciare da Il cielo sa cosa (Heaven Knows What) vincitore alla Mostra di Venezia 2014 per la sezione Orizzonti, scritto e interpretato da Arielle Holmes, attrice nella parte di se stessa drogata, e autrice del romanzo autobiografico da cui è tratto il film, Mad Love in New York. Premiati nella sezione della Quinzaine di Cannes, dove hanno presentato Il piacere di essere derubato (2008) e Lenny e i bambini (2009), i Safdie Brothers si trovano bene ai confini del mondo e in compagnia di outsider anche se sono imparentati con l'architetto star Moshe Safdie e con uno stuolo di drammaturghi e artisti.

Good Time è un “documentario” sulla notte brava dell'anti-eroe perfetto che passa da una storia all'altra, sovrappone tre o quattro film diversi, prende e lascia protagonisti - una bambina nera, la sua anziana nonna, il bendato in cerca della sua bottiglia, il fratello inconsapevole, l'amante che sogna il Costa Rica... - si mette dalla parte dei fuorilegge, e lo fa con uno stile manierista, tutto filtri, sfocature e macchina a mano. Ma, a parte l'enfatica dichiarazione indie, il film trova la sua materia incandescente, qualcosa che avvince nella fatica di mettere in forma la vita di Nick, che cerca ogni volta di trasformare le disfatte in vittorie, un po' come fa il cinema. E c'è anche un clou narrativo, una sequenza nel Luna Park da Signora di Shanghai per i poveri, ad Adventureland in stile più Banksy che Disneyland, popolata da mostri grugnanti, le mani adunche protese, le giostre fantasma, le luci al neon rutilanti. Alla fine, è un salmodiare per Nick che ama moltissimo suo fratello, a rischio della prigione. Sarà così anche per i due cineasti indipendenti di Manhattan, un sodalizio inscalfibile.

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