Dalila D'Amico

Da oggi, 25 maggio,Pericolo J Oswald al 1 giugno 2017 prende vita la settima edizione del Sicilia Queer Filmfest di Palermo. Il termine “queer” condensa dentro di sé non solo in senso stretto le tematiche GLBT (gay, lesbiche, bisex e transgender), ma uno spostamento di sguardo continuamente attivo nella sovversione di categorie definitorie. Il sottotitolo del festival infatti è “Nuove Visioni”, un invito ad adottare la prospettiva queer come punto di vista mediante cui far deragliare posizioni certe, ruoli predefiniti, identità normative. Nella fitta programmazione curata da Andrea Inzerillo appare anche il collettivo canecapovolto con la performance Pericolo John Oswald.

Cosa lega il compositore canadese alle tematiche queer?

Pericolo John Oswald è una riflessione sul processo di attribuzione identitaria. Un processo, che assoggetta tanto la persona quanto l'arte. Il pericolo di cui il compositore canadese si fa antesignano. secondo il collettivo, è proprio quello di delegittimare quel sistema mediante cui il valore dell'opera è dettato dall'identità dell'artista, dal suo nome. Riportiamo brani di una conversazione con Alessandro Aiello, fondatore con Enrico Aresu di canecapovolto: “Le opere di John Oswald infatti si fondano sul plagio creativo basato sulla riconoscibilità dei materiali citati/riutilizzati all’interno di un contesto compositivo”. La performance di canecapovolto è allora un'improvvisazione, con sintetizzatori analogici, di remixaggio di materiali altrui (audio e video). “E' una riflessione sul concetto di found-footage, sull’instabilità e sull’interazione profonda tra ascolto e visione, tra elementi live e fissati, tra Disordine e Controllo momentaneo”.

Plagium 2Per il gruppo di Catania la prospettiva queer è un metodo euristico che da venticinque anni li conduce a scompaginare ambiti disciplinari, generi, mezzi, ruoli identitari e attività didattiche.

“Il gruppo è nato nel 1992 con il proposito di sviluppare un'indagine sulle possibilità espressive dei mezzi che ci circondano: dal film in Super 8, al video, dalle fotocopiatrici ai collage su carta. Alla base della nostra sperimentazione vi è l'idea di "sabotare" l'immaginario mediatico, attuando strategie di spiazzamento. Anche il nome, canecapovolto, suggerisce un ribaltamento dello sguardo insieme alla volontà di considerare cumulativi nomi, cognomi, idee, ideologia e abilità tecnica”.

La continua sperimentazione sui mezzi ha condotto canecapovolto a fondare Scuola Fuori Norma, un luogo esperienziale caratterizzato dalla ricerca costante sulle proprietà specifiche e espressive di ogni mezzo utilizzato.

“Esperienziale vuol dire che si basa su un percorso soggettivo di un autore. E' una scuola che verte su un passaggio di una visione personale della tecnologia, non della tecnica. Oltre ai corsi di montaggio dell'audiovisivo c'è anche quello di microeditoria, basato sull'uso creativo della fotocopiatrice. L'idea è quella di liberare questa macchina dall'obbligo meramente servile di copiare, per dare spazio nello stesso processo di copia all'immaginazione. Gli oggetti lasciano un'impronta diretta, un pò come faceva Man Ray con i suoi rayogrammi, e questo consente di creare da zero delle immagini”.

Erede della lezione situazionista, la produzione di canecapovolto si è fatta spesso promotrice di una detronizzazione dell'autore e ha fatto dell'appropriazione di opere e identità altrui quasi una marca genetica.

“Uno dei primi lavori che ha animato la riflessione sulla proprietà dell'opera sono stati i Plagium (1996-1998), una serie di venti video realizzati giustapponendo immagini altrui, residui di memoria accostati al fine di produrre senso attraverso la sua stessa perdita. Sulla stessa scorta è nato anche il film Nickel (2000), una sorta di mash-up in pellicola 35 mm. Abbiamo lavorato a mano “avanzi” di pellicole, bagnandoli con la candeggina per fare scomparire, anziché depositare, le immagini. Qualche hanno fa lo abbiamo riversato in video ottenendo un risultato inaspettato: Le differenze tra un fotogramma e l'altro nel film originale erano molto esasperate e la possibilità di rallentarne la riproduzione ci ha permesso di vedere immagini che non avevamo mai visto. Una stessa immagine quindi, prende forma in maniera diversa a seconda della tecnologia che la genera o la riproduce. Ogni macchina ha un proprio linguaggio, inconscio tecnologico, dice Vaccari, ma le macchine da sole non esistono, sono un prodotto dell'intelligenza che le progetta, costruisce e vende”.

still stereo3Come per il pensiero e le pratiche queer, l'identità, di genere, dell'autore, dell'opera e della tecnologia utilizzata, diviene per canecapovolto una massa fluida che cambia continuamente forma e sostanza attraverso le relazioni che intrattiene. Nella mostra Presente continuo, realizzata dal collettivo in collaborazione con l'artista Zoltan Fazekas, l’Io, il soggetto si dissolve nell'altro. E' un'esposizione di opere “in cui la presenza dell’artista si afferma scomparendo dietro un’assurda combinazione di nomi: Federico Tonzi, Caterina Devi, Riccardo Buselli, Emanuele Torch, Gianni Silva”. Cinque artisti, forse inesistenti, la cui biografia si rivela in un radiodramma e le cui foto campeggiano accanto alle presunte opere. Il processo dell'autorialità si inverte, non è l'opera ad appartenere ad un autore, ma l'identità di quest'ultimo a divenire opera.

La conseguenza di un'arte senza autori, luoghi e tempi definiti, che ricorda le operazioni del collettivo Luther Blissett, è il deragliamento del concetto di archivio. Da forma di storicizzazione e conservazione, l'archivio per canecapovolto diventa fonte di nutrimento e interazione. Non esiste infatti un deposito di questi venticinque anni di attività del gruppo, proprio perché le loro opere continuano a trafugare e rimescolare propri e altrui materiali. Di questo incessante riciclo si fa specchio l'opera Stereo Verso Infinito (2000-2008): “E' una struttura che comprende trenta piccoli film della durata di ventitré secondi ciascuno realizzati nell'arco di venti anni. Ogni parte è indipendente e di volta in volta viene montata in maniera diversa. Una catalogazione vivente e perennemente mutevole del nostro archivio”.

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fakeOggi alle 18 si tiene a Roma, allo Spazio culturale Moby Dick (via E. Ferrati 3)  il seminario Verità alternative. Filosofia / media / politica / scienza, il primo organizzato dall'Associazione Alfabeta all'interno del Cantiere di studi che la rivista ha avviato a febbraio. Partecipano Mario De Caro, filosofo, Ida Dominijanni, giornalista e filosofa, Andrea Grignolio, storico della scienza, Vincenzo Piscitelli, esperto di postproduzione fotografica, Fabrizio Tonello, politologo. L'incontro è aperto a tutti. Gli iscritti all'Associazione Alfabeta (incluso chi si iscriverà oggi) avranno in regalo una copia dell'ultimo volume pubblicato dalle edizioni alfabeta2, Ricreazioni. L'arte tra i frammenti del tempo, a cura di Achille Bonito Oliva.

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