Canto di K.

La luce accelera il passo, si sbriciola, scioglie ed espande,
insegna agli occhi stupiti a cedere allo stupore,
la luce là versa nell’aria, abbevera tutto il paese,
adesso la luce si sperpera in sabbia, si stacca dai muri, si mischia alla polvere.

L’odore di cibo rimbomba per tutta la strada, il quartiere,
la voce di mamma richiama e sembra cantare una marcia,
ora il cibo ha scadenze, ora non servono orari,
se non la voce che narra notizie e detta l’inizio del pasto.

Per strada risolvo teorie, al buio maneggio i sogni,
i volti si chiudono presto in gusci, ritornano vuoti,
i passanti passano e basta, camminano verso qualcosa,
i vicoli pare che vivano solo di carne guasta.

Quando sul letto è esilio, quando è estranea la casa,
quando calpesti la terra, quando la terra non dice,
quando raddrizzi i sentieri verso il cartello d’uscita,
i vetri in casa specchiano lo stesso ghigno di ieri.

La donna del bar mi sorride, racconta di cose del posto,
è l’unica donna a cui parlo, mi versa da bere ogni giorno.
Le mani callose l’amore, lo imparano presto a rubare,
tra campi di sole e zanzare, come diversivo del gioco.

Se avanza del tempo lo impiego, rimbalzo da ufficio a ufficio,
conosco l’attesa a memoria, i termosifoni scrostati,
le facce intorno che sbuffano, riscaldano l’aria a parole,
nessun impiegato che sappia dirmi la mia condizione (civile).

Lo stato umano è palese, nei saluti non ricambiati,
nei gesti nervosi se passo, discorsi interrotti in mezzo,
nei supermercati controllo scadenze e prodotti scontati,
la cosa che sento più prossima è il pollo in offerta quel giorno.

Qualsiasi cosa io faccia mi sento gravare sul mondo,
la febbre che indica il male, il neo che macchia la faccia,
e sembra la colpa del niente, che gli altri si portano addosso
sia la mia parlata, gli accenti nei posti sbagliati.

Vorrei raccontarti ste cose,
è che non parlo la tua lingua-
intanto le dico allo schermo.

Testo e voce: Julian Zhara
Musiche: Ilich Molin

Julian Zhara, poeta, performer, organizzatore di eventi culturali, è nato a Durazzo (Albania) nel 1986. Si trasferisce in Italia nel 1999. Ha all’attivo una pubblicazione, In apnea (Granviale, 2009). Presente tra i finalisti del Premio Dubito in L’epoca che scrivo, la rivolta che mordo (Agenzia X, 2013). Dal 2012 lavora col compositore Ilich Molin. Nel 2014 partecipa con un progetto di spoken music a Generation Y, evento sulla poesia ultima, a cura di Ivan Schiavone, al MAXXI. Sempre con lo stesso progetto, è presente all’omonimo documentario andato in onda su Rai 5. Cura assieme aBlare Out, il Festival di poesia orale e musica digitale Andata e Ritorno. Nel 2016 gli viene assegnata una menzione speciale al Premio Internazionale di Poesia Alfonso Gatto. Sue poesie sono presenti in blog e riviste specializzate. Vive lavora e scrive a Venezia.

Il ciclo Una poesia è a cura di Ivan Schiavone

Tagged with →  
Share →

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Il tuo commento dovrà essere approvato prima di apparire.

Iscriviti alle notizie da alfabeta2 e alfapiù

* = campo richiesto!
THIS ARM / DISARM
Le macchine armate di Paolo Gallerani in un filmato di Maurizio Gibertini - Milano 10 marzo guarda il trailer