triniMichele Dantini

Nel suo «Progetto per una casa al mare» del 1961 Sottsass

ha previsto un impenetrabile orto sacro che «non serve

ma esiste». Il senso del sacro e del rito pervade

tutta la sua attività.

Tommaso Trini, Ettore Sottsass jr., 1967

Dobbiamo a Trini alcune tra le descrizioni più perspicaci dell’arte italiana a cavallo tra Sessanta e Settanta, una «bella scrittura» (la citazione è da Bonito Oliva) e non comuni attitudini al «disinteresse». Autodidatta con ambizioni letterarie, Trini è tra i primi a maturare una comprensione linguistica e definitoria degli orientamenti poveristici e concettuali, e a tenersi lontano, in nome di controculture e culti della «vita liberata», dalla retorica politicistica di uso corrente. La vicinanza a Sottsass jr., che gli rivela Beuys, l’ammirazione per Fontana e il precoce riconoscimento dell’importanza di Piero Manzoni lo tengono al riparo dalla più spiacevole angustia dottrinaria, alimentando in lui una fiducia nei «primordi» destinata a non venir meno; e lo inducono a avvicinarsi en artiste all’arte contemporanea, in cerca di nutrimenti immaginativi.

Guarda con particolare attenzione ad artisti come Pistoletto, Boetti e Paolini, malgrado le loro posizioni siano progressivamente divergenti e ci appaiano oggi addirittura conflittuali; e riconosce nell’immagine «vivente» il problema (rinascimentale e barocco in origine) attorno a cui muove la più giovane generazione. «Le esperienze attualmente elaborate in Italia», scrive nel 1969, mostrano «una tensione che le fa apparire più precarie, più discorsive e persino narrative rispetto alla maggiore intellettualità e oggettività di quelle americane». Ecco che dal confronto|scontro tra geografie culturali maturano precocemente punti di vista che attraverseranno in seguito gli anni Settanta. Il distacco dalla storia dell’arte intesa in senso evolutivo e lineare prende forma a questa data. «Inconscio», «tradizione» e «gioco» con la tradizione sono termini di riferimento, per Trini, per chi voglia avvicinare l’arte che si va facendo tra Roma e Torino. Il critico è esplicito nel rifiutare i termini modernisti dell’«oltrepassamento»: gli artisti che militano sotto le insegne dell’Arte Povera, osserva, non adottano la strategia della tabula rasa, al contrario. Preferiscono giocare con aspettative e convinzioni tacite, conoscendo a fondo «lo spettacolo dell’arte». «Novità della tradizione»: questo, assicura, il motto inscritto sulla loro bandiera. Tutto comincia ai suoi occhi con Manzoni: gli pare dunque inaccettabile che Celant abbia «omesso» il nome dell’artista delle Linee nel volume Arte povera, pubblicato nel 1969 (per i tipi di Mazzotta).

Tra Trini e Celant il rapporto è di tacito dissenso. Sono comuni alcune cornici storico-sociologiche e l’insofferenza per la critica d’arte pedagogica esercitata ex cathedra e la vocazione egemonica. D’altra parte Trini dubita, come già accennato, delle analogie tra arte e guerrilla – insiste sul tratto «depoliticizzato» dell’Arte povera, a sostegno del punto di vista di artisti come Paolini o Boetti – e considera perplesso i modi attraverso cui la «scrittura curatoriale» assolve pur sempre, malgrado le premesse libertarie, compiti di selezione e controllo.

Trini non ha la radicalità etico-religiosa di Lonzi né quella politico-ideologica di Fossati. Ci appare invece, a distanza di decenni dal periodo che lo vede osservatore più partecipe e attento, come un cantore della «cerchia irradiante», dell’«élite» artistico-culturale che sciama attorno alle mostre e agli artisti del «movimento» (se mai ne è esistito uno). Qui sta la specificità (per così dire New Age) del suo discorso, che prende sì le mosse da presupposti autoindulgenti – la «cerchia irradiante» appunto, cui Fossati riserva a distanza di pochi anni il suo perspicace sarcasmo; la comunità «alternativa»; l’«umanesimo» post-tecnologico e quasi Back-to-the-Land – ma ha poi il merito di porsi il problema, se non delle istituzioni culturali, quantomeno della società in generale, e cioè di un rinnovamento che travalichi l’ambito delle controculture per estendere i propri benefici a ogni livello e in ogni direzione. Giovani, carismatici, ulteriori, certo. Questo per il mito generazionale. D’altra parte, ammette Trini in Nuovo alfabeto per corpo e materia (1969), ci si batte per «cambiare la vita» e non si ha «intenzione di [cambiarla] solo per sé».

La svolta artistica di metà anni Sessanta, suggerisce Trini, non ha a che fare con un gusto o uno stile. Ha invece a che fare con quella che Pasolini avrebbe chiamato la «pratica del sacro». Niente di conclusivamente pio né di troppo simbolico o ieratico. Tuttavia qualcosa che ha a che fare con la trasformazione dell’opera d’arte, o di ciò che ne rimane sul pavimento o alle pareti della galleria, in un’«ipotesi», nella veste di un’«idea» o in una metafora professionale – una circostanza linguistica, in altre parole. Tra Sessanta e Settanta ci imbattiamo dunque, dal punto di vista di Trini, in arte che commenta l’arte o ne propone una plausibile definizione congiunturale: una stessa attitudine avvicina a suo dire l’Arte Povera a Beuys, i Landartisti ai «concettuali» di oltreoceano. Gli «oggetti» adottati a mo’ di readymades, le «azioni», i «segni» non sono altro che «vocaboli» di una lingua figurativa d’invenzione: un pensiero visivo, certo, e ancor più una geroglifica contemporanea. Un’emblematica, forse, attraverso cui artisti provenienti da diverse nazioni comunicano agevolmente tra loro attorno alla ragione prima della loro attività e dei loro interessi.

Cos’è l’arte oggi? Ecco la domanda che ci si rivolge sempre di nuovo. Come farla? È possibile, osserva Trini, che un simile scambio di «informazioni» tra artisti e «complici», asciutto e inafferrabile per i più, abbia pregio estetico - divenga «poesia». Ma questo non è necessario: ciò che è più utile all’arte è il ritrovato proposito di eloquenza.

Tommaso Trini

Mezzo secolo di arte intera. Scritti 1964-2014

a cura di Luca Cerizza

Johan & Levi, 2016, 352 pp., € 23

Nota: per una svista redazionale l'articolo  di G.B. Zorzoli pubblicato ieri è stato proposto in una versione elaborata quando i risultati delle elezioni Usa erano ancora molto parziali. Ecco il link al testo definitivo. Ce ne scusiamo con l'autore e con i lettori.

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Una Risposta a Tommaso Trini, l’irradiante

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