Mariuccia Ciotta

great-wall3È un T-Rex dal sangue verde che sciama a valanga moltiplicato in migliaia di esemplari grazie al tocco virtuale. Imbattile se non a contatto ravvicinato con un magnete, stile kriptonite. Aggressivo, spettacolare, coreografico, si chiama Taotie ed è la metafora produttiva di The Great Wall, il film di Zhang Yimou, primo kolossal cino-americano per il regista di Sorgo rosso (1987), budget 150 milioni di dollari circa, incassi quasi raddoppiati a livello internazionale, buon successo in patria, scarso risultato al box-office Usa (è 18°).

Polpettone, marchetta, operazione di puro marketing. Accusato di whitewashing per le tre star bianche, Matt Damon, Pedro Pascal, Willem Dafoe, The Great Wall, girato tutto in Cina, è stato accolto dai critici avversi come un oggetto impuro, l'ultimo e definitivo tradimento del regista della quinta generazione cinese, figlio indocile della rivoluzione culturale, autore di poemetti tipo Lanterne rosse (1991), La storia di Qiu Ju (1992), La strada verso casa (1999), Non uno di meno (1999). Già “smascherato” dalla cerimonia di apertura e chiusura delle XXIX Olimpiadi di Pechino, 2008, il più sensazionale film proiettato tra le nuvole, prova generale, dicono, del suo passaggio al “cinema di propaganda”. Zhang Ymou quasi una Riefenstahl dell'estremo oriente.

The Great Wall è quella cerimonia, un'enorme istallazione d'arte, è la macchina celibe di Duchamp, un congegno rotante e magnifico incastonato nella Grande Muraglia, vera e ricostruita al computer, dove una folla di ballerini si divide la scena e forma rose colorate alla Busby Berkeley. Gli azzurri sono le guerriere acrobate, lanciate giù dal muro con corde elastiche, frecce alate e fischiettanti, i rossi e i neri truppe maschili agli ordini del generale Lin Mae (Tian Jing), una fluorescente miss Beijing. Squadre sincronizzate per balzare e piroettare... una Cina prodigiosa che in controtendenza (d'attualità) ha alzato un muro per salvare l'umanità dai mostri, bestie della leggenda venute su dagli abissi per divorare i vivi. Esseri umani di ogni colore faranno massa contro lo squamoso nemico, anche i mercenari Matt Damon e Pedro Pascal (Il trono di spade), predoni spinti all'inizio solo dall'avidità per la polvere pirica, il “sale della Cina”, buona per le armi da fuoco ma anche per i giochi pirotecnici. Fuochi d'artificio di Zhang Yimou. La macchina da presa gira e si contorce in piani sequenza impossibili, esce ed entra dalla fortezza in un viaggio serpentino e vertiginoso, un saggio di magie da far invidia a Méliès.

L'accoglienza dei bianchi - barbuti selvaggi, reduci da inseguimenti e assalti – è squisita da parte dell'avamposto nella Grande Muraglia, una specie di fortino fordiano. Applausi per la performance di Matt Damon che fa furore con il suo vecchio arco, taglia zampe, ammazza Taotie, salva un goffo cinesino e solidarizza con lo stratega Wang (Andy Lau, La foresta dei pugnali volanti, A simple life). Sotto le mura il vortice verde digrigna i denti, inghiotte corpi danzanti, sfrenatamente avanza verso la civiltà, la capitale, dove si trastulla con un Taotie in gabbia lo sciocco e pavido “ultimo imperatore”di Bertolucci.

La specie infernale prorompe dalla terra ogni sessant'anni sempre più evoluta, guidata dalla Regina madre, il Monstrous-Feminine di Barbara Creed, parente dell'Alien femmina di James Cameron (Aliens – Scontro finale, 1986). Solo lei, il generale Lin, come allora Ripley, potrà batterla.

L'epopea si intreccia con il contemporaneo, l'Ordine dei senza nome che presiede la Grande Muraglia segue quattro principi: disciplina, lealtà, segretezza, sacrificio, un “libretto rosso” già stampato in forma di graphic novel e che fa da prequel al film.

I simboli dell'Est e dell'Ovest si fondono in The Great Wall, fumetti e manga, science fiction e arti marziali, un monumento della Wanda Group, conglomerato cinese del settore alberghiero, che ha acquisito la Legendary Pictures con sede a Burbank nel gennaio 2016. Prima con la Warnes Bros, poi con l'Universal, la Legendary ha realizzato titoli come Batman Begins, Il cavaliere oscuro, Jurassic World e infine è passata alla Cina. Da Hollywood a Pechino con interessi diffusi nello sport occidentale (tra l'altro, i diritti tv della Lega calcio). Non solo. La catena di cinema americana, la Amc, è stata assorbita nel 2012 dalla Wanda Group e ora è il primo operatore globale del settore con 7.616 sale in tutto il mondo.

Ecco cos'è un Taotie. Ma Zhang Yimou lo ha domato con il suo circo del meraviglioso dove negli interstizi dei fotogrammi spunta il suo celebre mood, lo scarto inatteso dove la crudeltà è infranta da uno sguardo. Quel cinema nato negli anni Settanta di pari passo con la New Hollywood, la “quinta generazione” che include Steven Spielberg, al quale non si perdona lo slittamento tra Duel (1971) e Il grande gigante gentile (2016), perché come scrive, definitamente, Ernst H. Gombrich gli “amatori d'arte” sono sempre pronti a sospettare tracce di degenerazione nelle opere, ed è scontata la loro preferenza per i cosiddetti primitivi.

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