wave1 [Ospito questo mese delle traduzioni inedite di Philippe Beck, classe 1963, traduttore, docente di filosofia e soprattutto poeta, il cui lavoro ha saputo conquistarsi in Francia un interesse solido e costante. Basti pensare che quest’anno, per la casa editrice NOUS, sono apparsi ben due saggi a lui dedicati e da parte di filosofi del calibro di Jacques Rancière (Le sillon du poème. En lisant Philippe Beck) e Alain Badiou (Philippe Beck: l’invention d’un lyrisme inconnu, raccolto in Que pense le poème?). Lo presenta e traduce Andrea Franzoni, un poeta italiano che vive a Marsiglia. a. i.]

 

Philippe Beck

traduzione di Andrea Franzoni

Introduzione

Citazione s’uguaglia a passaggio
ricostituito, l’ombra lassù,
ombra di Dubbio,
perché le parentesi sembrano indicare
che un passaggio è forse
uno slancio controvato dell’Editore.
Parentesi acute superiori o inferiori a.
Ora, autore trasmette
in sé
dell’editore
e ricostituzione nel sole
ha bisogno d’ombra
di dubbio quanto allo slancio discusso.
Freschezza d’ombra
libera Deduzioni.
È il Rigioco per libri
come per l’universo dei campi.
Cioè tramite loro.
Foreste di silenzio
tra i libri,
dove passa il Mondo,
sono evocate
dalle parentesi.
Che aprono inferiorità e superiorità.
Che sono praterie.
O inferenze di nuovi
paradisi.
Sono le Grotte dei Cani
dove diossido di carbonio
lascia tranquilli gli uomini alto?
Ci sono animali?
Questa è anche una zoodia.

*

1

<L’insieme di poesie è una camera. Ci sono stanze. Un luogo nascosto è ritiro o alcova. Non si tratta di questo. Banale segreto non è segreto banale. Si tratta del banale rimasto banale e specialmente segreto fuori e dentro: cerchiamo il normale. Uno scopritore è scrittore anche, e scriba della sua scoperta. All’esterno, stanze, altre camere che impediscono il rapporto. Ogni poesia è una camera mondana, che contiene la memoria
di camere senza segreto (dove si è fuso il banale segreto). C’è
camera e camera. Una camera amata è un ritmo.>
.

Camera è titolo di realtà.
Realtà di convalescenza e apparizione.
Antologia d’apparizioni occupa anche
romanzo da viaggio.
La realtà ha una cornice, stringe,
e semplifica. Io vado qui, in delle Deduzioni
di paradiso,
amplificare le sue descrizioni.
Le sue brutalerie si moltiplicano
accompagnate da piccoli angeli di Sentimentalismo.
Forse Pianeta erra come una camera erra?
La collezione di camere si chiama Città?
Gran Camera Città.
E Pianeta è collezione di cornici a quattro muri,
in due o tre dimensioni.
La concordanza dei tempi nella camera
assomiglia a concordanza d’apparizione con apparizione.

*

2

Il lettore si ribella.
È lettura.
Fa lettura come fa bello.
Legge nella sua camera propria?
Prova a cancellare
il desiderio di Chiuso.
Arruffamento negativo lo vela
quanto convalescenza
infinita.
Ma ritorno al Vivo dell’aria
è preferito.
Grazie agli Ahimè di realtà.
Che li cesella e vivifica.

Tra gli schiavi, molti sono volontari. Quantità partente. Difetto
di libertà = “seconda natura” : Giovane La Boétie lo dice con
tenerezza. Il libro ha porte aperte. Una camera ad apertura
facoltativa.

L’umano afferra lo scandalo d’analogia della camera privata
(Zimmer), individuale, maritale, con la camera a gas
(Kammer). In famiglia, genocidio è tappezzato. O
untuosamente relegato.

L’interno lavorato
di Ambiente o Caverna
è l’interno d’opera
a qualche condizione.

Il libro è test. Analogia avvolge la differenza, il lato a lato,
lontananza fondata nell’intimità. Le vite private hanno per
tappezzerie dei ricordi determinati. Ricordi etici, immagini
fisiche, vi garantiscono la libertà. Un lavoro storico libera il
soffio singolare. Nella pace di camera particolare, dove non
propaga gas panico, il sogno del paradiso è il sogno dell’oblio.
Io posso dedurre Altro Paradiso?
Sotto il getto di pistola
del dio Pan,
il suo kärcher solare?
Lava la fuliggine storica
delle impersonalità.

*

3

Delle sequenze tragicomiche. Rinviano, per striature, al dietro
del sorriso, in delle presentazioni radicolari. Presente. Da
leggere d’estate. Poesia XXIX :

<Il disegno di trasportati
di piccoli trasportati da intermediari maggiori;
di grandi trasportati da altrettanto grandi;
il disegno di vecchi piccoli e grandi
disegno pianto, senza rimpianto,
poiché non v’è rimpianto in questo disegno
di respiro antico
e cottura futura.>
(Camera a romanzo fusibile)

Gli umani ridotti alle bambole
dagli impiegati d’Uomo Banale,
suscettibile d’essere imbiondito.

Come respirare in delle camere particolari? La chiave è avvolta
in velluto d’oblio. Il fiume Lisciatore condiziona memoria di
fusioni recenti, e di gerarchie o piramidi. David Olère ha inciso
nel marmo della presentazione. Bulino e metodo delle tre
matite. Un lenzuolo di velluto lo sposa. Memoria diretta di
asfissia e carbonizzazione, Immaginazione nell’istante, è
irreale. Esperienza della soffocazione e del compattamento, e
di gerarchia grezza nella camera si arrotola su di sé. I disegni
hanno una brutalità di dolcezza nell’Esterno. La respirazione è
facile, nel lontano distacco storico, ecologicamente (malgrado
addoloramento e inflazione delle gabbie, e il raschiamento a
misura di campi di carta amazzonica, lo scioglimento artico
per dei pozzi nascosti). La facilità dell’oblio, è la materia p.
Memoria è intellezione nel fiume Lisciatore. La finezza delle
linee di silenzio fa vedere degli sforzi verticali avversari.
Camera a gas ha il senso di Verticale Crudele; camera
domestica ha il senso d’orizzontalità cruda e phantastica.
Orizzontalità dopo. Vi è analogo: analogo delle nuove crudeltà
della lotta per un’irreale sopravvivenza con l’asprezza di
sentimenti d’imperfezione senza la coscienza del peso. Con è
linea di frazione. Il trattino è un fiume interno. Mantiene,
sperduto, l’idea di bene supremo. Nel cuore della traversata di
falso calabrone.

*

4

Nella <rimuscolazione del dolore><, dei libri ammorbidiscono
angoscia (A) invece di dissolverla per illusione. Di dove
un’angosciva mortaleria. Invisibilità del dolore è la legge
dell’inizio d’oblio. Nell’epoca chiusa (epoca = richiusura),
l’occhio ascolta. L’ascoltatore della famosa preghiera laica,
ora sperdente.

<L’abitudine dei cavalli
cela l’occhio animale.>
(Il Chiuso dell’epoca)

L’occhio animale, è strumento passivo d’X, che ha l’illusoria
<abitudine degli animali>. Quest’occhio ha il sapere del loro
silenzio. Due versi non l’opprimono. Vi sono animali senza
saperlo (secondo una tradizionale idea esatta.) L’estate spesso
rende animali, ovvero: animato senza accesso al principio di
vitalità
. Settembre sa, e obbliga alle Deduzioni di paradiso.
Secondo un’idea che Pavese ha sfiorato. Novosibirsk crea
musicisti. Il freddo apre il passato, e la freddura che attornia
gli animali dà il sentimento del passato. Storia li circonda.

Calza contenitiva p.
ha i suoi addictologi.
Tecnicizzano Gran Rigore.
La cornacchia
del Giappone discerne quattro tipi
di cacciatore.

*

5

<accoppamento
o demolizione,
non d’un Helmut Rieu
o di un André Lotti,
ma del bue poetico-poetico.>
(Il Chiuso dell’epoca)

Lungimiranza o prudenza in versi. Rieu o Lotti tagliano della
musica importante (offuscano dissonanza della dissonanza).
Più importante: quelli che temono l’offuscamento vedono
quando del bello rovina l’arte – rovina che disperde semenza
d’Esattezza. Potenza di Peggio è a suo agio grazie ad
addictologia degli esperti, bui slanci di spirito.

<Dimenticare,
è lasciar partire.>

“Partire, partire! Non capisco, questa parola per me rovina
tutto l’universo.” Lenz, giù per una china della mente.
.

Dove, Società di persone filosofiche?
Nelle scosse, esse non sono più
dei banchi sopra i quali uomo scrive.
Terreni d’esercizio.
Grazie a Giovanile Biblioteca,
animali dai lunghi artigli parlano
sotto le nuvole bianche di mezzogiorno
che scappano
e incrociano delle diligenze in aria.
Cominciano un diario
coll’orizzonte di Rigenerazione.
A dispetto del dottor Polidori.

*

6

È il gioco mondano dei libri
che impongono i riassunti autoritari
Citazioni. Citazione dunque schiocca di frusta.
Riassume un mondo possibile,
nella tranquilleria. È violenza fatale,
come c’è b. fatale. O bellezza f.
V. dalla chioma gruppo di onde.
Laocoonte al posto della testa.

<Amico,
l’ammirante originario,
si occupa dell’uguaglianza
che occupa delle speciali pagine di me
come “amore = ambizione + erudizione”,
dove la somma organizza:
a) l’uscita-dentro-il-mondo;
b) il rientro dentro una biblioteca di Warburg in piccolo.>

<Noi siamo dei lettori.>
Noi è messaggio di Disumanità
nel nome della Rumanità. Nella frequenza.
Rum. supportata dai reclamai.
Spesso, avverbio dell’intensità nel numero
disperso che regna. Crescita deserta.
La statistica sospesa regola.
La sua sintesi è semplicemente Oggi.
Con i suoi antimuffa.
.

L’angelo soffiato guarda presente: questa bocca particolare, né
gioia né gaiezza. Tenerezza, penetrazione, passione. Come una
“purezza di baccante”. Volto opaco emerge da leggera bruma.
Sopracciglia tagliate acconciano l’Occhio. Sguardo casto e
voluttuoso, ironico, languido, malizioso, seduttore: unità di
passione greca, voluttà romana, esaltazione spirit. e medievica.
Vite legate, riassunto dei tempi di tramonto. Gioconda è
striata: ridente, commossa, severa, adorabile, innamorata,
voluttuosa. G. (+A) magnetizza i gruppi poiché precisa e
brumata: sintetica, secolare, faccia conclusiva, aperta e ferma.
La sua Fermezza Soffiata guarda il fiume Adesso.

*

Lirico Convertibile. Una nota.

Andrea Franzoni

Un octogénaire plantait.
« Passe encor de bâtir; mais planter à cet âge ! »

La Fontaine

La delicatissima arte accentuale del verso francese ritrova oggi, con Philippe Beck, il proprio specifico splendore. Arte accentuale, metrica e agglutinante, operativa, fiduciosa come più nessuno oggi nell’arte ultra-classica del verso. Arte agglutinante ovverossia poesia = strumento di linguaggio mimante, nel senso fanciullino ma non metonimico né onomatopeico, anzi, al contrario, assolutamente adulto nel suo lavorio continuo di fabbro, fabbricante, “bue” che va avanti indietro avanti, lirico, dritto, duro e “secco”1 come lo è diventata la terra più che desolata della poesia, come lo sarebbe un cantore che non parla da decenni. Sì perché Beck è, rispetto agli esperimenti contemporanei, iperbole di un tradizionalismo erudito e pieno di intenzione: di fastidio dunque per tutta la giovinezza poetica europea il cui lavoro si basa perlopiù sulle unità frastico e le estetiche e politiche manierate, dedotte perlopiù dalla filosofia-linguistica, al meglio. Una frizione naturale dunque con le libertà meccaniche delle poetiche recenti. Nulla a che vedere con la neo-metrica. Nulla a che vedere con il sacerdozio e l’orfismo classici. Non poeta-vate ma poeta-lavoratore (“pensatore manuale”), razionale al punto da poter accostarsi, a momenti, alle crepe abissali delle idiosincrasie, dei solipsismi, e al tempo stesso esente dal delirio egotico grazie a una disciplina filologica, filosofica e estetica che esonda da tutto il semplice nozionismo e arte di repertorio e di archivio, per lanciarsi nella musicalità raffinata della Poesia. Confluiscono in Beck il poeta e il critico, il filosofo e l’operaio, il professore e l’allievo. Come? Con qualcosa che non si vedeva da tempo: una coscienza di sé certissima, pregna di difese intellettuali difficili da scardinare, perché fatte — siamo in Francia — da ragionamento. Tutto viene ridefinito dunque, attraverso un battito paziente e potente. Forme (dal “prosimetro” alle “boustrofe”) e contenuti (storia e letteratura, motivo e variazione, citazionismo, celanismo, dolorismo, ecc.) sono rimessi, per così dire, a nuovo, ripuliti da una produzione teorica originale e una pratica considerevoli. Metapoetico (orizzontale, quantitativo) il guscio; lirico il gheriglio (verticale, qualitativo). Di dove le motivazioni fondanti della mia scelta traduttiva: il discours di Beck non è concepibile infatti senza il métadiscours di Beck; e più, direi : il discours di Beck è il métadiscours di Beck.

Si troveranno quindi tradotte l’Introduzione e le prime sei poesie di Deduzioni, libretto del 2005, edito da Al Dante. Il principio compositivo — debitore forse della Khora del dottor Williams (a sua volta debitrice del Metastasio) — è semplice: Beck riprende, cita alcuni passaggi della propria produzione (dal ’97 al 2005) e li ricostituisce, ovverossia li commenta in versi o in prosa (o prose poetiche, o...), eco forse, questo, del genere di poesia detta didattica (cara a Beck) ma anche di certa strutturazione narrativa, che il poeta deduce da La Fontaine, altro grande modello per il poeta.

Circa le innovazioni beckiane,2 si noti qui semplicemente come l’antonomasia o certi neologismi provengano dall’incontro con l’inglese o il tedesco. Inutile dire che per quanto riguarda il francese la lingua si trova ai suoi massimi livelli espressivi. Per quanto riguarda invece il lavoro d’arrivo — la traduzione — mi pare importante sottolineare che ogni movimento lessicale e, in generale, di fusione morfosintattica, è stato reso a partire dall’italiano come lingua indipendente, d’accoglienza. Ho lasciato dunque alcuni neologismi prendere echi, in italiano, affatto diversi da quelli che hanno in francese, così come si è preferito non escludere forme traslitterate come “phantastica” o prodotti di suffissazioni come “medievico”. Un esempio su tutti. Lì dove il dott. Scotto ha tradotto (Einaudi, Nuovi poeti francesi) per “rhumanité”, “raffrumanità”, ho qui scelto invece “rumanità”. Che da’ certo adito a equivoci, ma che si pone, perlomeno in questo libretto, in un’ottica a mio avviso imprescindibile per tradurre Beck, cioè quella d’insieme (l’importante infatti non è il significato particolare ma il lungo lavoro sul prefisso “re”, che darà “Rejeu”, “Reden” e altri) : un lavoro da comprendere nel suo insieme e non nelle sue determinazioni occasionali.

Va da sé che anche nelle scelte linguistiche e metriche qui operate vi sia intenzione. Senza dilungarsi direi, per concludere, che mia intenzione è stata di mettere l’italiano in eco con il lavoro traduttivo di Diana Grange Fiori, e con quello melodico-semantico della Rosselli, in cui le incidenze tra le due lingue, mi sembra, hanno raggiunto la loro massima espressione. Di lasciare cioè il francese, così come l’italiano, liberi d’esprimere il proprio estraniamento naturale rispetto alla situazione in cui il traduttore, operatore culturale e “scriba”, li ha posti.

°

 

deductionS

 

 

 

 

 

 

 

 

*

Interférences: pezzi mensili di taglio e tema variabilissimi, ma accomunati da interazioni (anche inattuali) con fenomeni francofoni e francesi di società, arti e scritture.

  1. Ci riferiamo allo studio, Un récitatif sec, di Claude Solomon. []
  2. Vedi Martin Rueff, in Philippe Beck: un chant objectif aujourd’hui (actes du colloques à Cerisy), éd. Corti, 2014. []
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