cuccagna_evid_orizz-1060x600Alberto Capatti

Come la mettiamo con la psicoanalisi ? Apparentemente poco cibo, poco appetito, niente erotismo orale … Eppure La cucina del Dottor Freud di James Hillmann e Charles Boer (Cortina 1986, e ristampe) ha immaginato, con la sua bocca, con la sua stessa penna, un libro di casa e ricettario. Vienna, secondo ottocento, famiglia, amici, colleghi, pazienti. E’ un gioco e una parodia in cui ritroviamo i piatti della moglie, Martha Bernays, con la sua salsa bernays (sauce béarnaise) e della cognata Minna con il minnastrone che vi diamo da leggere :

In un tegame di ghisa Minna faceva rosolare la salsiccia a pezzi in poche cucchiaiate di olio di oliva. Vi aggiungeva un litro e mezzo di brodo di manzo e portava il tutto a ebollizione. Poi ci metteva dentro uno straordinario assortimento di verdure: una manciata di fagiolini, gambi di sedano a pezzi, un piccolo cavolo rosso tagliato a listelli, due cipolle a quarti, qualche pomodoro in rondelle, una tazza di pisellini freschi, qualche foglia di spinaci, parecchio prezzemolo tritato, uno spicchio di aglio sottile e alcune cucchiaiate di riso. Il tutto lo insaporiva con sale e pepe, un cucchiaino di paprika e un mazzetto di odori. Dopo averlo lasciato bollire a fuoco bassissimo per qualche ora, il minnastrone è pronto. In Austria si serve con formaggio sbrinz grattugiato, ma a casa nostra era d’obbligo usare soltanto parmigiano.Una cucchiaiata dopo l’altra, a tavola si parla solo di cibo, delle babbuce di Kraft-Ebing, un dolce squisito, o del manzo stufato di Joseph Breuer, coautore degli studi sull’isteria. Solo per celia, o per provocare sussulti e motti e facezie si evoca lo Jung food, o meglio lo junk food.

Ricettario parodico, La cucina del Dottor Freud, mette il dito sul silenzio della psicanalisi in campo gastronomico, e ne dileggia i protagonisti assegnando loro una posizione inconsueta, con il grembiule ai fornelli oppurre seduti a tavola a parlare di cibo. Cosa si raccontano ? il piccolo Hans ed il suo primo hansburger, a base di carne di cavallo, e la sua passione per tali panini. Con un consiglio dello chef Sigmund “date alla carne delle forme falliche, tra salsicciotti e piccoli peni”. Ma le ricette? sono come quella del minnastrone, refrattarie alla rimozione o al sogno, tali da riportare ordine al corpo e alla mente, una terapia sviante forse, ma rituale. Ci si attenderebbe a paragrafi soppressi, ingredienti sostituiti, cotture bruscamente interrotte, libere associazioni di sapori, via via deglutiti e dimenticati, ed invece tutto procede in ordine, come se la nevrosi non fosse cosa da cucina e come se la cura stesse proprio nel ripetere e far ripetere la ricetta. Ecco l’ultima in cui la cozza si dischiude e si rivela :

Le vere cozze alla Freud vengono spurgate, poi rapidamente gettate a manciate in una padella; si conceda loro un attimo fuggente di associazione libera con un pezzo di burro fuso, ma subito dopo, sempre rapidamente, toglierle dalla padella e condirle all’uso viennese, con paprica e prezzemolo …

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