Michele Emmer

Il-viaggio-film-2016“L’incidente con il cervo, lo ha provocato lei apposta?

“Il cervo? Abbiamo molti animali addestrati nei nostri reparti”.

Dialogo che chiude un film in cui si parla di uno storico incontro che ha cambiato la storia di una parte dell’ Europa e fornito una grande lezione al mondo intero.

Dialogo tra un terrorista e un agente dei servizi segreti. Insomma un film di spionaggio, di azione, di inseguimenti e di uccisioni? Non si tratta di un film di azione, non si tratta di un film di inseguimenti anche se l’argomento centrale del film sono attentati, uccisioni, ritorsioni, vendette, torture che hanno insanguinato una piccolissima parte dell’Europa per decine e decine di anni con migliaia di morti. Una guerra civile, un esercito considerato da una parte occupante, dall’altra il salvatore.

Il film parla della guerra civile in Irlanda del Nord, tra l’IRA cattolica e i protestanti. E la guerra civile si vede, o meglio si intravede ogni tanto nel film. Uno dei due protagonisti si vede spesso nei comizi che ha tenuto, l’altro non si vede mai in pubblico, un uomo di azione, anche se non ha mai ucciso nessuno di persona.

I due sono il pastore anglicano Ian Paisley, leader estremista del partito protestante, l’altro, Martin McGuinness, il “presunto” capo militare dell’IRA, di cui nessuno doveva conoscere il volto. Dopo anni di uccisioni, di torture, di vendette, di vittime innocenti (come si dice giustamente in questi casi), iniziano i colloqui per cercare di trovare una tregua e una pace duratura. Le due delegazioni non si parlano direttamente ma solo tramite intermediari. Le speranze non sembrano molte (come sempre in questi casi).

L’odio tra le parti è tangibile. Accade un fatto. Il pastore Paisley deve lasciare la Scozia dove si svolgono gli incontri, per andare a Belfast all’anniversario del suo matrimonio, cinquant’anni. Ci vuole andare assolutamente. Il capo dell’IRA non vuole che torni a Belfast da solo e quindi chiede di andare anche lui con Paisley. Nulla deve sembrare un favoritismo per una delle due parti. Con i due a bordo non ci saranno attentati né da un parte né dall’altra.

I due accettano senza alcun entusiasmo di fare il viaggio insieme. Sanno, se lo immaginano, che tutto quello che si diranno in auto sarà registrato. E così è, ci sono telecamere nell’auto. In tanti, tra cui Tony Blair, vedono quello che succede sperando che qualcosa di nuovo verso la pace accada. Ci vuole un miracolo, dice il primo ministro.

Il guidatore dell’auto vestito da scozzese, finge di non sapere nulla. È anche lui un agente dei servizi segreti. Quando i due protagonisti cominciano a parlare, il capo dell’IRA chiede a Paisley se aveva capito che quello era un agente. Il pastore risponde: “Certo, ha detto di non sapere chi sono io, lo sanno tutti.”

Arriva un punto in cui i due si scambiano battute, ma ci vuole del tempo. Tutti sappiamo come è andata a finire, anche se la storia di questo viaggio in auto in Scozia sotto la pioggia, di due ore, si conoscerà nei dettagli solo anni dopo, quando i due protagonisti sono primo ministro e vice del governo dell’Irlanda del Nord.

Il film è il racconto di queste due ore. In una macchina seguita da un’auto di scorta che verrà a un certo punto allontanata. Tutti sperano che succeda qualcosa, anche i due protagonisti. Ma come si inizia un dialogo tra due persone che rappresentano i due fronti opposti di una guerra civile? Come ha detto di recente il presidente Colombiano Santos a proposito dell’accordo di pace con la guerriglia delle FARC, ognuno non deve pensare di vincere con gli accordi, ma deve ritenere l’altro un avversario e non più un nemico. Parole che sembrano facili da pronunziare.

Le parole che si dicono i due nel film sono proprio quelle che sono state dette? Meglio formulare la domanda così: un film è fiction, ci sono degli attori, un regista, delle scene in luoghi che probabilmente non hanno nulla a che vedere con la cosiddetta “realtà”, sono passati anni. Il film, di cui conosciamo il finale, deve funzionare con i due personaggi. E il crescendo dei dialoghi, tra insulti atroci e battute, tra ricordi di uccisioni e stragi, inglesi e dell’IRA, devono non essere troppo retorici, troppo patetici, troppo….facile a dirsi. Per farlo ci vogliono due ottimi attori e i due ottimi attori ci sono, in particolare l’attore che impersona Paisley, Timothy Spall, è eccezionale. (Migliore attore a Cannes 2014 per Turner di Mike Leigh) Anche l’altro, Colm Meaney è bravissimo. Così come è bravo John Hurt, nel suo ultimo ruolo prima della morte qualche mese fa, è lo specialista che ha organizzato tutto. Il regista Nick Hamm è originario di Belfast.

Il capo dell’Ira ha il telefonino che non prende, chiede all’altro se glielo presta. Sembra più accomodante. L’altro è sprezzante, non parla con un assassino, lui ha solo parlato, mai ucciso. E si vede il vero Paisley che urla “Never! Never!”. Il tempo passa, l’arrivo all’aeroporto a Edinburgo si avvicina ma tranne insulti e battute sarcastiche non succede nulla. Per allungare i tempi, deviazione nella foresta e scontro con il cervo. I due scendono, la macchina deve essere riparata. E parlano nel bosco da soli, nessuno sentirà mai quello che si dicono, in un cimitero abbandonato, in una piccola chiesa. E il capo dell’Ira rivela che sua figlia dopo una strage gli ha chiesto se lui giustificava tutto. E si commuove, e Paisley lo insulta, giustamente. Ad un certo punto devono decidere se tornare all’auto, per partire e Paisley forse per caso dice “WE” (Noi) [il film non ha senso se non in lingua originale]. E il capo dell’IRA lo sottolinea. È successo qualcosa, ma nessuno cede. Arrivano all’aeroporto, non tutto va raccontato del film, le due mani si stringono. E le foto dei veri personaggi alla fine del film mostrano un Paisley che se la ride contento. I due diventeranno grandi amici. La guerra civile, malgrado l’accordo venga rifiutato dai duri (se così si può dire) delle due parti, regge dopo 10 anni. Un modello per risolvere una guerra civile senza quartiere e senza regole.

Un bellissimo film, dialoghi strepitosi, attori fantastici. Al cinema Fiamma a Roma, sala grande, alle 20.30 eravamo in 3. Certo basta guardare le recensioni in rete, tre palle le hanno tutti i film. Viva la faccia del telegiornale France 24 quando il mercoledì parlano di cinema e dicono di alcuni film che non sono da andare a vedere. Questo invece sì, sia per gli appassionati di cinema, sia per chi la storia non la conosce, sia per quelli che decidono delle nostre vite. E per i misteri dell’animo umano, due nemici giurati da anni diventano amici. Un film retorico, un film da guardare dall’alto in basso? Viva la retorica!

Ian Paisley è morto nel 2014, Martin McGuinness il 21 marzo 2017.

The Journey (Il viaggio)

diretto e prodotto da Nick Hamm

con Timothy Spall, Colm Meanay, John Hurt

sceneggiatura Colin Bateman

94 m., Gran Bretagna 2016

***

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