Laura Leuzzi e Antonella Sbrilli

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Katie Paterson, Future Library, 2014-2114 Photo © Katie Paterson. DidaF uture Library is commissioned and produced by Bjørvika Utvikling, managed by the Future Library Trust. Supported by the City of Oslo, Agency for Cultural Affairs and Agency for Urban Environment.

Mancano 97 anni al compimento di Future Library, opera d’arte concepita dall’artista scozzese Katie Paterson (1981), indagatrice di fenomeni e paradossi sul tempo, tanto da essersi guadagnata anche un paragone con il Calvino delle Cosmicomiche.
L’opera Future Library è cominciata nel 2014 con la piantagione, nei pressi di Oslo, di 1000 abeti norvegesi che – nel 2114 – forniranno la carta per stampare un’antologia di 100 libri, scritti e consegnati un anno dopo l’altro – a partire dal 2014 – dagli scrittori via via invitati.

Finora la canadese Margaret Atwood e l’inglese David Mitchell hanno accettato l’invito, consegnando un testo che - per contratto - resterà segreto per un secolo. Il sogno o l’incubo di ogni scrittore, come ha scritto Alison Flood sul Guardian. Un progetto visionario e ottimista, una cattedrale immateriale che, invece di svilupparsi in verticale, si estende in orizzontale, lungo una timeline che supera le aspettative di vita di chi la sta progettando.

Nel frattempo, una rete di persone, azioni e decisioni si è messa in moto: i forestali che controllano la crescita degli alberi, la municipalità di Oslo, i committenti, gli sponsor, i conservatori della Biblioteca che mantengono le copie manoscritte al sicuro, gli informatici che si impegnano ad aggiornare i file digitali dei testi, i membri del Fondo fiduciario (Trust) che sovrintende al progetto, i webmaster che aggiorneranno il sito anno dopo anno, gli organizzatori della suggestiva cerimonia annuale di consegna del testo, che avviene nel pieno della primavera nordica, quest’anno il prossimo 2 giugno, con il testo dello scrittore islandese Sjón (nome d'arte di Sigurjón Birgir Sigurðsson).

Nel frattempo, un migliaio di certificati (stampati sulla carta ottenuta dagli alberi tagliati per far posto alla nuova foresta) sono messi in vendita, in piccoli lotti, sia per finanziare ulteriormente il progetto, sia per radicarlo nelle generazioni a venire. L’artista immagina infatti che il certificato - un’opera d’arte grafica tangibile - possa essere acquistato da privati e lasciato agli eredi che potranno scambiarlo - nel 2114 - con una copia del libro stampato.

Un investimento nel futuro, in tutti i sensi. Ma anche in noi, che diventeremo passato. Le curiosità inevitabili che sorgono oggi (fra cento anni cosa saranno i libri? le lingue in cui i testi sono scritti saranno ancora pienamente comprensibili?) hanno il loro reciproco nel futuro: quali fratture, quali continuità, quali andamenti carsici avranno portato (e trasformato) quest’opera fino al 2114?

Il 30 marzo scorso l’artista Katie Paterson ha risposto ad alcune domande:

Una storia di alberi, di libri e di che cos’altro?

KP: Future Library ha molte componenti: nel 2014 abbiamo iniziato a piantare la foresta, 1000 alberi, che dovrebbero bastare - speriamo - a stampare circa 3000 antologie dei testi che gli autori e le autrici produrranno nel corso del progetto. Il numero delle copie dipende dalla lunghezza dei testi, che nessuno conosce, poiché gli autori non sono tenuti a comunicarlo, così come non devono rivelare nulla del contenuto e dello stile.

La foresta da cui - fra poco meno di 100 anni - sarà estratta la carta per stampare i libri è appena fuori Oslo. Chi vuole può e potrà visitarla ed essere testimone della lenta crescita degli alberi nel corso degli anni. Oltre alla foresta, agli scrittori, ai testi, alla pasta di legno, alla carta, c’è una stanza del silenzio (Silent Room) nella New Deichmanske Library di Oslo che verrà costruita entro il 2020 per conservare i manoscritti dei testi per il prossimo secolo. In questa catena di corrispondenze, il legno per rivestire la stanza viene dagli alberi tagliati per far spazio alla foresta.

Memoria, eredità, dono sono i concetti che informano il progetto Future Library. E la Silent room è una specie di capsula del tempo: quali messaggi vi sono racchiusi?

KP: Le componenti dell’opera sono davvero molte ed è difficile definire con precisione dove l’opera risieda. Dal punto di vista del messaggio, la parola dono ci sta, perché mi piace pensare che quest’opera non sia diretta solo a chi è presente ora. Esiste per una generazione futura, che non conosciamo, che è difficile persino immaginare, fatta da persone che devono ancora nascere, compresi gli autori dei testi a venire. C’è tanto di ignoto, di non prevedibile: si tratta di un’opera che ha a che fare col tempo, con la lunga durata, un’opera d’arte che evolve in un modo organico, non fissata a uno spazio o a un tempo. Un’opera che si appoggia sulla fiducia di e in molte persone. Abbiamo creato letteralmente un Trust e chi ne fa parte è responsabile della riuscita dell’opera nel corso dei cento anni stabiliti.

Nella Future Library, il Trust svolge un ruolo chiave nella selezione degli autori e nella supervisione del progetto: come è composto oggi e chi ne farà parte nel futuro?

KP: Il Trust è davvero la chiave del progetto. L’idea ha avuto inizio per me diversi anni fa e ho coinvolto il committente, la società Bjørvika Utvikling che si occupa dello sviluppo della zona di Oslo Bjørvika. Una potente dorsale del progetto è la direttrice del Trust, Anne Beate Hovind, è lei che ha avuto la visione e l’ha resa possibile. Insieme abbiamo cercato di capire come costruire il progetto, mattone dopo mattone. Negli anni, il Trust cambierà. In questo momento stiamo cercando un esperto di culture e lingue diverse dall’inglese e dal norvegese. L’autore di quest’anno, Sjón è il primo non anglofono, scrive in islandese ed egli stesso si chiede con preoccupazione se fra cento anni la sua lingua esisterà ancora e se le persone saranno in grado di leggere quello che ha scritto nell’islandese attuale. Un problema interessante che riguarda l’estinzione e la leggibilità di alcune lingue nel futuro.

La cerimonia di consegna annuale del testo da parte dell’autore è una tappa fondamentale dell’opera. Come si svolge attualmente e come pensa che si svolgerà in futuro?

KP: Finora la cerimonia di consegna è avvenuta alla fine della primavera o all’inizio dell’estate e culmina nella consegna del manoscritto, da parte dell’autore, nella foresta. Ho cercato di mantenerla come una riunione intima. Gli autori leggono testi selezionati da loro, ovviamente non dal manoscritto che stanno consegnando. Il primo anno Margaret Atwood ha letto da un suo lavoro precedente, l’anno scorso David Mitchell ha letto un passo da Gli alberidi Philip Larkin. Chiediamo agli autori suggerimenti per lo svolgimento della cerimonia: David Mitchell ha chiesto un coro che cantasse nella foresta, con un effetto magico.

Ha progettato la cerimonia conclusiva e la fase finale del progetto?

KP: Non sarò da queste parti (sorride). Ma certo dobbiamo cominciare a pianificare l’aspetto del libro e come la pasta di legno sarà trasformata in carta e come il volume verrà stampato. Dobbiamo mantenere a disposizione una macchina tipografica e continuare a insegnare alle persone come si stampano i libri, nell’ipotesi che questa competenza possa non esistere più in futuro.

In che formato sono depositati quelli che chiamate manoscritti? E personalmente, ritiene che in futuro ci saranno ancora libri a disposizione?

KP: L’autore deposita una copia cartacea e un file digitale. Il Trust è responsabile di aggiornare il file digitale al cambio dei formati. In fin dei conti, il manoscritto stampato è il documento più importante. I manoscritti sono stampati in due copie su carta con uno speciale inchiostro archivistico e saranno tenuti al sicuro in quella stanza speciale di cui abbiamo accennato all’inizio, la Silent Room, prevista all’ultimo piano della Biblioteca, fra le sue collezioni speciali.

Future Library ricorda per certi aspetti l’azione 7000 querce di Joseph Beuys alla Documenta di Kassel del 1982. Proporre l’impianto di alberi vivi e respiranti come opera d’arte: è cambiato qualcosa da allora?

KP: Per me è fondamentale ribadire che Future Library è un’affermazione di speranza. È un piccolo gesto, una piccola foresta in una foresta più vasta. Mentre il pianeta sembra dirigersi verso scelte distruttive, c’è una foresta che andrà avanti a crescere per il prossimo secolo. Sono ottimista, ma anche realistica. Ho scelto la Norvegia, perché è un paese con una visione a lungo termine del cambiamento climatico e dell’ambiente.

Che tipo di alb eri state piantando?

Abeti norvegesi. Li abbiamo scelti perché sono i più diffusi nel paesaggio. Se qualche albero muore, può rigenerarsi dal seme. Ci tengo anche a sottolineare l’aspetto high tech del progetto: i forestali hanno un sistema computerizzato che controlla la crescita di ciascun albero.

Future Library ha in comune con la costruzione delle cattedrali la dimensione collettiva e la condivisione dell’autorialità.

KP: Future Library ha qualche tratto di autorialità collettiva: ci sono le voci degli autori, dei forestali, dei conservatori, delle persone coinvolte nelle cerimonie di consegna. In qualche modo il progetto sta coinvolgendo tutta la città. Gli abitanti di Oslo sono proprietari del progetto, perché è il loro progetto.

Chi sta supportando e finanziando il progetto?

Il maggiore sostenitore e committente è Bjørvika Utvikling, la società che gestisce lo sviluppo dell’area omonima, con commesse di opere e opere d’arte. Future Library è un’opera commissionata per Bjørvika ed è in quell’area che sorgerà la Biblioteca, con la stanza dei manoscritti. Oltre a questo importante finanziamento d’avvio, altri fondi saranno trovati in seguito. La foresta è stata donata dalla città di Oslo.

Nel ready-made With Hidden Noise , Marcel Duchamp chiese al suo amico Walter Arensberg di nascondere un oggetto in un gomitolo di spago, senza rivelare di che si trattasse. Anche lei non saprà mai cosa c’è scritto nei testi che comporranno Future Library . Che effetto le fa? Si tratta di una forma di meditazione?

KP: Questo aspetto per me è proprio il cuore di tutto il progetto: il segreto nascosto dei testi, che gli autori devono mantenere. Questa condizione inibisce la gratificazione istantanea e momentanea, che ora è tanto popolare nella nostra cultura, in cui tutto è on demand. Mi piace accettare che dovrà passare un enorme lasso di tempo prima che qualcuno apra la prima pagina. E non ho idea né supposizione di chi potrà essere il primo lettore. E dunque sì, è proprio una forma di meditazione sul tempo.

Il libro sarà in vendita?

KP: Ho realizzato dei certificati stampati sulla carta tratta dagli alberi che sono stati tagliati per piantare la foresta. I certificati - che si possono acquistare adesso - sono un’opera d’arte grafica. Si trasmetteranno nelle famiglie una generazione dopo l’altra e saranno acquisiti da musei, biblioteche e potranno essere dati in cambio dell’antologia nel 2114.

Chi non può andare a Oslo, può accedere al progetto tramite il sito, che presenta una interfaccia particolare. Ce ne parla?

KP: Il sito nella sua nuova veste è stato inaugurato qualche settimana fa. Abbiamo immaginato un “campo digitale” che va avanti, che procede. L’abbiamo pensato con 96 anelli arborei da riempire con informazioni anno dopo anno: il sito come il progetto verrà completato in un secolo. Abbiamo interviste con ciascun autore, filmati della cerimonia di consegna, rassegne stampa. E’ una fonte di informazioni, ma permette anche un’esperienza, grazie al soundscape immersivo progettato dal designer del suono Adam Asnan.

Dalla foresta si produrr à la prima edizione dell antologia, ma ci potrebbe poi essere una seconda edizione

KP: E’ possibile, ma questo è del tutto fuori del nostro controllo. Può esserci una seconda edizione in forma di e-book o di qualcosa ad là della visione e previsione attuale. Ma può anche essere che i libri cartacei saranno più forti che mai. È nelle mani del futuro.

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