Paolo Carradori

Sinfonia3_25aprile2008 (Massimo d'Amato)

Fotografia di Massimo D'Amato

Giorgio Battistelli saltella ritmicamente sul podio del Verdi di Firenze, marca con forza il tempo sempre più incalzante, richiama alla concentrazione tutti sul palco, artigiani e professori d’orchestra, per l’epico finale della sua “Sinfonia da Experimentum Mundi”, revisione della struttura originale di “Experimentum Mundi” (1981) che vanta oltre duecento allestimenti in tutto il mondo. La tensione sonora ed emotiva è altissima, non passa nemmeno un secondo tra la fine, un soffio di silenzio, e l’urlo, più da stadio che da teatro, del pubblico che tutto in piedi condivide la percezione di aver assistito a qualcosa di unico. Nulla era scontato ma il tradizionale concerto offerto alla città dalla Regione Toscana, in collaborazione con la Fondazione ORT, per la ricorrenza del 25 Aprile travalica ampiamente tutti gli aspetti istituzionali, rituali e formali, per affermarsi come evento culturale di grande respiro.

Battistelli, che dell’Orchestra Regionale Toscana è anche direttore artistico, compone nella coerente visione di una musica immersa nella realtà sociale, mai concepita come spettacolo, decorazione o rassicurante rifugio. Con Experimentum Mundi nel 1981 probabilmente su questa linea il compositore ha rischiato in modo totale. Concepire, sperimentare un’opera, una partitura che organizzi i rumori, i suoni del lavoro artigianale, portando sul palco falegnami, pasticcieri, selciaioli, fabbri, arrotini…con i loro strumenti, affiancando voci e percussioni, una estremizzazione sublime di quella visione. Anche la scelta dei testi estrapolati, in relazione alle singole attività, dalla Encyclopèdie - celebre strumento di diffusione del pensiero filosofico, scientifico e tecnico dell’illuminismo francese – segnale ineccepibile di una percezione aperta verso un teatro musicale caratterizzato da una trama simbolica di grande fascino.

Aggirando i rischi di un’operazione freddamente intellettuale Experimentum Mundi, nella sua avventurosa ricerca formale, in una regia drammaturgica che muove con maestria tutti gli elementi in gioco (sia musicali che simbolici), non solo ha rimesso in discussione ruoli e gerarchie del mondo accademico, ma si è avvicinata come poche opere contemporanee a sfiorare l’utopia di un’arte che si fonde con la vita, quindi caratterizzata da una netta valenza politica.

La nuova versione “Sinfonia da Experimentum Mundi”, presentata in prima esecuzione italiana coinvolgendo, oltre sedici artigiani, quattro voci femminili, percussioni e voce recitante, anche ventidue elementi dell’orchestra tra fiati ed archi, dilata, amplia, arricchisce la stesura originale. Sul fronte scenico è una vera emozione vedere i professori d’orchestra con i loro seriosi smoking vicini, quasi sfiorare gli attrezzi, i materiali, le azioni, la fatica, il sudore di personaggi veri, che non recitano, non mimano, ma perpetuano sul palco il loro lavoro giornaliero. Le guizzanti scintille dei coltelli degli arrotini sfiorano gli ottoni, il fumo bluastro dei carboni ardenti dei fabbri sorvola viole e violini, le percussioni si confrontano con i rumorosi martelli dei bottai di fronte, la delicata nuvola di farina del pasticciere si perde nel nulla. Attività umane antiche, alcune quasi scomparse, protagoniste all’interno di un’opera musicale che non le vuole congelare, mitizzare, ma rivitalizzare, umanizzare, come controcanto di una realtà tecnologica che sempre più ci allontana dalla manualità, dal contatto fisico, tattile con la materia.

Il ruolo dell’orchestra è decisivo nello stratificare, riempire spazi, disegnare un substrato saturo sul quale le variazioni timbriche, ritmiche ed armoniche degli attrezzi, parimenti al valore del gesto, risuonano, si muovono in una strategia organizzata mai meccanica, stanno sempre in primo piano. Ma legni e ottoni funzionano anche come intro dei cambi di scenario sonoro, forse i momenti più fragili della partitura del 1981. I lampi improvvisi di trombe e tromboni, gli svolazzi di violini e violoncelli, le onde scure e dense dei contrabbassi mantengono la musica sempre sospesa, accumulando tensioni ed energie, con punte di astratto parossismo nei fortissimo. Le quattro voci femminili, che Battistelli stimola e richiama spesso, arricchiscono uno sfondo vitalissimo. Sembrano pregare ma anche snocciolare nomi, a momenti evocano richiami coloriti di mercati popolari. Come la classica ciliegina rossa sulla torta la voce recitante di Peppe Servillo risulta piacevolmente funzionale al quadro d’insieme. Con le sue filastrocche abilmente ritmate ci racconta, regalandoci ironie e guizzi, i dettagli del lavoro artigianale, tutti i nomi, centinaia di nomi a volte sorprendenti, degli attrezzi delle attività rappresentate sul palco, le forme, i prodotti, in un caleidoscopio di parole coinvolgente.

Chi ha pensato a “Sinfonia da Experimentum Mundi” come una necessaria pennellata rinfrescante, corroborante per un’opera che stava invecchiando si è dovuto ricredere. Battistelli ci ha sorpreso di nuovo sommando alla genialità della prima stesura, la forza dell’orchestra. Affiancandola con pari dignità agli strumenti degli artigiani ci vuol forse dire che musica, arte e attività umane sono più vicine di quello che pensiamo. Una cosa è certa, il risultato visivo, sonoro ed emotivo è straordinario.

Teatro Verdi Firenze
25 Aprile 2017
Giorgio Battistelli
“Sinfonia da Experimentum Mundi”
per artigiani-attore-musicisti-voci di donne

Orchestra della Toscana
Voce recitante Peppe Servillo
Percussioni Nicola Raffone
Direttore Giorgio Battistelli

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