Mariuccia Ciotta

the_beguiled_everything_to_knowLe querce della Virginia aprono varchi nebbiosi mentre l'inquadratura scivola in basso sul sentiero dove una bambina con le treccine e un cesto in mano cammina lentamente nel bosco. Cappuccetto rosso incontrerà il lupo nelle vesti del caporale nordista John McBurney che nell'immaginario ha il volto di Clint Eastwood, il Jonathan della notte brava di Don Siegel, anno 1971, accolto ferito nel collegio femminile durante la guerra di secessione, 1863.

Sofia Coppola che firma sceneggiatura e regia del remake The Beguiled (concorso) sceglie Colin Farrell, oggetto erotico meno potente di Eastwood, nelle vesti blu dell'uomo ferito alla gamba e trovato tra l'erba dalla dodicenne Amy (Oona Laurence) per spostare l'attenzione sulla algida e spettrale Nicole Kidman, nel ruolo perverso che fu di Geraldine Page, e anche su Elle Fanning, Carol, la Lolita, e su Kristen Dunst, Edwina, la romantica sessualmente repressa. Donne-stereotipo che Coppola esplicita nel suo southern gothic rispetto al film di Don Siegel, tutte statuine in abito bianco che esploderanno in una vulcanica rappresaglia contro il maschio creatore di gender. Eredi di The Virgin Suicides.

Allevate al ricamo dai punti perfetti, anche quelli che cuciranno il sacco del morto, alla buona cucina, e alle buone maniere, le signore di ogni età del collegio in stile neo-classico riproducono, potenziate, Le piccole donne di Louise May Alcott, ragazze del New England, nordiste, ma anche loro in piena guerra civile e alla ricerca di uno spiraglio contro il destino di femmine docili e vittoriane. Joe ci riuscirà con i suoi romanzi e Beth con l'esodo più radicale, la morte.

Ognuna di queste “vergini” isolate nel loro tempio immerso tra gli alberi ha un conto aperto con il soldato bugiardo e mercenario, che le blandisce a seconda del loro “tipo”. Ad Edwina, insegnante di francese, dirà che la ama, ad Amy, fotocopia della piccola, sensibile Beth, che si prenderà cura della sua tartaruga, prima di scagliarla per terra in uno scoppio d'ira. A Martha, la Madame, farà intendere quel che sognava la Geraldine Page di Siegel, una visita nella sua camera da letto. Ma sarà Carol a perderlo. Il caporale precipita dalle scale, spinto da mani deluse, perché sorpreso tra le gambe della ninfetta. Il gioco è smascherato. I candidi angeli ricoperti di trine e merletti si mutano in Erinni. Il corpo desiderato del caporale sarà spartito in brandelli metaforici.

Sofia Coppola costruisce un film rarefatto, elimina quasi tutto il contesto storico - Eastwood compariva in flash-back feroci sul campo di battaglia, e le fotografie dal fronte del pioniere Matthew Brody dominavano i titoli di testa - e i retroscena narrativi - il passato incestuoso di Martha con il fratello - e si immerge nella nebulosa gotica, candele e pianoforte, fruscio di abiti, sensualità vellutata e scale a chiocciola.

Un'opera horror e non più il western anomalo di Don Siegel, consacrato all'epoca autore per un film considerato “europeo”, flop al botteghino. Qui le manine delicate cuciono squarci sanguinolenti e tagliano gambe in un rituale sacro, e rispondono alle accuse di misoginia rivolte negli anni Settanta al regista di Dirty Harry ('71, stesso anno). Alle critiche di The Velvet Light Trap risponderà, solo nel 1998, G. Herring in The Film Quarterly consacrando il film come “favola femminista”.

Non sono “cattive” le ragazze del collegio, solo che le dipingono così. E Sofia Coppola ne disintegra il guscio, ne cambia la forma. La metamorfosi è compiuta con la mela di Biancaneve, sostituita dai funghi avvelenati del romanzo di Thomas Cullinan, A Painted Devil ('66) dal quale è tratto The Beguiled (L'inganno, titolo italiano, uscirà il 14 settembre).

Il cerchio si chiude con Amy dal cestino ricolmo di mistero, ombra fatata nel bosco.

Return to Return to Nuke Em' High vol.2. Lloyd Kaufman, re del mercato di Cannes

RETURN-TO-NUKE-EM-HIGH-8Roberto Silvestri

Cannes

1986, Class of Nuke Em' High. 2012, Return to Nuke Em' High vol.1. E finalmente sette anni dopo averlo scritto, con Travis Campbell, Derek Dressler e Gabriel Friedman, ecco il regista Lloyd Kaufman in persona presentare al Festival du Film la terza parte della saga horror-college più antinuclearista e anti-ong di tutte o, come direbbe Roger Corman, del “serial più svitato del mondo”: Return to return to nuke Em' High vol. 2.Ovvero Le Metamorfosi di Ovidio, riaggiornate in era Trump, come neanche Christophe Honoré, nel 2014, ha avuto il coraggio di riprendere in diretta, sul grande schermo. Perché qui vedrete le insostenibili trasformazioni dei liceali e dei loro prof, divoratori di fast food colore verde scoria, in bestie contaminate dalla scatologica potenza di fuoco, siano cannibali ammazzacattivi, fiancheggiatori dei lgbt, oppure creature diaboliche nazi-tossico-atomiche che si deliziano di sangue, cervella e budella expanded e si comportano con la delicatezza dell'acido muriatico. Visto che qui vanno molto i remake, potrebbe anche essere considerato un omaggio mascherato al cinema classico, a Howard Hawks diLa cosa da un altro mondo. O a Godard, per l'affetto che Kaufman nutre per la narrazione a piani asimmetrici, disomogena, piena di digressioni, note a pie' pagina, critiche, autocritiche e trasformazioni della diegesi. Con la differenza che qui sono lesbiche e non gay nascosti gli eroi della storia e le armi atomiche portatili, decisive nello scontro tra buoni e cattivi, vengono usate perfino per far fuori, senza volerlo, il Creatore in persona, quello con la lunga barba bianca, che domina nel più alto dei cieli.

Tutto inizia nello spogliatoio femminile di un college, a Tromaville, New Jersey, sede di un impianto nucleare minaccioso e di una compagnia alimentare, la TromaOrganic, alimentata da residui organici umani (non si butta via mai niente), peti e rutti compresi, diretta con l'eleganza di un Marchionne da Lee Harvey Herzkaut (che è lo stesso Kaufman). La bionda e longilinea Lauren (è Catherine Corcoran, la riot girllll della porta accanto), stuprata da un papero incolpevole nell'episodio scorso, da' alla luce, mentre fa la doccia, tra liquido amniotico rosso bianco e verde, souvenir d'Italie, una creatura gonfia grassa e dal becco giallo, che cercherà di difendere come Ripley da una gang di massacratori mutanti, in fase heavy metal all'ultimo stadio. Al suo fianco l'amata Chrissy Goldberg (l'attrice ispanica Asta Paredes) che alla fine riuscirà a sposare. Nel frattempo tra una girandola di citazioni e battute cinefile verremo deliziati dai servizi super crazy della Tromaville tv, da alcuni interventi scandalizzati di una producer (la moglie di Kaufman) che non ne può più di tutte le scene di violenza e di cazzi al vento dimensione Oldenburg, e pretende tagli! tagli! Senza ottenerli. E da una colonna sonora tagliente come un sorbetto punk (due canzoni sono di Mystery).

Return to Return to Nuke'em High Aka vol 2 il nuovo film di Lloyd Kaufamn, lo abbiamo visto in prima mondiale nella sala 3 del cinema Les Arcades di Cannes, al Marché di Cannes (repliche il 24 e il 25 maggio), davanti a una sessantina di spettatori e fan entusiasti, compresi molti del cast e della troupe del film Troma, come lo stesso Kabukiman (Doug Sakmann), Toxic Avanger e Catherine Corcoran.

Jack Hill, il geniale cineasta che ha diretto di Spider Baby, Pit Stop e Le ragazze pon pon, qualche anno fa, incrociato sulla Croisette, mi disse di essere venuto al festival di Cannes solo ed esclusivamente per vedere i film della Troma. Era come al solito profetico visto che un Troma-boy, un cineasta allevato dalla piccola company, è diventato oggi il gioiello aureo del cinema multiplex e mainstream, quel coccolato James Gunn, regista dei due Guardians of the Galaxy che sono nello stesso tempo il più eccitante e riuscito dei blockbuster Marvel ma anche una critica ferocissima dei loro pomposi, retorici e sciovinistici design e clichés. Deadpool è sostanzialmente un Troma movie, anche se costato 300 volte di più. E Akiva Goldsman, sceneggiatore Oscar, sta riscrivendo un classico Troma, The Toxic Avenger, trasformato in kolossal epico da 200 milioni di dollari di budget. Infatti non c'è Cannes senza Troma, la piccola, sovversiva e pugnace casa di produzione indipendente newyorkese che spende raramente più di 250 mila dollari per realizzare le sue commedie estremamente indigeste. E ne ha prodotte, non senza grandi sacrifici, ben 112 finora, a cominciare dal 1966, quando il co-fondatore (con il compagno di studi a Yale Michael Hertz) Lloyd Kaufman aveva 21 anni, era amico di Eli Roth, Stan Lee, i due creatori di South Park e Oliver Stone, e diresse la sua prima opera “sacra”, Rappaccini.

Troma è un logo oggi mondialmente affermato che vuol dire horror softcore: la diffusione di nobili contenuti alternativi, controculturali e soprattutto di alta polemica politica e ecologica, con ogni ignobile mezzo audiovisivo necessario a diffonderli, sia esso il gore, lo splatter, ilsoftcore, l'umorismo nero, l'anatomia delirante di un surrealista ubriaco e la demenzialità sessualmente esplosiva di un film erotico all'italiana. Grandi compagnie avvelenatrici nel settore chimico e alimentare, farmaceutico e d'allevamento sono i suoi bersagli preferiti, assieme ai nazi e agli omofobici. No Nuke, dunque. In più, come diceva Dario Argento, grade coraggio nell'autoanalisi: Kaufman non ha peli sulla lingua nel confessare i lati più dark e inconfessabili del suo immaginario. E non è affatto priva di humor la sua dark zone.

Se questo progetto radicale utilizza le conquiste spaziali della sensibilità camp (solo quel che è ignobile è nobile, là dove la violenta volgarità impera) e il Trash, così come è stato canonizzato nei recenti concilii John Waters I, Roger Corman II e Hershell Gordon Lewis II, non manca a Kaufman quel certo non so che di spirito elisabettiano, visto che proprio ieri ha annunciato un altro Troma shakespeariano, dopo Tromeo and Juliet, che poi era il titolo che aveva portato qui Jack Hill dalla California, un Tempest, correttamente recitato in pentametri giambici.

Il trionfo di Troma avvenne negli anni 80, quando Tromaville divenne un mondo immaginario a parte, degno erede e seguace di Disneyland, e popolato di creature in metamorfosi altrettanto combattive, freakkettone, mutanti e di frankensteiniana bastardaggine postumana, proprio come Topolino, Paperino e le Silly Simphonies: Toxic e Toxic Avenger 2, Surf Nazi Must Die; Poultrygeist: Night of The Chicken Dead, Sgt Kabukiman N.Y.P.D.... Peccato che in Italia solo il Fantafestivasl se ne sia accorto. Toccherà sintonizzarci on line sul sito watch.Troma.com, a 4,99 dollari al mese. Una library di oltre 1000 film, estremamente strani, a nostra completa disposizione.

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