emmanuel-macronProponiamo oggi due interventi sulle presidenziali francesi. Torneremo sul tema nei prossimi giorni.

Nello Speciale:

  • Franco Berardi Bifo, Tra il buio del fascismo e lo schiavismo neoliberista
  • Alessandro Casiccia, Superamento della destra e della sinistra?

 

Tra il buio del fascismo e lo schiavismo neoliberista

Franco Berardi Bifo

Sembra inevitabile di questi tempi scegliere tra schiavismo e fascismo. Lo schiavismo neoliberale ha vinto in Francia fermando (temporaneamente) l’avanzata del fascismo, e pare che dobbiamo esserne contenti. La vittoria di Emmanuel Macron permetterà di allentare lo strangolamento che ha asfissiato i lavoratori dell’Unione Europea? Credo piuttosto che la vittoria di questo estremista liberista sia destinata a intensificare in Francia l’offensiva anti-sociale, l’impoverimento dei lavoratori, la precarizzazione.

Emmanuel Macron si è presentato sulla scena promettendo di licenziare 120.000 impiegati pubblici, e ha ottenuto il sostegno di François Fillon, il quale, per parte sua, mentre intascava un milione di euro intestati alla moglie Penelope, prometteva di licenziarne 500.000. Macron ha promesso di portare a termine le riforme timidamente abbozzate dal governo Hollande, e di rivedere la loi el Khomri così da rendere più fluida la precarizzazione del lavoro che negli anni scorsi non è stata imposta fino in fondo per le resistenze della società. Macron, che si è formato culturalmente all’interno del sistema bancario, ha un compito: sfondare la resistenza della società francese per piegarla definitivamente all’ordine finanziario.

Naturalmente la vittoria di Marine Le Pen avrebbe aperto le porte dell’inferno provocando a tempi brevissimi il crollo di quel che resta dell’Unione Europea, e dunque è stato inevitabile piegarsi al ricatto.

Ma non mi illudo su un asse franco-tedesco che giunga salvifico dopo la probabile vittoria socialdemocratica in Germania. Non dovremmo dimenticare che furono proprio i socialdemocratici tedeschi ad avviare l’offensiva europea contro il salario, ai tempi di Schroeder e della legge Hartz. Saranno loro a rovesciare la tendenza, ora che l’Unione è sul punto del collasso terminale? Può darsi, ma non accadrà in assenza di un movimento anti-schiavista europeo.

Se siamo stati costretti a scegliere tra brutalità razzista e aggressività neoliberista è anche perché non siamo riusciti a costruire alcun movimento europeo contro la dittatura finanziaria.

Dal 2005 ci siamo infilati in una trappola. In quell’anno francesi e olandesi furono chiamati a prendere posizione in un referendum sul trattato costituzionale che poneva al centro la piena subordinazione del lavoro: a larga maggioranza francesi e olandesi votarono NO al ricatto neoliberale. La sinistra riformista iniziò da quel momento a perdere la rappresentanza elettorale della classe operaia, ma anche le componenti di sinistra critica che provenivano dai movimenti, in quell’occasione subirono il ricatto e diedero indicazione di scegliere lo schiavismo liberista contro la regressione nazionalista. In questo modo la rappresentanza dei lavoratori venne lasciata interamente alla destra, che oggi è maggioritaria nel voto operaio.

Anche se il voto del 2005 aveva detto no alla precarizzazione, la macchina neoliberale non si è fermata, e l’aggressione finanziaria è proceduta sotto l’etichetta: “riforme”: aumento dei carichi di lavoro, aumento della disoccupazione e riduzione dei salari, rapina finanziaria e smantellamento del welfare. È da queste tendenze che è cresciuta l’ondata nazionalista e razzista. Macron si è presentato sulla scena proclamando strenua fedeltà alle “riforme”, e ha vinto perché non c’era alternativa al buio definitivo. L’Europa procede entro le linee di devastazione decise dal sistema finanziario. Non mi pare che ci sia ragione di rallegrarsi.

***

Superamento della sinistra e della destra?

Alessandro Casiccia

La vittoria di En Marche! al ballottaggio e l’uscita di scena dei partiti più classici, non deve distogliere l’attenzione dal Front National. Alle ormai imminenti legislative, esso affermerà comunque una sua presenza; che potrà riguardare le sue tematiche più demagogiche come l’immigrazione, o come i rapporti con l’UE; ma forse ancor più la condizione della classe lavoratrice. Rompendo col padre, Marine aveva assunto posizioni di difesa riguardo a vari aspetti dello stato sociale. Quindi, pur se il Fronte rientra nel numero dei partiti e dei movimenti “neo-nazionalisti”, la linea politica che persegue deve essere considerata nella sua specificità.

La Francia è uno dei paesi in cui storicamente si è presentata sotto forme diverse una collocazione non nettamente definita del discorso politico. Considerando oggi la dispersione della classe operaia nell’era globale insieme all’attuale incertezza economica delle classi medie, quella indeterminatezza potrebbe veder prevalere un nazionalismo radicale. O all’opposto rendere più viva la discussione intorno al tema della convergenza verso il centro, quale possibile, forzata scelta dell’elettore medio, ferito dalla globalizzazione ma timoroso di mutamenti potenzialmente catastrofici. (Come quelli che potrebbe produrre una rottura con l’Europa.)

Per riesaminare simili alternative occorrerebbe fra l’altro ricordare che negli studi politologici della seconda metà del novecento, il tema del voto veniva spesso affrontato ricorrendo al paradigma della “scelta razionale”, considerando quindi il modello dell’elettore mediano, il suo possibile coincidere di con l’elettore medio, il suo ruolo quale destinatario di messaggi politici, nonché le strategie che un partito può assumere nella competizione politica. E ovviamente sorgeva anche il dibattito sul voto “utile” cui l’elettore in talune circostanze si ritiene costretto. (Il successo di Macron potrebbe costituirne un esempio.)

Ma ormai sappiamo che il risultato di ogni elezione può suscitare sorpresa. Già alla fine del Settecento Condorcet, con il suo “paradosso” (tema poi ripreso nel secolo XX da Arrow e Black) avvertiva che una votazione spesso conduce a esiti non facilmente prevedibili. Dove la preferenza della maggioranza può risultare incoerente oltre misura con le precedenti opzioni dei singoli votanti. Vari sistemi elettorali sono stati escogitati per affrontare i suddetti problemi: nel caso francese, l’uninominale maggioritario a doppio turno. Differente peraltro dal criterio che guiderà le prossime legislative.

Ma indipendentemente da ciò va ricordato che lo stesso impianto teorico, sia delle previsioni sia delle analisi riguardanti le elezioni avvenute, può risultare oggi debole in quanto fondato in buona misura, come si è notato, sull’assunto di una scelta lucida e ponderata da parte del cittadino. Il punto è che oggi, di fronte alle derive devastanti della crisi, al crescere dell’incertezza, della “paura”, della sofferenza per l’esclusione sociale, i modelli fondati sulla coerenza dell’attore razionale parrebbero perdere rilevanza e lasciare il campo ad analisi riguardanti invece le emozioni come reale impulso a una scelta di voto. Da un lato il risentimento, dall’altro la paura.

Tra la considerazione di tale spazio emozionale e il riconoscimento di quanto invece possono tuttora valere indirizzi razionali di scelta, prende corpo il tema di una opzione politica di “centro” come possibile via per rispondere a timori, risolvere indecisioni, sfuggire a esiti considerati peggiori. Ma tale opzione non è che uno dei modi in cui un altro appello, ritenuto ancor più generale e “attuale”, viene tematizzato e diffuso: il distacco dalle ben note identità politiche, ovvero la destra e la sinistra. Un distacco che non manca certo di precedenti storici, soprattutto in Francia.

Occorre allora distinguere tra due diversi modi in cui tale dichiarato superamento tende a presentarsi attualmente.

Un tipo di superamento almeno dichiarato, dell’opposizione destra-sinistra riguarda le proposte politiche assumenti la possibile la fattuale coincidenza di linee estreme, polarizzate, fra loro radicalmente contrapposte per convenzionale disposizione “ideologica”. Tale coincidenza può riguardare provvedimenti essenziali, come ad esempio la difesa di conquiste sociali. Ma l’inevitabile esito è l’affermazione di uno dei due poli estremi: e sappiamo che in genere il polo sarà quello della destra radicale, nazionalista, escludente.

Esiste poi un altro tipo di superamento della contrapposizione in questione: ed è quello che assume, non la coincidenza sopra descritta ma la confluenza ragionevole verso un partito o una coalizione che si caratterizzi per posizioni moderate (e non troppo definite). Ed è questa una presa di distanza tra gli estremi che conduce tendenzialmente verso l’area “di centro”. Osservando il quadro della Francia odierna, mentre nell’offerta politica di Marine Le Pen sembra possa individuarsi la linea che abbiamo denominato coincidenza, la linea della confluenzainvece parrebbe riconoscibile nell’indirizzo politico di Macron: moderazione, normalità, osservanza quanto possibile delle direttive comunitarie, quindi controllo del bilancio, riduzione della spesa pubblica. Gran parte di quelle politiche si erano rivelate controfattuali, come sappiamo. E avevano alimentato varie forme di euroscetticismo, tra cui quella del Fronte. Si tratta di vedere ora se, in quale modo e in quale misura, il moderato Macron saprà trovare un difficile equilibrio tra le politiche comunitarie e le esigenze dei cittadini.

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