Oggi su alfadomenica:

  • Cristina Morini, Le macerie dei populismi: Carlo Formenti è un intellettuale engagé che ci ha da tempo abituati a un anticonformismo e a curiosità particolari che lo spingono a rimettere, senza esitazioni, in discussione ogni cosa. Inclinazione, umbratile e sensibile, da osservatore instancabile e scrittore assai colto che non si contenta della dimensione del proprio tempo posto all’interno di una trama di rapporti, e risulta però, a lungo andare, meno affascinante e meno convincente se la si considera sul piano propriamente storico e interpretativo, cioè sul piano politico. Con testi come Incantati dalla rete (2000), Mercanti di futuro (2002) e Cybersoviet (2008), è stato un acuto teorico della Rete e – probabilmente non gli piacerà - del capitalismo biocognitivo. Come tale l’ho conosciuto nel 1999 e parlammo anche del 14, il caffè zuccherato erogato dalle macchinette della pregiata fabbrica cognitiva Rizzoli dove entrambi allora lavoravamo.  Leggi:>
  • Fabrizio Tonello, Trump #1 - Il fascismo americanoPhilip Roth aveva correttamente previsto che il fascismo sarebbe arrivato negli Stati Uniti attraverso regolari elezioni. Il complotto contro l’America è ambientato nel 1940 e il candidato repubblicano è l’eroe dell’aviazione Charles Lindbergh, che a sorpresa sconfigge il presidente Franklin Roosevelt, nomina vicepresidente un senatore isolazionista e Henry Ford come ministro degli interni. Lindbergh firma un patto di non aggressione con Germania e Giappone, poi iniziano le persecuzioni antisemite, annunciate nelle primissime righe del romanzo: «La paura domina questi ricordi, un’eterna paura. Certo, nessuna infanzia è priva di terrori, eppure mi domando se da ragazzo avrei avuto meno paura se Lindbergh non fosse diventato presidente o se io stesso non fossi stato di origine ebraica». Fear, paura: questa è stata la nota dominante della campagna elettorale di Donald Trump. Leggi:>
  • Manuela Gandini, Trump #2 - Qualunquemente (tre giornate surreali): Io e Fiore, la mia amica fotografa, l’indomani dell’elezione di Dondald Trump, torniamo dall’inaugurazione della mostra di Giulio Lacchini e Vincenzo Cabiati ad Assab One, ex fabbrica milanese che ospita personali e collettive di emergenti. Cambiando linea metropolitana a Loreto, saliamo su un vagone e, colte dal dubbio, chiediamo se la direzione sia quella verso il Duomo. Le tre persone alle quali ci rivolgiamo non rispondono: indossano tutte le cuffie. Svegliata dal torpore, una signora assente ci dice prima sì poi no. “Siete sul treno sbagliato”. Sono giornate surreali, il sonno è sovrano, ma qualcuno, la gialla famigliola dell’America profonda (i Simpson), l’aveva ipotizzato sedici anni fa che Trump sarebbe stato presidente degli Usa.   Leggi:>
  • Salvatore Palidda, Trump #3 - Popolarità del trash: È interessante leggere quanto dicono coloro che “l’avevano previsto” e coloro che ancora non si danno pace. Il trionfo di Trump è presentato come uno sconvolgimento copernicano. Eppure ha diverse somiglianze non solo con la Brexit, ma anche con i successi di Berlusconi o di Erdogan, della destra polacca e ungherese, dell’attuale tiranno delle Filippine o anche di Grillo (che però non è la stessa cosa del M5S). Una giovane 23enne, assai colta, dice: ma com’è possibile che nell’epoca di internet, di Wikipedia, dell’accesso ormai universale e banale alle conoscenze prevalga il consenso al razzismo, al sessismo, al trash e alle violenze le più orribili (vedi i post su disabili picchiati o anche su atti di tortura messi in rete da parte di agenti delle polizie o militari). Evidentemente questa giovane crede ancora a quella funzione salvifica delle conoscenze che risale all’illuminismo.   Leggi:>
  • Semaforo: Identità - Media - Normalità - Leggi:>

 

Da oggi e per tutta la settimana sulla home page di Alfabeta2 il video di Alfredo Pirri I pesci non portano fucili

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