19690-go_with_me_2Valerio De Simone

Lillian (Julia Stiles) è una giovane donna single che dopo la morte di sua madre ha deciso di lasciare Seattle per ritornare nella sua fredda e piovosa città natale nel Vermont. Mentre sta ricostruendo la sua vita, un losco individuo di nome Blackway (Ray Liotta) tenta di violentarla e non essendoci riuscito inizia a perseguitarla arrivando a uccidere il suo amato gatto. Lillian tenterà di risolvere la situazione rivolgendosi alle autorità, ossia allo sceriffo della cittadina, ma questi, terrorizzato all’idea di confrontarsi col malvivente, le consiglia di recarsi presso la segheria più grande della città per incontrare Scotty, l’unico che sembra avere dei conti in sospeso con Blackway. Ma quando la donna giungerà sul luogo, troverà il sostegno soltanto di due persone: l’anziano Lester (Anthony Hopkins) e il giovane Nate (Alexander Ludwing), che si offriranno di accompagnarla alla ricerca del malavitoso. Così inizia un lungo viaggio che ricorda, seppure in maniera molto più oscura, il viaggio lungo la strada di mattoni gialli che Dorothy Gale insieme ai suoi amici fantastici compie nel Mago di Oz. Infatti il film, che è l’adattamento dell’omonimo romanzo di Castle Freeman molto apprezzato dalla critica americana (in Italia tradotto col titolo Via con me, Marcos y Marcos 2008), mantiene la struttura tipica della favola – in particolar modo la distinzione manichea tra bene (Lillian, Lester e Nate) e male (Blackway e i suoi compari). Il personaggio interpretato da Ray Liotta, ex vicesceriffo del piccolo centro, è riuscito a costruire un impero criminale attraverso affari illeciti, come la produzione e lo smercio di metamfetamine ai ragazzi del luogo, e con l’uso della forza ha ottenuto il pieno controllo sulla popolazione del piccolo centro. Go with me, presentato al Festival di Venezia nel 2015, si pone come un ibrido tra un road movie, un film d’azione e un thriller in cui gli eroi della pellicola lasciano sul loro cammino una scia di distruzione che dà inizio alla ricostruzione di un bene sociale ormai andato perduto.

L’atmosfera cupa è perfettamente definita, merito soprattutto della fotografia e della colonna sonora, dalla tetra ambientazione piovosa che il regista Daniel Alfredson aveva già saputo ricreare per gli adattamenti cinematografici di due capitoli della trilogia letteraria firmata da Stieg Larsson Millennium da lui diretti (La ragazza che giocava con il fuoco, 2009; La regina dei castelli di carta, 2009). La luce del sole sembra essere un miraggio lontano.

È Lillian – interpretata magistralmente da Julia Stiles ex reginetta di indimenticabili teen movies quali 10 cose che odio di te (Gill Junger, 1999) e Save the Last Dance (Thomas Carter, 2001) e che già ha dato prova di essere entrata nell’età adulta interpretando l’escort Francine nella web serie Blue – a fornire un bagliore di speranza e di riscatto. È proprio la giovane donna che, non accettando lo status di vittima, sceglie di ribellarsi al sistema gerarchico mafioso che domina la città risvegliando la coscienza di Lester, alla ricerca di una vendetta personale. Elemento molto importante nel film è la raffigurazione dei personaggi, che non cade in banali stereotipi: sia i protagonisti che gli antagonisti non sono semplicemente delineati, ma approfonditi nelle loro identità.

Oltre a Stiles meritano nota tutti i membri del cast: dall’indomito Anthony Hopkins, che figura anche tra i produttori della pellicola, a Ray Liotta fino a Hal Holbrook che interpreta l’anziano proprietario della segheria. Anche il giovane Alexander Ludwing interpreta molto bene il ruolo del boscaiolo affetto da un lieve ritardo mentale

Go with me dunque si incentra nella ricerca forsennata del male «radicale», un male contro il quale solo un gruppo eterogeneo come quello composto dai "buoni" ha qualche possibilità di riuscita. E proprio questa eterogeneità rappresenta anche il punto di forza della pellicola.

Go with me

regia di Daniel Alfredson

USA 2015, 90’

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