gandini2Manuela Gandini

Io e Fiore, la mia amica fotografa, l’indomani dell’elezione di Dondald Trump, torniamo dall’inaugurazione della mostra di Giulio Lacchini e Vincenzo Cabiati ad Assab One, ex fabbrica milanese che ospita personali e collettive di emergenti. Cambiando linea metropolitana a Loreto, saliamo su un vagone e, colte dal dubbio, chiediamo se la direzione sia quella verso il Duomo. Le tre persone alle quali ci rivolgiamo non rispondono: indossano tutte le cuffie. Svegliata dal torpore, una signora assente ci dice prima sì poi no. “Siete sul treno sbagliato”. Sono giornate surreali, il sonno è sovrano, ma qualcuno, la gialla famigliola dell’America profonda (i Simpson), l’aveva ipotizzato sedici anni fa che Trump sarebbe stato presidente degli Usa. Nello sbalordimento generale ritorna il genio di Antonio Albanese che - pur avendo allora il modello Berlusconi (molto più inoffensivo del nuovo che avanza) - aveva preconizzato la vittoria dell’improbabile personaggio Cetto La Qualunque. Giacche kitsch, cazzo cazzo, bandierine, scivoli alla “Drive In”, cemento e “pilu”, sono le componenti del trash che ha vinto negli Usa. E’ vero che Slavoj Zizek, in uno dei primi numeri di Alfabeta2, aveva scritto che il berlusconismo non era che l’avanguardia di quello che sarebbe accaduto in tutti gli altri Stati e che l’Italia era la punta di diamante, ma lui stesso ha dichiarato che avrebbe votato Trump.

La mattina del 9 novembre il risveglio è stato brusco, come se si fosse varcata la soglia di una dimensione parallela. Siamo precipitati di botto nella festa de “La Grande Bellezza”, eppure i segni c’erano tutti. In fondo – lo aveva già annunciato Guy Debord - il sistema educativo per le masse è fondato sull’esempio dei cartoni animati, dei serial, del Grande Fratello e dei videogiochi. Da un lato il modello della telenovela “Dallas” anni Ottanta – riportato in vita dal film più lungo del mondo: il “Tristanoil” di Nanni Balestrini. Dall’altro la gamification del terrore, la strategia adottata dall’Isis per radicalizzare i giovani attraverso l’emulazione di videogame per Playstation da Call of Duty a Arma3. E’ come se l’umanità si fosse trasferita in massa dalla realtà al mondo parallelo della sua stessa rappresentazione. In questo senso la Pop Art, con lo star system warholiano e i fumetti puntinati di Roy Lichtenstein, aveva già delineato il futuro. Siamo tutti nel grande Cartoon, dove non esistono sfumature e tutto è semplificato, anzi azzerato. Naturalmente la sconfitta di Hillary, della Manhattan di Woody Allen, ha colto impreparata la maggior parte di noi. Sarà vero che quando l’umanità diventa troppo stupida e violenta le divinità traslocano?

Contestualmente all’elezione di Trump se ne andava Leonard Cohen le cui canzoni sono parte inscindibile della nostra vita. Mentre si celebrava la carnalità di Cetto, dal pianeta svaporava la spiritualità di Leonard, silenziosamente.

gandini1Venerdì sera prendo la metropolitana a Duomo. Giunta in banchina trovo le pareti della fermata interamente tappezzate di foto in bianco e nero. Sono volti di ragazzi e ragazze in scala 1:1 con ciascuno un cellulare sugli occhi. Una gigantografia mostra un vagone del treno con tante persone che a loro volta hanno lo sguardo coperto da altrettanti smartphone. Tra loro c’è un'unica copia, non autistica, che dialoga: lui e lei, senza telefoni, indossano degli occhiali, i Ray-Ban. Il messaggio dice: “Hai il coraggio di disconnetterti?”. Lasciamo alla pubblicità il compito di risvegliarci?

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Una Risposta a Trump #2 – Qualunquemente (tre giornate surreali)

  1. alessandra moretto scrive:

    Complimenti. Bellissimo articolo

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