silk-road_yoyoMichele Emmer

Dal primo all’8 agosto del 2001 il famoso violoncellista USA di origine cinese Yo-Yo Ma (uno dei massimi interpreti di Bach) ha inciso alla Hit Factory Studio un disco intitolato Silk Road Journeys («I viaggi della Via della seta»), sottotitolo When strangers meet («Quando degli sconosciuti si incontrano»). Nel novembre del 2001 Yo-Yo Ma scrive nel libretto che accompagna il CD musicale: «per me questa registrazione risponde alla domanda Che cosa succede quando degli sconosciuti si incontrano? Si dice che, quando due persone si incontrano, in pochi istanti si stabilisce se ci si può fidare l’una dell’altra. Sappiamo quanto è distruttivo quando non c’è fiducia. Se c’è un poco di fiducia, ci può essere uno scambio. Se questa fiducia si sviluppa nel tempo, lo scambio può portare alle migliori di tutte le possibilità – creatività e conoscenza. Questa registrazione è il risultato di quello che è accaduto quando 24 sconosciuti si sono incontrati, hanno sviluppato fiducia tra loro, hanno imparato gli uni dagli altri, e hanno cercato di sviluppare una lingua comune che permettesse loro di essere creativi insieme».

Tra l’incisione del disco e il momento in cui Yo-Yo Ma scrive queste parole è passato un tempo infinito, il tempo dell’11 settembre 2001. Il disco inciso da Yo-Yo Ma e dal Silk Road Ensemble era il risultato di un lavoro iniziato anni prima: alcuni musicologi avevano raccolto materiale in Cina e nell’Asia centrale e nel luglio 1999 era stato lanciato il progetto Silk Road. A partire dal 1999 il Silk Road Ensemble, formato da 40 musicisti provenienti dagli Stati Uniti, dall’Europa, dall’Asia e dal Medio Oriente ha spinto gli artisti a collaborare tra loro, a conoscersi, a dare concerti insieme, sino a realizzare il disco. La copertina del disco è una mappa dall’Italia alla Cina e al Giappone in cui sono segnate tutte le città da cui provengono i musicisti – dall’Iran alla Cina, dall’India alla Mongolia – utilizzando strumenti musicali provenenti dai tanti paesi attraversati, appunto, dalla mitica Via della seta.

Dal 26 giugno al 7 luglio del 2002, qualche mese dopo gli attentati, nella città di Washington si è svolto il festival The Silk Road con tema Connecting Cultures, Creating Trust («Creare legami di fiducia tra le diverse culture»). Una grande scommessa. Sempre con Yo-Yo Ma come ispiratore, e curato dallo Smithsonian Institution Center for Folklife and Cultural Heritage. Si è costruito in un parco di Washington una Via della seta in miniatura facendo venire artisti, artigiani, musicisti da tutti i paesi che i mercanti, primi fra tutti i Polo, hanno attraversato per tanti secoli. Per immaginarsi la vita del mondo all’epoca dei Polo bisogna pensare alle carovaniere lungo le quali gli abitati si stendevano.

A Washington ogni comunità era installata in un grande tendone come usano i nomadi, in modo che fosse fisicamente possibile incontrare in un breve tratto di strada le tante civiltà, le tante lingue, le tante religioni, le tante musiche, i tanti cibi di una grande parte dei popoli dell’ Europa e dell’Asia. Ogni giorno, per tutto il tempo che è durato il Silk Road festival, spettacoli, concerti, balletti, incontri sulla cultura, sulla cucina, sui costumi di tutti i popoli sulla mitica via delle spezie. Dalla Turchia all’Afganistan, dall’Iran al Tajikistan, dal Turkmenistan al Pakistan, dalla Cina al Giappone, dall’Azerbaijan all’Armenia, dalla Caucasia alla Siria al Bangladesh. Erano certo presenti anche gli italiani, e i veneziani. Il gruppo musicale Calicanto e Guerrino Lovato, e le sue maschere da Venezia.

Da allora il progetto si è sviluppato, molti artisti sono stati coinvolti, molti spettacoli in tutto il mondo (mai in Italia), sei dischi sono stati registrati. E infine un film, uscito anche in Italia. Un film molto ben fatto, coinvolgente, che fa comprendere come grazie non solo all’ incredibile capacità di artista musicale ma anche alla grande simpatia, alla grande abilità di coinvolgere e alla assoluta abilità manageriale, Yo-Yo Ma sia riuscito a unire un folto gruppo di musicisti (che cambiano molto spesso) di tutto il mondo, con strumenti diversi, musiche e melodie diverse, culture diverse. E nel film l'entusiasmo, il senso di comunità, l'abilità dei tanti musicisti emergono con chiarezza. Non solo un film musicale ma di riflessione umana e politica di cosa succede oggi in tanti dei paesi da cui provengono i musicisti. I campi dei rifugiati fuori della Siria, dove si reca il suonatore di flauto siriano, l’iraniano che non può tornare nel suo paese a rivedere la moglie, e al quale viene impedito di tenere concerti, l’incredibile vivacità della suonatrice di cornamusa della Galizia. E tanti altri.

The Music of Strangers non è un film banalmente illustrativo; cerca di investigare a fondo nelle diverse personalità dei musicisti, con al centro il carisma tranquillo ma trascinante di Yo-Yo Ma e della sua musica. «L’arte è aprirsi alle possibilità, e questo dà speranza e porta alla felicità»: l’utopia musicale come strumento per cambiare il mondo, un’utopia che serve. Certo sentirli suonare dal vivo è un’altra cosa ma il film è un’ottima introduzione alla musica del gruppo: con alla fine un incredibile balletto dal Lago dei cigni di Tchaikovsky in perfetto stile street dance.

The Music of Strangers, Yo-Yo & and the Silk Road Ensemble

regia di Morgan Neville

USA 2016, 96’

Yo-Yo Ma & The Silk Road Ensemble

Sing Me Home

Masterworks Music, 2016.

http://www.silkroadproject.org/

Fino a sabato sulla home page di Alfabeta2 il video Controlli di Rosaria Lo Russo.

Ricordiamo inoltre che è finalmente disponibile l'Almanacco 2017 L'invasione aliena e che si è aperto il cantiere di Alfabeta.

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