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È partito il conto alla rovescia verso l'apertura del Cantiere di Alfabeta. Chi è già iscritto all'associazione riceverà nei prossimi giorni le indicazioni per accedere. Alle lettrici e ai lettori che non hanno ancora aderito al nostro invito, consigliamo di leggere la presentazione di questo nuovo spazio di confronto e approfondimento, primo passo verso la realizzazione di una rete attiva di intervento culturale. E visto che di un cantiere si tratta, il tema di apertura non potrà che essere il lavoro. Ecco, dunque, il testo con cui Lelio Demichelis, che coordina questa area di discussione, introduce il dibattito:

Il mondo del lavoro si divide in due grandi segmenti, l’uno in apparente conflitto con l’altro, forse invece funzionali l’uno all’altro. Da una parte il grande e maggioritario settore della precarizzazione, della uberizzazione del lavoro, della gig economy, della scomposizione del lavoro in frammenti sempre più isolati e individualizzati ma anche sempre più connessi (e sfruttati) nella grande fabbrica globale. Dall’altra vi è l’impresa che vuole essere comunità di lavoro, dove il manager diventa un motivatore più che un capo e dove entra il manager della felicità e vince il fare squadra e creare lo spirito di gruppo – come alla Fiat di Torino dove, su iniziativa del responsabile del personale si fanno partecipare i lavoratori ad attività sociali quali ridipingere le scuole e le biblioteche del quartiere; oppure chiedendo ai dipendenti, come Apple e Amazon, di introiettare il senso più che la mission dell’impresa, che assume così una forma quasi-religiosa. In mezzo, la quarta rivoluzione industriale in arrivo. Ma sopra tutto, un’economia capitalistica che è sempre più forma di vita degli uomini. E che usa le emozioni e i sentimenti per governarla.  Di questo si occuperà il primo, imminente Cantiere di Alfabeta2.

Ed ecco quello che trovate oggi su alfadomenica:

  • Umberto Eco, Di una "funzione 007" (con una nota di Andrea Cortellessa): ... Ingredienti del romanzo nero? Una ambientazione medievale (gli inglesi lo chiamarono infatti ro­manzo «gotico») e quindi un gusto, sia pure fumoso e impre­ciso, della storia (non ultima ra­gione per allineare queste opere tra i precursori della sensibilità romantica); un assortimento di spettri; un malvagio di turno, a cui porre per contraltare una fan­ciulla pura e sedotta (ed ecco che il romanzo nero si ricollega così alla scia del romanzo richardsoniano) e possibilmente una serie di figure di contorno, tratte da una mitologia negativa del catto­licesimo visto da una società pro­testante, e quindi frati lussuriosi, madri badesse corrotte, Inquisi­tori diabolici; ultimo tocco, non indispensabile ma raccomandato, la presenza del Maligno. Tona­lità necessaria, una ricerca spas­modica dell’eccesso. Leggi:>
  • Ferruccio Giromini, Il graphic novel, questo sconosciuto: Sono anni che se ne parla, ma dalle nostre parti sembra che ancora non se ne venga a capo. La dizione graphic novel va intesa al femminile o al maschile? Sostituisce il termine fumetto? Quali sono le sue caratteristiche precipue? È un fumetto più nobile, o no? Da quando e perché si è cominciato a usare questa locuzione? E cosa significa in fondo e sul serio?  - Leggi:>
  • Alberto Capatti, Alfagola / A matriciana: Con il cibo abbiamo un rapporto immaginario, almeno sino a che non ce lo prepariamo e non lo mangiamo. Le mani lo cucinano, lo servono e la bocca opera alla sua distruzione. Una volta ingerito, consumato, torna a essere ricordo e attesa, anzi linguaggio, mentalmente espresso e digerito, sino al momento in cui afferriamo un cucchiaio, una forchetta, o semplicemente tendiamo le dita. I pensieri che andiamo formulando in margine alle ricette hanno proprio la funzione di restituire al cibo la sua irrealtà, ben consci che essa nasce proprio da bocconi, morsi e da una deglutizione che per essere fisica non è pur meno mentale. Perché chiamarlo immaginario ? Forse per stimolare il consenso, ovvero perché fantasia rima con gastronomia. - Leggi:>
  • Antonella Sbrilli, Alfagiochi / In cerca della L: Archiviata la raccolta della A, con cui abbiamo giocato la volta scorsa, la ricerca delle lettere alfabetiche nelle opere d’arte di qualunque epoca e tecnica si sposta alla L. Come abbiamo detto per la A, la lettera non deve fare parte di una parola, ma risaltare in una tessitura di segni o di colori, apparire in una struttura, emergere da una rotazione e così via.   - Leggi:>
  • Semaforo: Futuro / 1 - Futuro / 2 - Futuro / 3 - Leggi:>

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