neruda-film-4Michele Emmer

Puedo escribir los versos más tristes está noche.

Pablo Neruda, 1924

Puedo escribir los versos más tristes está noche.

Escribir, por ejemplo: «La noche esta estrellada,

y tiritan, azules, los astros, a lo lejos».

È l’inizio del Poema 20 tratto da Veinte poemas de amor y una cancion desesperada. Mentre la cancion desesperada inizia con

Emerge tu recuerdo de la noche en que estoy.

El rio anuda al mar su lamento obstinado.

Abandonado come los muelles en el alba.

Es la hora de partir; oh, abandonado!

La raccolta di poesie è del 1924. Parole che diventano, le prime, una sorta di filo che guida verso la fuga, l’abbandono, la tristezza. Che sono state scritte molti anni prima degli anni in cui è ambientato il film di Pablo Larrain presentato al Festival di Cannes 2016 nella sezione Quinzaine des Réalisateurs. Neruda, il film, si svolge nel 1948, quando il poeta cileno deve fuggire dal suo paese per aver accusato il presidente González Videla di aver tradito la democrazia. Ci vorranno due anni per riuscire a lasciare il Cile, durante i quali Neruda conclude l’imponente Canto General (pubblicato nel 1950) a celebrare l’América Hispana, che termina con i versi:

Este libro termina aqui. Ha nacido

de la ira como una brasa, como los territorios

de bosques incendiados, y deseo

que continúe come un arbol rojo

propagando sa clara quemadura.

Asi termina este libro, aqui dejo

mi Canto General escrito

en la persecucion, cantando bajo

las alas clandestinas de mi patria

Come raccontare in un film la vita, la poesia, il poeta? Come raccontare un poeta che fugge, come sfugge la poesia, continuando a combattere la sua grande battaglia dello scrivere, di lottare con le parole, con la sua collera e la sua ironia. Devono essere le parole protagoniste, sono le parole dette e scritte il vero racconto, le parole dello sceneggiatore che, come il regista e come il poeta, utilizza le parole per costruire un viaggio immaginato parlato. Si può raccontare un poeta, che scrive sul mondo che lo circonda e che giudica, accusa, ironizza, lotta? Non ha senso. Si prende spunto dalle parole del poeta , da alcuni fatti (e non sono fatti sublimi le parole?) da alcune storie e si inventa, con altre parole, con altre immagini, citando parole e immagini, costruendo un flusso di parole che coinvolge, attrae, scompiglia, provoca, trascina a volte. E Neruda sembra di conoscerlo, di sentirlo, di viverlo.

La fuga, le visite provocatorie al bordello, il non nascondersi, tutto questo fa diventare il personaggio Neruda ironico, graffiante, senza pietà per nessuno, compiaciuto, ossessivo, imponente. E quei versi scandiscono il tempo che si muove. E la stella che ci guarda.

Un film pieno di citazioni, di rimandi, di richiami e di musica delle parole.

L’altro personaggio, l’investigatore Oscar Peluchonneau, è ovviamente attratto dal poeta; lo cerca per parlarci, vederlo, toccarlo. E Neruda (Larrain) si diverte a lasciare indizi, appunti, libri che l’altro legge. Il poliziotto si rende conto che esiste solo perché Neruda esiste e lo racconta. È un personaggio di nessun conto, relegato al ruolo di spalla, alla comparsa. Tanto da finire, come un classico western, sulla neve delle Ande, con le stelle e la morte. E il perenne sorriso ironico di Neruda. Interessa che ci siano storie, parole, personaggi inventati? Che non sia una biografia? Che non sia Neruda? Leggetevi le sue poesie, viene voglia di leggere le sue parole che, come per tutti i grandi scrittori e poeti, ognuno legge nel modo che crede, immaginandosi che cosa quelle parole richiamao alla mente di chi ascolta. Per reinventarle, magari sullo schermo di un cinema.

Un film visionario e coinvolgente, con un personaggio (due?) che restano nella memoria. E che cosa fanno la letteratura, la poesia, qualche volta il cinema?

Ha detto il regista in un0intervista (Huffington Post, 21 settembre): «Pablo Neruda era un uomo che amava molto le donne, il cibo, il vino e amava molto anche cucinare; era un grande diplomatico, un esperto di letteratura, un politico, un senatore del partito comunista e un poeta, il più grande nella nostra lingua e forse uno dei più grandi al mondo. Sensibile, brillante, determinato, valoroso, avventuroso ed elegante, è stato un creatore talmente vasto e complesso che raccontarlo in un solo film e collocarlo in una sola categoria era pressoché impossibile. Neruda è stato infinito».

Puedo escribir los versos más tristes esta noche.

Escribir, por ejemplo: «La noche está estrellada,

y tiritan, azules, los astros, a lo lejos».

Neruda

regia di Pablo Larrain, sceneggiatura di Guillermo Calderon

Cile, Argentina, Francia 2016, 107’

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