Michele Emmer

metroSiamo in un luogo di grande storia per la città di Venezia, la Biblioteca Nazionale Marciana, dove venne collocata la celebre collezione di codici greci e latini che il cardinale Bessarione destinò a Venezia nel 1468. Nell’edificio della piazzetta di San Marco ideato da Jacopo Sansovino che Palladio chiamò “il più ricco edificio che forse sia mai stato fatto dagli antichi in qua” e che l’Aretino definì “superiore all’invidia”. Un luogo unico per la grande storia del libro.

È stato il 2016 l’anno della importante mostra dedicata a Aldo Manuzio, alla grande tradizione veneziana del libro, a come il libro è stato inventato. Un oggetto in cui la forma, i caratteri, il formato, la grafica, le immagini sono fondamentali (così come lo sono, a volte, i contenuti).

Siamo in un luogo importante per l’editoria scientifica, a più di 500 anni dal famoso sermo che il matematico Luca Pacioli tenne sulla teoria delle proporzioni per la Scuola di Rialto nella chiesa di San Bartolomeo, nel 1508, davanti a 500 persone: artisti, architetti, poeti, ingegneri, medici, banchieri, mercanti, musicisti, cartografi e potenti religiosi e laici della città. E l’elenco parziale dei presenti (forse dimenticando Erasmo da Rotterdam) Luca lo inserì in un volume che andò in stampa, tra il libro IV e il V degli Elementi di Euclide, stampato in Venezia e che si trova nella Biblioteca Marciana.

Il libro stampato, più di 500 anni di storia. E l’arte, in cui Venezia è stata uno dei grandi poli del mondo. E la carta, perché Venezia era (ed in parte è ancora) uno dei luoghi della carta. Carta, arte, libri, umanesimo, tecnica, creatività, grande artigianato.

L’Utopia del libro. Nel libro di Thomas More si parla dei libri che chi vive in Utopia deve leggere, quelli di Manuzio. E dell’insegna di Manuzio scriverà Melville in Moby Dick. Ci sono a Venezia, lo diceva Hugo Pratt, diverse porte alchemiche che i veneziani usano per andare in altri mondi. Nell’Utopia, in fondo.

E cosa c’è di più utopico, di più immaginifico, di più alchemico, che realizzare un libro “favoloso” (parola dai tanti significati) che nasce in quel luogo alchemico utopico che è l’Atelier della Grafica Venezia Viva, che ha come stemma quello che era di Aldo Manuzio? Utopia della parola, delle immagini, della grafica, della carta, del libro, della immaginazione. Più di 300 artisti di tutto il mondo, un oggetto-libro che a Manuzio forse sarebbe piaciuto, lui che pensava ai tascabili ma realizzava anche l’Hypnerotomachia Poliphili. Un libro a cui hanno collaborato artisti di varia formazione, con tecniche diverse, con visioni diverse. E che poteva nascere, come tanti altri progetti, solo qui, a Venezia, città dell’arte, delle lettere, delle scienze, che sempre rinasce (su quello che ne resta). Tema del libro, lungo 66 metri, quando aperto: Metropolis.

Metropolis: non può non venire in mente il famoso film di Fritz Lang, film muto del 1927. Il modello di Lang sembra sia stata la città di New York, con i suoi spettacolari palazzi altissimi, pieni di luce.

Metropolis, la mega città, le grandi costruzioni, le grandi differenze sociali. Metropolis viene da due parole greche, meter, madre e polis, città, città da cui si partiva, la città madre, per andare in giro a cercare un’altra città e un’altra patria. La città da cui si parte e a cui si vuole tornare. Come Venezia, grande città madre, che si espande sulle acque, che costruisce porti e fortezze e palazzi lungo i mari che conosce, per rendere sicuro l’allontanarsi e l’avvicinarsi dalla madre patria. In un continuo muoversi di navi e di merci, di marinai e soldati. Che aspirano a tornare, a portare le ricchezze che hanno trovato nel mondo nella loro città madre, la loro metropoli. E le maree scandiscono questo andare e venire, e riflettono nelle loro acque le ricchezze, i palazzi, le grandi chiese.

È una metropoli per la cultura, Venezia. Una scelta obbligata, quando le altre ricchezze, che arrivavano con le navi, hanno smesso di arrivare e si sono dissolte le illusioni sulla rinascita della città.  Con le sue chiese, con i dipinti, con i palazzi,  la città madre ha indicato la via, si è rivelata metropoli dell’arte in un continuo trasformarsi, rigenerarsi. In una eterna metamorfosi.

Non poteva mancare il tema della città madre, della Metropolis, che tutti riunisce, in un abbraccio che non è virtuale ma solido e profondamente umano. E vedendo da quanti paesi provengono gli artisti che hanno preso parte alla realizzazione di questo libro d’arte, per la gioia dell’arte, si capisce che sentirsi parte di una Metropolis non è solo una questione di numeri.

Ci voleva una città sospesa sulle acque per far sentire tutti legati a una storia, a un progetto. Una Metropolis costruita su una Utopia. Cosa può essere più durevole, verso l’eternità?

Metropolis e le Edizioni d’Arte del Centro Internazionale della Grafica di Venezia, Biblioteca Nazionale Marciana, Piazzetta San Marco (con ingresso dal Museo Correr)

14-29 gennaio 2017 prorogata al 28 febbraio

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