Querencia II

Un break nella predica, la pallina del tennista in alto, silenzio sugli spalti. Tace come per dire oh non fosse così, e nel mentre. Poi: desidera tutto, o una parte, forse niente, niente desidera, in effetti, ciò che desidera sempre, desidera senza sentire nel petto nell’aria o in qualche altro buco d’immagine, una forma, una canzone, non le campane, e desidera vita (ma: in teoria, sempre in teoria, poi la prassi è ineludibile; come sconcerto). Desidera silenzio, o l’ultima parola, che nel desiderio si sente inevitabile. Vista – perduta. Toglie pronome, avverbio, aggettivo, qualità ch’è duro rifuggire, se infine è attribuita. Toglie verbo e si ferma al predicato. Rifiuta rifiuta rifiuta. Parte, da una parte di concerto. Ed è vestito di luci:

che lei, soltanto lei, infine, disdica.

 

Lorenzo Mari

Vive e lavora in provincia di Bologna. Ha pubblicato alcuni libri di poesia, tra cui Nel debito di affiliazione (L’Arcolaio, 2013) e Ornitorinco in cinque passi (Prufrock Spa, 2016). Traduce dallo spagnolo (Pablo López Carballo, La precisione dell’indifferenza, Carteggi Letterari, 2016) e dall’inglese (Afric McGlinchey, La buona stella delle cose nascoste, L’Arcolaio, 2015). È direttore della collana “L’Altra Lingua” (dedicata alla poesia in dialetto e in traduzione) per la casa editrice L’Arcolaio. Insieme a Luigi Bosco, Michele Ortore e Davide Castiglione ha fondato la rivista di critica online (www.inrealtalapoesia.com). 

 

Il ciclo Una poesia è a cura di Ivan Schiavone

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