Cristina Zappa

Antonia-Mulas,-San-Pietro,-1977-1978_1-copiaL’atmosfera intima della Galleria San Fedele accoglie gli scatti fotografici di Antonia Mulas (1939-2014) sulla Passione di San Pietro, già presentati a Milano alla Galleria Grossetti nel 1978. Immagini sofferte, criticate e censurate dalla Chiesa, che ha impedito alla fotografa di ritrarre monumenti religiosi sino al 1980. San Pietro la gloria si fa inquieta è il titolo della mostra, curata da Manuela Gandini e Andrea Dall’Asta SJ, che esibisce una selezione dell’intera sequenza di 27 metri, pubblicata nel libro San Pietro, edito da Einaudi, con la prefazione di Federico Zeri (1979).

Le fotografie, stampate su carta ai sali d’argento, evidenziano frammenti scultorei di alcuni monumenti di Gian Lorenzo Bernini, di Antonio Canova e di Francesco Messina, sistemati all’interno della Basilica di San Pietro. Sono immagini che ritraggono la celebrazione magniloquente di sculture che esaltano la gloria dell’autorità, atteggiamento tipico del barocco.

Tra i fasti preziosi di marmi e arabeschi d’oro, la Mulas si muove, però, con circospezione; le figure principali rievocate non sono la Madonna o il Cristo, perché la sua ricerca indugia sui comprimari e non sui protagonisti: è come se volesse svelare, passo dopo passo, dettagli di volti e particolari che mostrano imperscrutabili sottigliezze.

Di fronte alla gravità, nobile e solenne, di altari e sculture, l’attenzione è catturata da volti di donna dallo sguardo rasserenante, severo o sensuale, da mani scarne ma affusolate, da pieghe di grasso e piedi puerili, che contrastano con la severità di volti papali e l’imponenza dei tagli architettonici.

L’attitudine è chiaramente politica, perché Ninì, mentre ritrae la rigidità e l’inflessibilità del potere papale, accenna al feticismo e alla pedofilia, mostrando la sensualità di corpi di putti, e addita un certo malcostume ecclesiastico, nella seduzione dei volti femminili. Il suo intento è quello di disvelare ciò che Bernini e gli altri hanno rivelato sotto le pieghe della scena che occupa il palcoscenico.

Nell’ammezzato, dove sono esposte alcune inquadrature (9 metri) della Passione, si legge l’alternanza delle immagini, dettata unicamente dall’impaginazione del libro, che le esibisce in coppia. Il percorso che l’artista disegna non ha né un inizio né una fine: è come una processione che avvicenda temi pagani e cristiani, in una tensione verso l’ignoto.

Ogni immagine appare come uno squarcio indipendente, che crea un blocco narrativo a lettura libera, ove l’estetica muove infiniti significati intimi. La luce - sempre naturale - focalizza dettagli alla maniera caravaggesca e le immagini, incorniciate dal profilo nero, si raccolgono nel singolo scatto e si muovono, una indipendente dall’altra, richiedendo una scrupolosa considerazione. Ogni frammento è un gioco di chiaroscuri che nasconde tensioni emotive ambigue e diffuse.

L'indagine incede per frammenti e seziona la materia alla maniera femminile: sin dai tempi del femminismo le donne restituiscono spesso l'immagine del quotidiano in oggetti simbolo o dettagli, anziché ostentare l'insieme. Gli scatti però appaiono neutrali, non sono caratterizzati da identità di genere, e non vi è atteggiamento irriverente né impudenza: i frammenti inducono lo spettatore a una tregua, a una riflessione attenta che alimenta enigmaticità e inquietudine. Dai frammenti emerge un’ambivalenza che crea aspettativa: da un lato i dettagli appaiono confortanti e dall’altro insinuano tensioni gravose. La leggerezza o la gravità delle inquadrature è resa unicamente con i chiaroscuri, accentuando l’essenzialità del dettaglio.

È la luce l’unica matrice leggibile in questi scatti: le ombre inquietano e i raggi luminosi che arrivano dall’alto rasserenano. Non è un caso. Il sole sorge e la luce trionfa: nella Basilica appaiono sguardi fulgidi di serenità; poi il sole tramonta e le luci si fanno soffuse fino a svanire: i volti esibiscono espressioni esterefatte, il buio permea la notte e induce fremiti di attesa e di paura.

Solo uno sguardo rivolto verso l’Alto (richiamato da raggi diretti che tagliano la penombra e che sembrano annunciare qualcosa), appaga l’animus che guarda aldilà del transeunte e della sua caducità, in una spasmodica ricerca del divino che – unico - può placare l’inconscio.

Antonia Mulas. San Pietro: la gloria si fa inquieta

a cura di Manuela Gandini e Andrea Dall’Asta SJ

Galleria San Fedele

Via Hoepli, 3 – 20121 Milano

fino a sabato 4 febbraio 2017

dal martedì al sabato ore 16.00-19.00

al mattino su appuntamento, chiuso i festivi

Antonia Mulas

San Pietro

Prefazione di Federico Zeri

pp.94, Einaudi 1979

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Una Risposta a Antonia Mulas, nei fasti di S. Pietro un’inquietudine latente

  1. Federico La Sala scrive:

    Nei fasti di S. Pietro un’inquietudine latente …

    almeno dai tempi di Dante! Sul tema, mi sia permesso, cfr.:
    RIPENSARE COSTANTINO? Rimeditare tutta la storia della Chiesa — Il Papa, le “Due chiavi”, e il capo dei clavigeri dei musei della Santa sede (http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=1584#forum3120791).

    Buona lettura e buon lavoro

    Federico La Sala

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