Elisabetta Marangon

01_Letizia Battaglia_Ospedale psichiatrico_1983Una mappa si dirama su un pannello monumentale rendendo visibili i luoghi che la compongono, fino a svelare l’identità del tessuto urbano: si tratta della città di Palermo, i cui rilievi cartografici sono disturbati da un intreccio di sottili linee che si intersecano tra di loro, contraddicendone l’equilibrio apparente. Si estendono all’interno come all’esterno del territorio, controbilanciate da un indice numerico al quale corrisponde, all’estremità, una fotografia. Dozzine di parvenze in bianco e nero gravitano sospese in quello spazio familiare e al contempo estraneo, invitando il visitatore a penetrare negli interstizi ancora in parte inediti di una memoria pubblica e privata che, dall’elemento particellare del capoluogo siciliano, si allarga fino ad abbracciare l’intera penisola italica. È attraverso tale veduta dall’alto, costellata di immagini che si offrono come indici alla sua decifrazione, che si apre Per pura passione, la mostra antologica di Letizia Battaglia allestita presso il MAXXI di Roma.

Una retrospettiva che sorprende per la ricchezza del materiale, esposto in quattro sezioni consequenziali nelle quali si ripercorrono i quarant’anni della poliedrica carriera di un’autrice che preferisce definirsi «una persona e non una fotografa», animata da un’insaziabile desiderio di libertà conoscitiva ancora oggi, a 82 anni (il compleanno di Letizia Battaglia cade proprio oggi, 5 marzo). Si passa dagli esordi a Milano e a Genova, alla fine degli anni Sessanta, come cronista e fotoreporter per il quotidiano «L’Ora», ai servizi incentrati tanto sulle stragi di mafia a Palermo, quanto sui riti e i costumi dei suoi abitanti – insieme a Franco Zecchin, suo collega e compagno per lungo tempo – fino alle Rielaborazioni sperimentali degli anni Novanta e del Duemila, attraverso le quali cerca di affrontare il doloroso lutto per tutte le vittime di Cosa Nostra, come i magistrati Paolo Borsellino e Giovanni Falcone. Dinanzi ai cui corpi dilaniati, nel 1992, scelse di sottrarsi a una raffigurazione inaccettabile, come confida ad Attilio Bolzoni nel catalogo della mostra: «Quel sabato ho detto basta, basta con i morti di Palermo […] a Capaci non sono più riuscita a fotografare la morte».

02_Letizia Battaglia_I due Cristi_Palermo1982Dal bianco e nero delle stampe vintage si passa alle pagine ingiallite dei quotidiani; dalle copertine delle riviste da lei curate, come il mensile «GRANDEVÚ. Grandezze e bassezze della città di Palermo», alla collana «Edizioni della battaglia»; dai filmati a colori in veste di regista, come Festa d’Agosto (1982), alle interviste e ai documentari, tra i quali Amore Amaro (2012) di Francesco Raganato, che ne mettono in luce il profilo umano, oltre che professionale, a lungo avaro di riconoscimenti in Italia; mentre si rivelano al pubblico, per la prima volta, molte opere provenienti dal suo archivio privato.

Come il suo primo scatto, del 1969, pubblicato sulle pagine del giornale palermitano «L’Ora», per il quale intervista e ritrae la prostituta Enza Montoro, coinvolta in un omicidio; oppure il volto grave di riflessioni di Pier Paolo Pasolini, la cui personalità l’ha colpita da subito, in quell’inatteso incontro avvenuto nel ’72 al Circolo Turati: «L’ho conosciuto quel giorno ma ce l’avevo già dentro e non me lo sono fatto scappare più». Materiali esclusivi come i provini a contatto, presentati in un’enorme teca, grazie ai quali è possibile avvicinarsi al suo sguardo, lucido e al contempo carezzevole, mentre coglie le impalpabili sfumature del soggetto che inquadra «sempre da molto vicino […] a distanza di un cazzotto o di una carezza». Unici come le espressioni dei malati di mente dell’ospedale psichiatrico di via Pindemonte a Palermo, la Real Casa dei Matti, condannati a un silenzioso destino di spoliazione identitaria nell’indifferenza generale, che sembrano dialogare con le personalità esposte sulla parete di fronte: come Josef Koudelka, uno dei suoi «maestri, anche di vita», Renato Guttuso, mentre è intento a dipingere nel suo studio, o Frank Zappa al termine di un concerto. Su un monitor al centro della sala, intanto, scorre La mia Battaglia. Franco Maresco incontra Letizia Battaglia (2016), l’intenso docu-film del regista suo amico e concittadino, presentato al Museo in anteprima, nel quale la fotografa ricorda il suo ostinato desiderio di voler a tutti i costi entrare nella struttura ospedaliera: «Eravamo un gruppetto di sei persone. Entrammo lì dentro e portammo una palla […] Nessuno gli aveva mai buttato una palla. Nessuno aveva interagito con loro. Non avevano neanche un nome […] perché il loro stare male era innocente», mentre la sua voce vibra su alcune rare sequenze a colori girate in super 8 all’interno dell’edificio.

03_LetiziaBattaglia_GeraciSiculoLa vicinanza del suo sguardo guida e accompagna il visitatore scuotendolo per la sincerità della sua natura, fino a esplodere in Anthologia: un’installazione dalle proporzioni titaniche – presentata in precedenza allo ZAC di Palermo – composta da oltre centoventi immagini di grande formato sospese da terra, e con la quale si conclude il percorso espositivo. Si tratta di un labirinto visivo dei «morti e dei vivi che hanno inseguito le nostre vite», allineati secondo una geometria spaziale che non lascia tregua alla coscienza e scalfisce al contempo il tessuto epidermico, all’insegna di una reciprocità simbiotica. Uno scatto segue l’altro e si specchia in quello che gli si staglia dinanzi e alle spalle, come fosse l’uno parte indivisibile dell’altro, mentre le singole effigi sembrano osservarsi anche a distanza e confondersi con quelle del pubblico presente, estraniandolo per l’inaspettato sdoppiamento percettivo. Tra tutti quei corpi ritratti, di giovani o di anziani, che circondano altri corpi, nudi o insanguinati, colti nei momenti di svago o di intima convivenza familiare, tra mura borghesi o popolari, anche i morti sembrano vivi e «la sofferenza non cancella la grazia, ma si trasforma in una prova da superare attraverso la fede nella capacità di redenzione dell’essere umano e la più appassionata indignazione».

Letizia Battaglia

Per pura passione

a cura di Paolo Falcone, Margherita Guccione e Bartolomeo Pietromarchi

Roma, MAXXI, dal 24 novembre 2016 al 17 aprile 2017

Catalogo DRAGO, 2016, 140 pp. ill. b/n, € 40

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