rossilandi Andrea Fumagalli

Non ci sono forse tempi migliori per pubblicare in edizione italiana il libro di Ferruccio Rossi-Landi (1921-1985) Linguistic and Economics, pubblicato in inglese nel 1974, e che avrebbe completato – come ci ricorda Augusto Ponzio nella premessa – la quadrilogia, di cui facevano parte già i tre volumi editi da Bompiani, Il linguaggio come lavoro e come mercato (1968, nuova edizione 1983), Semiotica e ideologia (1972, nuova edizione 1983) e Metodica filosofica e scienza dei segni (pubblicato nel 1985 pochi mesi prima della sua morte).

In realtà non si tratta della prima circolazione italiana del testo. Ne esiste infatti una copia originale dattiloscritta nella Biblioteca del Dipartimento di Filosofia (FISPPA) dell’Università degli Studi di Padova. È merito di Cristina Zorzella Cappi, docente di Filosofia del Linguaggio nella stessa università, su sollecitazione di Augusto Ponzio, se oggi il lettore italiano può disporre in libreria di questo prezioso saggio.

Ferruccio Rossi Landi è stato un precursore nel quadro della semiotica materialista e delle sue implicazioni rivoluzionarie. Infatti non bisogna dimenticare che, sulla scorta della tradizione hegelo-marxista, la teoria dell’ omologia della produzione linguistica e della produzione materiale di Rossi-Landi propone di considerare il linguaggio come lavoro e come mercato (al di là del puro metaforismo cui si è cercato di ridurla), tanto da poter stabilire uno schema di corrispondenze omologiche tra gli artefatti materiali e quelli linguistici. Ponendo dunque la capacità umana di lavorare alla base dell’ominazione, così come è stata descritta da Hegel, Marx ed Engels, Rossi-Landi “coglie nella riproduzione sociale come principio di ogni cosa i due campi che la determinano – la produzione (materiale) di oggetti e la produzione (linguistica) di segni verbali e non verbali – al livello della loro radice comune, a partire dalla quale si diversificano: il lavoro, appunto” 1 .

Il linguaggio è dunque lavoro, mentre ogni lingua storico-sociale è il prodotto di questo lavoro, output che può essere utilizzato o re-immesso a sua volta nel processo produttivo come materiale o strumento di nuovo lavoro, come avviene nella produzione di oggetti.

Il legame tra linguaggio e oggetti necessità una breve disamina. Scrive Rossi-Landi nell’Introduzione: “è mia intenzione iniziare un’elaborazione semiotica dei due processi sociali che si possono provvisoriamente identificare come ‘produzione e circolazione dei beni (sotto forma di merci)’ e come ‘produzione e circolazione di enunciati (sotto forma di messaggi verbali)’. Questi sono due modi fondamentali dello sviluppo sociale umano. Sebbene appaiano di solito in campi separati, formuliamo qui l’ipotesi che essi siano ‘la stessa cosa’ almeno nel senso in cui i due rami principali di un albero possono essere considerati ‘la stessa cosa’. Il saggio è dedicato ad alcuni aspetti di questa relativa ‘stessità’. Sosterrò che quando i beni circolano sotto forma di merci essi ‘sono’ messaggi; e che quando gli enunciati circolano sotto forma di messaggi verbali essi ‘sono’ merci”.

Sono evidenti qui le radici materialistiche di Rossi-Landi, influenzato anche dal fatto che la sua semiotica, oltre a utilizzare i fondamenti del pensiero marxista, fa riferimento a un mondo produttivo ancora intriso dal paradigma fordista-industriale. Ciononostante, in parziale sintonia con il pensiero femminista italiano e in anticipo sulla discussione relativa al “farsi produttivo della cura” (cfr. Cristina Morini, Riproduzione sociale, in Piccola enciclopedia precaria, a cura sua e di Paolo Vignola, AgenziaX 2015), Rossi-Landi si sofferma sul concetto di riproduzione sociale: “alla base della riproduzione sociale sta il fatto che l’uomo [nel senso di essere umano, n.d.r.], un animale sociale di tipo particolare, lavora, e lavorando, produce se stesso”. E poco più avanti: “Al livello più elementare, possiamo distinguere tre momenti fondamentali della riproduzione sociale: produzione, scambio e consumo. Come ha mostrato Marx una volta per tutte, questi tre momenti sono così strettamente interconnessi, che se ne può parlare separatamente solo facendo una deliberata astrazione”.

Da un punto di vista economico (lascio ad altri più competenti di me l’analisi dal punto della filosofia del linguaggio), Rossi-Landi si muove ancora all’interno della dicotomia “lavoro” (strumento di produzione) e scambio (realizzazione del consumo), tipica per l’appunto del paradigma fordista. Ma Rossi-Landi intravvede già nell’atto del linguaggio (inteso come ambito di produzione e di lavoro) le modalità della sua realizzazione nello scambio di mercato e quindi il superamento di questa dicotomia, che proprio nel concetto di riproduzione sociale vede la sua esplicitazione. Sarà con il pieno dispiegarsi del nuovo paradigma del capitalismo cognitivo, che sulle tecnologie linguistiche e comunicative (Ict) fonda la sua capacità di accumulazione e realizzazione del plus-valore, che si potrà arrivare ad una sintesi.

In tale contesto, l’analisi di Rossi-Landi è complementare a quella di John L. Austin (Come fare cose con le parole, traduzione di Carla Villata , Marietti 1987) sul linguaggio performativo: quel linguaggio che nel momento in cui si attua è già di per stesso direttamente produttivo, senza bisogno di divenire anche scambio di mercato. O meglio, come ci insegna Christian Marazzi (Capitale&linguaggio, DeriveApprodi 2002), diventa esso stesso “capitale. Ma Rossi-Landi viene a mancare proprio all’inizio del processo di finanziarizzazione, e quindi non può osservare il “lavorio” del linguaggio come motore delle convenzioni che regolano la dinamica speculativa dei mercati finanziari.

Ferruccio Rossi-Landi

Linguistica ed economia

a cura di Cristina Zorzella Cappi, premessa di Augusto Ponzio

Mimesis, 2016, 300 pp., € 28

1 Cfr. Andrea D’Urso, Sulla critica rossi-landiana delle ideologie della relatività linguistica , «Rivista Italiana di Filosofia del Linguaggio», VII, 2013, 3, pp. 15-28.

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2 Risposte a Ferruccio Rossi-Landi, il linguaggio come atto produttivo

  1. Federico La Sala scrive:

    MARX, IL C17, E LA CRITICA DELL’ECONOMIA POLITICA E DELLA LINGUISTICA …

    OTTIMA IDEA! “Non ci sono forse tempi migliori per pubblicare in edizione italiana il libro di Ferruccio Rossi-Landi (1921-1985) Linguistic and Economics, pubblicato in inglese nel 1974” […].
    COSI’ COME, SOLLECITATI ANCHE DAL LAVORO E DALLA MEMORIA DI TULLIO DE MAURO, è proprio il momento storico “giusto” per riprendere il discorso aperto da Ferdinand de Saussure e, con esso, la critica sia della stessa linguistica sia dell’economia politica (su questo, mi sia lecito, cfr.: RILEGGERE SAUSSURE. UN “TRATTATO TEOLOGICO-POLITICO” RIDOTTO A UN BANALE “CORSO DI LINGUISTICA GENERALE”! – http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=3360).

    ONORE A FERRUCCIO ROSSI-LANDI. Ponendo – scrive Fumagalli – la capacità umana di lavorare alla base dell’ominazione, così come è stata descritta da Hegel, Marx ed Engels, Rossi-Landi “coglie nella riproduzione sociale come principio di ogni cosa i due campi che la determinano – la produzione (materiale) di oggetti e la produzione (linguistica) di segni verbali e non verbali – al livello della loro radice comune, a partire dalla quale si diversificano: il lavoro, appunto”. […].

    LODEVOLI GLI SFORZI DI AGGIORNAMENTO DI ANDREA FUMAGALLI (E DI AUGUSTO PONZIO). Rossi-Landi si sofferma sul concetto di riproduzione sociale: “alla base della riproduzione sociale sta il fatto che l’uomo [nel senso di essere umano, n.d.r.], un animale sociale di tipo particolare, lavora, e lavorando, produce se stesso”. E poco più avanti: “Al livello più elementare, possiamo distinguere tre momenti fondamentali della riproduzione sociale: produzione, scambio e consumo. Come ha mostrato Marx una volta per tutte, questi tre momenti sono così strettamente interconnessi, che se ne può parlare separatamente solo facendo una deliberata astrazione” […].

    MA, ALLA FINE, DALLA SOCIETA’DELL’UOMO A UNA DIMENSIONE NON siamo stati ancora capaci di trovare la via di uscita!!!

    CON (HEGEL E) MARX, ABBIAMO PENSATO IL “LAVORO – IN GENERALE”, MA IL “RAPPORTO SOCIALE DI PRODUZIONE – IN GENERALE” è ancora tutto da pensare!

    FORSE, A QUESTO PUNTO, è bene riflettere su “Chi siamo noi in realtà?” (cfr. http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=4198 ) e cercare di compiere (al di là della “dialettica” del “platonismo per il popolo”!) bene “l’atto produttivo” della linguaggio come dell’economia politica. Non è meglio? O no?!

    Federico La Sala

  2. Federico La Sala scrive:

    PER LA CRITICA DELL’ECONOMIA POLITICA E DELLA TEOLOGIA “MAMMONICA”. IN PRINCIPIO ERA IL LOGOS – NON IL “LOGO”!

    SULLA NECESSITA’ DI RILEGGERE SAUSSURE – E, CON LUI, DANTE E LA SUA “MONARCHIA”, è MOLTO INTERESSANTE ripensare al problema dei “due soli” e delle “due chiavi” e, AL CONTEMPO, leggersi anche l’articolo di Paolo Rodari sul “capo dei clavigeri” dei musei della Santa sede (cfr.: http://www.lavocedifiore.org/SPIP/article.php3?id_article=3360#forum3120787)!

    BUONA LETTURA E BUON LAVORO

    Federico La Sala

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