Roma, 21 06 2016 Museo MAXXI. Inaugurazione della mostra S''hahzia Sikander: Ecstasy As Sublime, Heart As Vector'' e del progetto YAP Young Architects Projects 2016. ©Musacchio & Ianniello ****************************************************** NB la presente foto puo' essere utilizzata esclusivamente per l' avvenimento in oggetto, per una ripresa dello stesso o comunque per pubblicazioni riguardanti la Fondazione MAXXI ********************************************************

©Musacchio & Ianniello

Antonello Tolve

Le mostre temporanee d’arte contemporanea che il MAXXI propone, da tempo, negli spazi «intimi» della Galleria 5, all’ultimo piano del complesso plastico firmato dalla tanto criticata Zaha Hadid (tanto criticata almeno fin quando era in vita), sono segni indelebili, segnali positivi di una ricerca che il museo, sotto l’occhio vigile di esperti, curatori e accorti gestori, riesce a esercitare sulla piattaforma visiva d’oggi per illuminare la scena con progetti, interventi, disegni sempre più eleganti e preziosi. Di queste mostre che hanno il sapore dell’esclusività, Ecstasy As Sublime, Heart As Vector, la retrospettiva di Shahzia Sikander (Lahore, 1969) curata da Hou Hanru e Anne Palopoli è occasione imperdibile: e non solo per ammirare il percorso di una artista (la mostra documenta il suo lavoro dal 1990 a oggi) che ha trasformato la tradizione in immaginazione, ma anche per riflettere sull’energia della traduzione, sul senso di stupore che l’arte può ancora offrire.

Ad aprire la mostra (fortunatamente prorogata sino al prossimo gennaio) è, nella prima zona della grande sala divisa da una cinghia vitrea calpestabile che fa vivere la vertigine totale del museo, Parallax, affascinante animazione prodotta nel 2013 per la Biennale di Sharjah (negli Emirati Arabi Uniti) e riadattata nell’ambiente del MAXXI per accogliere lo spettatore in un abbraccio visuale, per offrire il racconto di un paesaggio in continua metamorfosi, «per suggerire la materia solida e liquida, compresi l’acqua, la sabbia e il petrolio che compongono la geografia di Sharjah, una penisola desertica che si protende sul mare della Persia» (Brandon). Si tratta di uno spettacolo unico che inghiotte e ferisce lo sguardo, che illude e illudendo – l’illusione, si sa, è un’arma infallibile – trasporta il pubblico tra forme dioramiche, esplosioni, implosioni, piogge di figure (intese come formemi, come unità minime di senso – si pensi ai capelli delle gopī ridotti a tasselli di un manto musivo che riflette sulla donna), rappresentazioni che ridisegnano alcuni processi critici, che invitano a riflettere sui dolori del mondo, che fanno avvertire l’odore del tempo sulla plastica ruvida, il suono lucido delle cose (le musiche sono del compositore Du Yun), il disegno cauterizzato del male, il sapore spietato e acre del petrolio, come nel caso di un inconsueto albero natalizio preso a prestito da una fotografia di Julian Lush che mostra il primo pozzo di petrolio nell’Oman trivellato dal Petroleum Development Oman sotto lo scudo corrotto di Shell.

Roma, 21 06 2016 Museo MAXXI. Inaugurazione della mostra S''hahzia Sikander: Ecstasy As Sublime, Heart As Vector'' e del progetto YAP Young Architects Projects 2016. ©Musacchio & Ianniello ****************************************************** NB la presente foto puo' essere utilizzata esclusivamente per l' avvenimento in oggetto, per una ripresa dello stesso o comunque per pubblicazioni riguardanti la Fondazione MAXXI ********************************************************

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Realizzato mediante frammenti, parti che compongono via via immagini pulsanti e atmosfere magiche, Parallax («la più grande e lunga animazione realizzata finora da Sikander», puntualizza Claire Brandon) è indice di una ricerca, di uno spaccato estetico che recupera alcune linee della tradizione indo-persiana legate alla miniatura e le proietta sulla pagina dell’attualità con una delicatezza lirica che lascia a bocca aperta e rende le cose eterne, dolci.

Una saletta con libri, disegni e video proiettati mediante l’ausilio di monitor è, dopo la grande meraviglia, il momento in cui il disegno, il segno, il gesto e il corpo dell’artista evidenziano un’attitudine riflessiva che pone al centro dell’attenzione un registro maltrattato dai soprusi della storia, dalle pagine da dimenticare. C’è, in questa saletta quadrangolare di passaggio, un ventaglio di opere dove è possibile percepire quella che, a detta di Barthes, è la «duplice origine» della pittura: la scrittura («il tracciato dei segni futuri, l’esercizio della punta, del pennello, della mina, del bulino, di quanto scava e incide – anche se tramite una linea lasciata dal colore») e la cucina («pratica che mira a trasformare la materia […] con operazioni molteplici quali l’intenerimento, l’ispessimento, la fluidificazione, la granulazione, la lubrificazione»).

Accanto a questo doppio regno che mostra e compendia il percorso di Shahzia Sikander, si intravede una fantasia senza fili, una sensibilità unificante (che collega l’oriente e l’occidente), una voce di protesta, una presa di posizione rispetto alle tirannie e alle ottusità di quei poteri (religioso, politico, economico) che schiacciano l’umanità. The Last Post (2010), SpiNN (2003), Nemesis (2003), Singing Spheres (2014), alcuni esempi del progetto The Meta-Book (2016), The Worlds is Yours, the World is Mine (2014), il testo di Ayad Akhtar (Il respiro del Miraj) e una serie di quattro acquefortiPortrait of the Artist (2016) – in corso di donazione al MAXXI delineano questo ambiente e mostrano icone «associate alla femminilità, alla mascolinità, alle divinità e all’ornamento che», suggerisce Anne Palopoli, «si intersecano tra loro e, associandosi in modo nuovo, trascendono la simbologia che li caratterizza».

Roma, 21 06 2016 Museo MAXXI. Inaugurazione della mostra S''hahzia Sikander: Ecstasy As Sublime, Heart As Vector'' e del progetto YAP Young Architects Projects 2016. ©Musacchio & Ianniello ****************************************************** NB la presente foto puo' essere utilizzata esclusivamente per l' avvenimento in oggetto, per una ripresa dello stesso o comunque per pubblicazioni riguardanti la Fondazione MAXXI ********************************************************

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La leggerezza, la translucidità della carta che lascia intravedere e nasconde l’intimità del pensiero, la parola interrotta e portata al suo limite per perdere la voce (Hanru intitola il suo saggio in catalogo Oltre ciò che le parole possono dire), chiudono l’itinerario che, con Phenomenology of Drawings (2016), opera site-specific simile alla Echo (2010) del Museum of Contemporary Art di Tokyo, trasforma la tradizione in terreno creativo e lascia allo spettatore il potere raro del fantasticare, di disegnare con la mente le immagini della storia, i simboli del tempo, le delicate irrequietezze della vita.

Shahzia Sikander

Ecstasy As Sublime, Heart As Vector

a cura di Hou Hanru e Anne Palopoli

Roma, MAXXI, dal 21 giugno 2016 al 15 gennaio 2017

catalogo Bruno/MAXXI, 146 pp., € 18

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