A tutte le lettrici e i lettori di alfabeta2, buongiorno. Prima di presentarvi il sommario di questo alfadomenica, un paio di brevi comunicazioni sulla programmazione dei prossimi giorni e sul nostro cantiere. Tra i materiali che vi proporremo a partire da domani, desideriamo sottolineare in particolare la presenza, dopo l'articolo di Bifo uscito ieri, di due nuovi contributi su C 17, la conferenza sul comunismo che si chiude oggi all'Esc di Roma (la pubblicazione dei testi è prevista per martedì 24), e di uno speciale dedicato alla Giornata della memoria, in calendario venerdì 27 gennaio. Quanto all'associazione alfabeta, siamo al lavoro per aprire all'interno del nostro sito uno spazio dedicato unicamente ai soci e che vuol essere, appunto, un vero cantiere di riflessione, di intervento, di cambiamento. A chi ancora non ha aderito, segnaliamo che è attivo un modulo di iscrizione online. Per qualsiasi dubbio è possibile scrivere all'email associazioneculturale@alfabeta2.it, mentre l'email della redazione è redazione@alfabeta2.it

Ed ecco cosa trovate oggi su alfadomenica:

  • Ludovica del Castillo, Anni di lotta o anni di latta?:  «Il personaggio che prende la parola in questo libro […] entra in scena negli anni Cinquanta […]: “l’intellettuale impegnato”. […] l’immedesimazione in questa parte viene meno a poco a poco col dissolversi della pretesa d’interpretare e guidare un processo storico. Non per questo si scoraggia l’applicazione a cercar di comprendere e indicare e comporre, ma prende via via più rilievo […] il senso del complicato e del molteplice e del relativo e dello sfaccettato che determina un’attitudine di perplessità sistematica». Così scrive Calvino nel 1980 nella Presentazione a Una pietra sopra (raccolta di saggi scritti tra il 1955 e il 1978): c’è la volontà di ordinare il passato, gli scritti del passato (allontanandoli «di quel tanto che permette d’osservare nella giusta luce e prospettiva»). La distanza libera la visione, ma questa è cosa risaputa. Ed è proprio la distanza che permette a Roberto Contu nel suo Anni di piombo, penne di latta di affrontare con uno sguardo libero da prospettive consolidate l’argomento spinoso della perdita di centro che ha coinvolto la maggior parte degli scrittori italiani negli anni della «crisi sistematica del mondo intellettuale». Leggi:>
  • Claudio Canal,  Rohingya, abbiamo passato la vita a piangere:  Non ha smosso granché le coscienze la foto del bambino a faccia in giù nel fango. È la ferrea legge del visuale. Le repliche perdono via via di attrattiva. Quella di Aylan Kurdi sulla spiaggia è memorabile, quell’altra è dimenticabile. La nostra geografia neuronale, i nostri tantissimi recettori non posso ospitare tutto il mondo, lo spazio è quello che è. Quanti bambini muoiono a faccia in giù in perfetta solitudine o circondati dallo strazio dei genitori? Non lo sapremo mai. Aveva 16 mesi Mohammed Shohayet, questo forse il suo nome, con la famiglia stava attraversando il fiume Naf che separa la Birmania/Myanmar dal Bangladesh. Qualcosa è andato storto e il formato jpeg della sua fine è rimbalzato sui video in una vampata di indignazione planetaria velocemente consumata e digerita. Ignaro della sua effimera fama postuma, Mohammed avrebbe preferito una esistenza anonima e oscura come quella dei suoi genitori, come quella della popolazione di cui faceva parte, i Rohingya, da pochi mesi invece in traballante voga mediatica. Leggi:>
  • Alberto Capatti, Alfagola / Albertario: È una raccolta, con questo titolo, offertami per il mio compleanno, il 2 novembre scorso. L’autrice, Paola Sosio, è infermiera, ciclista da competizione, cuoca e pasticcera. Ultima generazione, raccoglie, trascrive ricette della nonna, della mamma, della cognata, del marito, eppure tutte respirano il suo talento e sono solo sue. Dagli antipasti ai liquori, anticipano la degustazione in una veste che non ricorda i vecchi quaderni di casa, perché uscite da un computer sono stampate e rilegate con un frontespizio. Quaranta pagine ognuna con il suo numero e la sua ricetta. L’eredità ha stimolato la fantasia e la precisione, emancipando la cuoca e citeremo i Baci di dama salati. Leggi:>
  • Antonella Sbrilli, Giochi alfabetici / Intitolate (3): Il gioco che sfida a rintracciare il nome di un artista reale, anagrammando il titolo di una mostra immaginaria, stavolta è declinato al femminile e si intitola appunto IntitolateFinora abbiamo giocato con Gianfranco Baruchello (fragore con la china blu), Mario Ceroli (mai colorire), Sandro Chia (china sorda), Luca Vitone (vuole canti), Massimo Bartolini (amo simboli strani). Era ora di cambiare genere, rifacendosi a un esempio magistrale: gli anagrammi che nel 1974 Man Ray dedica all’amica Carol Rama, geniale e irriducibile artista nata a Torino come Olga Carolina Rama e morta nel 2015. Leggi:>
  • Semaforo:  Frigoriferi - Pulsanti - Scarpe  Leggi:>
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