woman_traffic-300x202Ghettizzazione
A partire dalla primavera la Galleria degli Uffizi di Firenze, uno dei musei d'arte più antichi al mondo, esporrà un maggior numero di opere realizzate da donne artiste, cercando di rimediare a uno storico squilibrio di genere in un’iniziativa di lungo respiro. Una mostra che si propone di rilanciare la fama di Suor Plautilla Nelli (1523-1587), la prima pittrice rinascimentale che si conosca a Firenze, sarà visibile agli Uffizi dall'8 marzo (e fino al 30 aprile), in coincidenza con la Giornata internazionale della donna. Due settimane dopo, nel museo confratello degli Uffizi oltre l’Arno, Palazzo Pitti, si aprirà una mostra di autoritratti dell'artista e femminista austriaca Maria Lassnig (24 marzo - 28 giugno). L’esposizione di Plautilla Nelli sarà la prima di una serie annuale dedicata a donne artiste, dice Eike Schmidt, direttore degli Uffizi e di Palazzo Pitti. (…) Consacrando alle artiste mostre periodiche e una presenza permanente fra i pezzi esposti della raccolta, il museo intende "evitare la ghettizzazione", dice Schmidt. "Questa non è solo un'iniziativa speciale da fare per tre o cinque anni. Non so quanto a lungo sarò direttore, ma penso che potremmo facilmente andare avanti per vent’anni.

Hannah McGivern, Uffizi to show more female artists , The Art Newspaper, 2 febbraio 2017

Misofonia
La misofonia, un disturbo di cui soffrono le persone che odiano determinati suoni legati per esempio alla masticazione, a una respirazione rumorosa o anche ai ripetuti clic di una penna, è stata riconosciuta come tale nel 2001. Nel corso degli anni, gli scienziati si sono dimostrati scettici di fronte all’idea che si trattasse davvero di un disturbo medico, ma adesso una nuova ricerca condotta da un gruppo dell'università di Newcastle nel Regno Unito ha dimostrato che il lobo frontale del cervello delle persone affette da misofonia è diverso rispetto a chi non ne soffre.

Kate Samuelson, Does the Sound of Noisy Eating Drive You Mad? Here's Why , Time, 3 febbraio 2017

Teleprompter

Dwight D Eisenhower è stato il primo presidente degli Stati Uniti ad affrontare la nazione con l'ausilio di un “gobbo”. Lo provò durante la campagna presidenziale del 1952 (anche se durante il discorso rimproverò goffamente la macchina perché si muoveva troppo piano). (…) Di recente, il teleprompter è entrato in una nuova fase. Nel corso di uno dei suoi comizi elettorali lo scorso ottobre, Donald Trump si è interrotto a metà del discorso, ha indicato lo schermo e ha detto: “A proposito, il teleprompter non funziona da venti minuti. E per la verità a me il mio discorso piace di più senza il gobbo”. Ha preso uno dei vetri trasparenti e lo ha rotto. Il gesto di Trump ha frantumato il tacito accordo tra chi parla e chi ascolta, rivelando pubblicamente il trucco magico del teleprompter. Rifiutando ostinatamente il dispositivo per la maggior parte della sua campagna, ha segnato un contrasto tra la routine ben orchestrata dei rivali politici e i suoi ingovernabili discorsi a braccio. Anche quando lo hanno convinto a usare un teleprompter, Trump spesso ha deviato dal testo, aggiungendo commenti, improvvisando, scherzando e sovvertendo tutte le regole del linguaggio formale. Obama, di solito un oratore eccezionale, si è trovato in difficoltà le rare occasioni in cui il teleprompter ha smesso di funzionare.

Nana Ariel, What the teleprompter tells us about truth, Trump and speech , Aeon, 2 febbraio 2017

Il Semaforo di Alfabeta2 è a cura di Maria Teresa Carbone

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