d63122875Francesca Lazzarato

Tales for little rebels. A collection of radical children's literature è il titolo di un sontuoso libro a cura di Julia L. Mickenberg e Philip Nel (con l'autorevole imprimatur introduttivo di Jack Zipes), pubblicato nel 2008 dalla New York University Press: una raccolta brillantemente commentata di storie per bambini poco conosciute, apparse nei primi settant'anni del XX secolo e ispirate a temi quali il pacifismo, i diritti civili, l'uguaglianza di genere, l'accoglienza, la dignità del lavoro, l'ambientalismo, che esortano i più piccoli a credere nella possibilità di organizzarsi per cambiare le cose, usando non solo la forza dell'indignazione, ma anche quella della fantasia e dell'umorismo. A completare il testo, infine, una nutrita bibliografia dà conto di testi consimili, ma ristampati ancora oggi e talmente noti che i loro autori non hanno bisogno di presentazioni, come il Dr. Seuss (pseudonimo di Theodor Seuss Geisel), costantemente citato dai curatori e definito da Nel "il primo scrittore americano antifascista per bambini": un illustratore e umorista di origine tedesca, nato a Springfield nel 1904 e scomparso nel 1991, le cui opere restano vendutissimi evergreen.

Gli album con il marchio di fabbrica del Dr. Seuss sono quasi cinquanta, costruiti su un intreccio di figurine tracciate con segno inconfondibile e di testi in versi fatti di assonanze, giochi di parole, invenzioni e nonsense (una "missione impossibile" anche per il più capace e creativo dei traduttori), ormai entrati a far parte del linguaggio di uso comune, e per generazioni di bambini americani hanno rappresentato e continuano a rappresentare un immaginoso esercizio di libertà e la possibilità di mettere allegramente in ridicolo i prepotenti, i conformisti, gli ipocriti e i demagoghi, come accade, per esempio, in Yertle The Turtle, che a suo tempo venne escluso da molte biblioteche scolastiche perché considerato "troppo politico".

636216253913877787-ostrich-hats-seussCon immagini e rime esilaranti ci viene raccontata l'assunzione del potere da parte di una tronfia tartaruga dall'ego smisurato, che obbliga le altre a mettersi l'una sopra l'altra per farle da piedistallo. Un piedistallo sempre più alto, perché Yertle vuole raggiungere e superare la luna... finché a Mack, la tartaruga che sorregge tutte le altre e l'unica che osa parlare dei diritti di "quelli che stanno sotto", sfugge un colossale rutto, grazie al quale Yertle precipita nel fango dello stagno.

Da How the Grinch Stole Christmas, critica del consumismo non solo natalizio, a The Cat in the Hat Comes Back, interpretabile come una parabola sull'autoritarismo sconfitto dalla democrazia, a The Lorax, sulla minaccia per l'ambiente rappresentata dall'incontrollato prevalere del profitto, fino a The Butter Battle Books, in cui gli Yooks e gli Zooks, separati da un alto muro, si odiano e si combattono per il diverso modo di mangiare pane e burro, il Dr.Seuss ha lanciato con straordinaria levità i suoi messaggi etici, politici e morali – ma non moralisti – destinati a raggiungere nel modo più semplice e divertente l'interlocutore infantile, ma anche gli adulti, in grado di coglierne i significati più complessi e meno evidenti. E il fatto che si rivolgesse a lettori di età diversa e differente consapevolezza emerge anche dall'adattamento di un libro per lettori principianti, Marvin K.Mooney Will You Please Go Now, alle vicende dell'affare Watergate; bastò sostituire il nome di Nixon a quello del bambino Marvin, infatti, per ottenere un testo satirico che nel 1974, pochi giorni prima delle dimissioni del Presidente, venne pubblicato dal “Washington Post”.

Non c'è da stupirsi, quindi, che nell'ottobre scorso un considerevole numero di little rebels ormai cresciuti abbiano creato l'hashtag #trumpdrseuss, che dispiega una vasta produzione collettiva antitrumpiana a base di versi e disegni ispirati alla metrica, al linguaggio e ai personaggi del Dr. Seuss, incluso un Grinch arancione con parrucca in tinta. Ma già nel dicembre del 2015 Jimmy Kimmel, conduttore di un talk show di successo, aveva letto davanti all'attonito Trump un Dr. Seuss apocrifo, Winners Aren't Losers, che metteva alla berlina gli slogan e le promesse dell'allora candidato repubblicano. E c'è di più: nelle ultime settimane è scoppiata un'epidemia di tweet che ripropongono alcune vignette tra le oltre 400 eseguite da Theodor Seuss Geisel per “PM”, rivista liberal pubblicata tra il 1940 e il '48 , cui collaborarono anche Erskine Caldwell, Dorothy Parker, James Thurber e Hemingway.

drseusswartime13I bersagli preferiti di Seuss erano il nazismo e il fascismo, il razzismo e l'antisemitismo, gli avversari del new deal e soprattutto l'America First Committee (del quale Trump ha ripreso enfaticamente lo slogan), controversa organizzazione nazionalista, isolazionista e anti-interventista: argomenti trattati con lo stesso segno graffiante dei libri per l'infanzia e, quando una semplice didascalia non sembrava sufficiente, con strofette irridenti. Inutile sottolineare che, se molte vignette sono leggibili solo nel contesto dell'epoca, altre risultano curiosamente attuali, alla luce sinistra dell'appena inaugurata era trumpiana. Tra le più pertinenti, quella su una riccioluta signora che ha sul petto la scritta America First e legge ai suoi figli una fiaba in cui il lupo Adolf sgranocchia i bambini: ma la cosa non è grave, perché si trattava solo di foreign childrens. E che dire dei cappelli a forma di testa di struzzo, venduti a chi vuole alleviare il mal di testa procurato dal fastidioso pensiero di Hitler, o della gigantesca gru reazionaria con palla di ferro che vuole buttar giù la U.S. Social Structure eretta da Roosevelt, così come Trump intende demolire l'Obamacare?

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Trump nei panni del Grinch

A lungo dimenticate, ma non sconosciute (nel 2001 lo storico Richard H. Minear le ha raccolte e commentate in un saggio con prefazione di Art Spiegelman, Dr.Seuss Goes to War), le vignette fanno oggi parte della Dr. Seuss Collection conservata nella Geisel Library, la biblioteca dell'Università di San Diego alla quale Audrey Geisel donò 20 milioni di dollari e quasi tutti gli originali del marito, e, grazie a una tempestiva digitalizzazione, sono accessibili in rete. Di tweet in tweet, però, chi le diffonde ne ha giustamente ignorate alcune che sembrano in contraddizione con le idee e l'opera di Seuss: quelle che, dopo l'attacco a Pearl Harbour, sostengono l'internamento dei nippo-americani (una tra le tante pagine oscure della storia degli Stati Uniti), rappresentati dal disegnatore come l'Onorevole Quinta Colonna, pronta a organizzare attentati e sabotaggi. Ma di questo passo falso propagandistico, approvato peraltro dalla redazione di “PM”, Seuss si pentì in fretta, tanto che Horton Hears a Who! (uno dei suoi libri più famosi, dedicato a un amico giapponese) va letto come una trasparente allegoria della scoperta del Giappone da parte di uno straniero, e, mentre sottolinea il valore delle differenze, si oppone alla discriminazione e ai pregiudizi; un modo per confessare un errore, per scusarsi e per mettere in pratica quello che, secondo i biografi Judith e Neil Morgan, era il suo motto: "Possiamo essere meglio di così". Parole che negli Stati Uniti di Trump e Bannon, delle deportazioni e del Muslim Band, moltissimi americani staranno forse ripetendo a sé stessi.

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