Donatella Della Ratta

recollectionL'angolo della strada dove è parcheggiata l'auto blu è di fronte alla casa di mia nonna. L'auto era un taxi di Ahmad Farraj, un parente di mia nonna. C'è una pietra su quella strada, quando ero bambino amavo sdraiarmici sopra. E' dove si sedeva mio nonno colla sua radiolina nei pomeriggi estivi...

Nel racconto in prima persona di Kamal Aljafari, che scivola sui titoli di coda del suo bellissimo Recollection (Germania/Palestina 2015), tutt'uno con le note struggenti di Geet fe waqtak dell'artista algerina Warda, riusciamo a visualizzare la strada, l'auto blu, la nonna, la pietra, la radiolina, i pomeriggi estivi, proprio com'erano, proprio come dovevano essere, nella Palestina dell'immaginario pre-occupazione. Fantasmi di un film immaginario, un film mai girato perché altri film furono girati, altre immagini scritte nella memoria della Storia poiché quest'ultima, come si sa, appartiene sempre ai vincitori.

Recollection è un film che restituisce visibilità a questi fantasmi della storia: la strada blu e il nonno del regista, la radiolina e la pietra, a Jaffa, inghiottiti non solo dall'occupazione israeliana ma dalla progressiva volontà dell'occupante di cancellare ogni traccia visiva del passato, di ciò che era e che potrebbe essere ricordato e descritto come ciò che una volta fu.

Così prende avvio il processo di cancellazione dalla storia, attraverso immagini selettive che producono un passato e ne eliminano un altro: perché, come l'amara lezione di Walter Benjamin ricorda, le prime si leghino irrimediabilmente al presente per trovare in esso nuova vita, e le seconde, altrettanto irrimediabilmente, scompaiano. I film israeliani e americani girati a Jaffa fra gli anni sessanta e novanta si sono preoccupati di cancellare dall'immaginario collettivo quello che dal loro punto di vista era solo uno “sfondo”, un campo lungo della visione, il contorno visivo necessario per dare verità e profondità all'azione principale, al primo piano: la vita palestinese che brulica nel retroscena esalta la realtà del close up su Israele, uno stato e un immaginario che andava formandosi anche attraverso il cinema.

Kamal Aljafari è stato bambino nella Jaffa di quegli anni in cui si costruivano lo stato e le immagini del vincitore, allo stesso tempo cancellando lo stato e le immagini dei vinti. La città della sua infanzia, con i vicoli rassicuranti, la radiolina del nonno e il taxi di Ahmad Farraj, si sono dovuti trasformare in una sorta di Beirut post guerra civile, o Berlino del dopo guerra: un cumulo di macerie necessarie poiché il processo di ri-costruzione dello stato e dell'immaginario abbia inizio. Così, una delle più potenti memorie d'infanzia del regista è impressa nella sequenza del film di Menachem Golan, Delta Force (1986), dove Chuck Norris si muove fra le macerie di edifici fatti saltare in aria realmente al fine di impedire ad un certo tipo di passato di andare a imprimersi nelle immagini e nell'immaginario del presente.

Recollection è un atto di giustizia visiva nei confronti della visione violata: la vita palestinese ricacciata nei campi lunghi dei film israeliani rinasce in queste immagini “malgrado tutto”, come diceva Georges Didi_Huberman a proposito del più grande rimosso visivo della storia, l'olocausto, i campi di sterminio nazisti. Anche li le tracce visive della storia furono rimosse, nel tentativo di evitare che l'immagine diventasse prova, documento. Eppure, proprio dall'interno del folle immaginario nazista, il Sonderkommando intervenne a violare la regola dell'invisibilità di una parte di storia - quella più terribile, quella più indicibile -, generando immagini sfocate, impaurite, tremanti: immagini malgrado tutto, nude e crude, scagliate con la veemenza sfacciata del documento storico.

Recollection utilizza film israeliani di fiction, non archivi storici: e certo non si vuole azzardare il paragone fra il genocidio ebraico nella seconda guerra mondiale e l'occupazione israeliana della Palestina post 1948. Eppure di rimozione dell'immaginario si tratta, epurazione del vinto dalla storia del vincitore, di cui Aljafari cerca di dare conto per ristabilire una sorta di giustizia delle immagini. E così nelle prime scene del film deliberatamente cancella gli attori israeliani, li fa scomparire, evaporare, per poi cominciare la scoperta dello sfondo, lo sfondo della vita palestinese rimossa. Lo zoom sul background dei film israeliani della sua infanzia porta Aljafari a scoprire con meraviglia gli angoli di immaginario rimosso dove ritrova i suoi parenti, i vicini di casa, i compagni di scuola.

Il risultato è un poema lirico fatto di sole immagini e suoni: questi ultimi andati a cercare non negli audio originali dei film israeliani, ma registrati dall'autore personalmente nei suoi viaggi di ritorno a Jaffa, posizionando i microfoni nei muri degli edifici ormai cadenti, nelle strade dove l'auto blu e il taxi di Ahmad Farraj dell'infanzia non passano più. Recollection è quest'operazione di rimontaggio, di ripescaggio dei ricordi non soltanto personali, ma di un intero popolo la cui identità rischia la progressiva sparizione. E' un atto d'amore per l'immagine del passato nella speranza che diventi anche un po' immagine del futuro: perché, come scorrendo sui titoli di coda le parole del regista ricordano, “un'immagine dura più a lungo di un essere umano”.

Recollection di Kamal Aljafari verrà proiettato allo Spazio Comune Cinema Aquila giovedì 2 febbraio ore 21

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Una Risposta a Recollection, giustizia per la visione violata della Palestina

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