woman_traffic-300x202Austeri

Nella maggior parte dei paesi, il 70 per cento della popolazione con il reddito più basso si sobbarca l'onere di pagare per il debito pubblico. Nel corso degli ultimi 25 anni, per compensare una crescita dei salari cronicamente bassa, quello stesso 70 per cento ha aumentato il suo indebitamento personale. Massicciamente. Il che significa che in un'economia deformata dall'austerità, sono questi a pagare - due volte. Con salari stagnanti o in declino, devono essere al servizio sia del debito privato che hanno accumulato per vivere sia del debito pubblico emesso a loro nome. (…) Questa è la 'nuova normalità'. Non si tratta di tassi di interesse piatti o di tassi di crescita anemici. Sono le conseguenze dell'austerità, non le sue cause. La nuova normalità è la nuova politica dei debitori contro i creditori. Ed è qui per rimanere. Come già è evidente, tutto sarà fuorché una normalità.

Mark Blyth, In a highly indebted world, austerity is a permanent state of affairs, Aeon, 20 ottobre 2016


Bianchi

(La poetessa e autrice afroamericana Claudia Rankine) è andata di recente al bookshop del Los Angeles Contemporary Museum of Art. “Ho chiesto libri sulla whiteness, sull'essere bianchi. Il tipo al banco ha fatto una faccia perplessa. E io allora gli ho spiegato: 'Beh, sa, libri che riguardano i modi in cui gli artisti contemporanei bianchi si interrogano, analizzano l'idea dell'essere bianchi in modo da approfondire il dibattito sulle diverse costruzioni dell'identità bianca'. E lui non ha saputo cosa dirmi". Rankine ha avuto conversazioni simili in tre diverse librerie. Mentre lei sapeva che avrebbero avuto libri d'arte afro-americana, questi bookshop non hanno mai avuto nulla che decostruisse la nozione di razza in generale e della whiteness in particolare.

Steven W Thrasher, Claudia Rankine: why I'm spending $625,000 to study whiteness, The Guardian, 19 ottobre 2016

Migranti

In un momento storico in cui le migrazioni modellano l'Occidente in modi nuovi e profondi, un museo che esplorasse il fenomeno in tutta la sua disordinata complessità sarebbe utile. Ma la storia raccontata dai nostri attuali musei delle migrazioni è non convincente e incompleta – ed è improbabile che persuada gli scettici sul valore delle migrazioni allo stesso modo in cui il Louvre delle origini non convinse i contadini francesi sul loro coinvolgimento riguardo ai tesori in mostra.

Siobhán O'grady, Politics Are on Exhibit at Migration Museums, Not History, Foreign Policy, 19 ottobre 2016

 

a cura di Maria Teresa Carbone

 

 

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