mediumG.B. Zorzoli

Attenzione a non farsi ingannare. Sembra arruffone e ondivago, ma in realtà Donald Trump ha idee e obiettivi molto precisi. E lo dimostra costruendo un governo a sua immagine e somiglianza.

Il primo miliardario a essere eletto presidente ha finora chiamato a far parte del suo esecutivo due miliardari e almeno nove milionari, con un reddito netto complessivo di circa 5,6 miliardi di dollari. Due nomine sono andate ad altrettanti ex-generali. Nell’insieme Trump sta formando un esecutivo che, come mette in evidenza la tabella seguente, è distante anni luce dal primo governo di Obama e perfino peggiore di quello di George W. Bush.

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Elevatissima la percentuale di “bianchi” (che esclude tutte le minoranze, nel loro insieme quasi la metà della popolazione americana), ancora più alta quella maschile, un peso dei militari quasi tre volte le due precedenti amministrazioni, entrambe prive di ministri miliardari. Un po’ meno della metà dei prescelti non ha precedenti esperienze di governo; in compenso molti hanno legami stretti con la corporate America.

La nomina al Tesoro di Steven Terner Mnuchin, il quale ha fatto parte del comitato esecutivo di Goldman Sachs e ha gestito hedge funds, nonché gli incarichi affidati a diversi personaggi di Wall Street e dintorni (fra cui tre altri ex-Goldman Sachs), stanno riempiendo l’esecutivo di rappresentanti di quell’élite considerata il principale nemico dagli elettori di Trump.

Trump non se ne preoccupa: le critiche alle sue scelte vengono finora da rappresentanti di quell’élite o dagli altrettanto abborriti media, quindi non riescono a intaccare la fiducia di chi lo ha eletto presidente. Anche le scandalose nomine nei settori che dovrebbero tutelare l’ambiente e il territorio, rafforzano la posizione di Trump.

A capo dell’Environmental Protection Agency è stato infatti messo Scott Pruitt che, come procuratore generale dell’Oklahoma, ha citato in giudizio la stessa EPA nell’intento di bloccare le norme applicative del Clean Power Plan, emanate dall’Agenzia, e di contestare i nuovi vincoli alle emissioni delle centrali a carbone, e solo pochi mesi fa (il 17 maggio) è stato coautore di un articolo su “National Review”, che già nel titolo dice tutto: «La gang del cambiamento climatico».

Il ministero dell’interno è stato affidato alla deputata Cathy McMorris Rodgers, decisione che ha preoccupato perfino un quotidiano di orientamento conservatore e vicino ai repubblicani, come il “Wall Street Journal”: Cathy McMorris Rodgers , «se il Senato ne confermerà la nomina, è intenzionata a realizzare l’apertura delle aree e delle acque federali alla ricerca e produzione di combustibili fossili e a capovolgere la politica ambientale perseguita da Obama negli ultimi otto anni».

A chiudere il cerchio in tema di politica energetico-ambientale, è la decisione di mettere a capo del Department of Energy l’ex-governatore del Texas, Rick Perry, un sostenitore così accanito della deregulation nell’estrazione degli idrocarburi, da avere provocatoriamente proposto nel 2011, durante un dibattito televisivo, l’abolizione dello stesso DOE, e durante la sua campagna elettorale del 2011 è arrivato ad accusare gli scienziati di manipolare i dati sul mutamento climatico per avere finanziamenti.

Queste scelte piaceranno a chi ha votato Trump, in quanto coerenti con l’“America-First Energy Plan”, cavallo di battaglia della sua campagna elettorale, il cui obiettivo primario è l’indipendenza energetica degli USA, da conseguire con l’aumento della produzione di carbone, petrolio e gas, reso possibile dalla cancellazione immediata di tutte le restrizioni all’uso del fracking nell’estrazione di shale gas, alle perforazioni off-shore, alla produzione di idrocarburi nelle aree di proprietà federale; proposta che Trump ha accompagnato con la promessa di un conseguente aumento dei posti di lavoro diretti e indotti.

Anche in politica internazionale gli orientamenti del presidente eletto non lasciano adito a molti dubbi. L’aver messo alla testa del Dipartimento di Stato Rex Tillerson, attuale numero uno di Exxon (la più grande compagnia petrolifera mondiale), in ottimi rapporti con Putin, con il quale ha direttamente negoziato una joint-venture tra Exxon e Rosneft per l’esplorazione petrolifera, è una conferma di orientamenti geopolitici, oltre che energetici, tali da suscitare reazioni negative da parte di senatori repubblicani di primo piano, come Marco Rubio, membro della commissione esteri del Senato e candidato alle recenti primarie del partito, e John McCain, candidato alla presidenza degli Stati Uniti nel 2008.

Poiché le nomine di Trump dovranno essere ratificate dal Senato, dove i repubblicani hanno una maggioranza risicata (quattro voti), per bocciarle basterebbe il voto contrario di quanti tra loro hanno già manifestato il loro dissenso sulle candidature più controverse. Se questa opportunità non fosse sfruttata, si darebbe via libera a un presidente che, chiedendo al Department of Energy la lista dei dipendenti e dei consulenti che hanno lavorato a favore degli accordi internazionali sul clima e delle norme per limitare le emissioni climalteranti, ha già scelto la proscrizione per chi non condivide i suoi indirizzi politici.

Allarmato, il New York Times titola «Is Donald Trump a Threat to Democracy?» un articolo nel quale due professori di Harvard, Levitsky e Ziblatt lo definiscono “un violatore seriale delle norme”, lo paragonano a leader populisti, come Berlusconi, Chavez e Erdogan, e concludono che, a seguito dell’imbarbarimento della lotta politica (e, aggiungo io, del distacco fra istituzioni e cittadini), «il rischio non è solo un presidente con propensioni illiberali, è la sua elezione quando i guardrail a protezione della democrazia americana non sono più così sicuri. Se si verificassero una guerra, un grave attacco terroristico oppure tumulti o proteste su larga scala – eventi tutti possibili – un presidente con tendenze autoritarie e con istituzioni diventate poco solide potrebbe rappresentare una seria minaccia per la democrazia americana».

Insomma, la resistibile ascesa di Donald Trump potrebbe continuare.

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