dalai_lamaManuela Gandini

Mentre infuria la terza guerra mondiale fatta a pezzi (Francesco) e mentre attacchi fisici, economici e cibernetici vengono sferzati in un mondo incandescente da esseri umani contro altri esseri umani, il Dalai Lama – a Milano per una nuova sessione di insegnamenti sul concetto di Interdipendenza – esordisce dicendo: “Siamo tutti esseri umani con due occhi, un naso e una bocca, indipendentemente dalla nostra provenienza. Ciascuno di noi anela a una vita felice rifiutando la sofferenza. Ciononostante gli uomini vivono costantemente nella paura e nella rabbia perché hanno bisogno di sviluppare la compassione”. L’educazione alla compassione è sullo sfondo dell’incontro tra il premio Nobel per la pace e le diecimila persone arrivate da tutto il mondo per cercare di migliorare il proprio stato mentale. Si tratta di un’educazione di etica laica che, attraverso un programma elaborato dal suo team, coinvolgerà asili e scuole di ogni tipo. Ma cos’è la compassione? “E’ il non sopportare la sofferenza degli altri. La sofferenza va approfondita, conosciuta. Solo così decidi di liberartene e quando generi questo rifiuto su te stesso non potrai più sopportare neanche la sofferenza degli altri”.

C’è un clima accogliente al padiglione di Rho Fiera, nonostante le dimensioni impersonali dello spazio. L’Istituto Studi di Buddismo Tibetano Ghe Pel Ling di Milano è riuscito anche questa volta a organizzare un incontro fortemente partecipato. Tra gli sguardi attenti e presenti del pubblico, il Dalai Lama ride e oscilla leggermente mentre recita i mantra buddisti e impartisce gli insegnamenti. Sul palco, alla destra del trono, ci sono monaci di differenti ordini e colori. A sinistra invece preti, suore, pope, mistici di varia provenienza. Il messaggio è chiaro: è necessario l’incontro e la condivisione tra le diverse fedi e, per quanto riguarda le scuole buddiste, occorre “smettere con le separazioni perché – dice - è venuto il tempo dell’unione”. Sia un miliardo di laici che i sei miliardi di fedeli delle più diverse religioni, sono chiamati ad allenarsi nella pratica della compassione e dei valori ad essa legati.

La soluzione al disastro contemporaneo è infatti dentro ciascun essere e si persegue contrastando la propria ignoranza. Fino a che l’uomo non conoscerà la vera natura della propria mente e quindi il proprio potenziale “buddico”, non riuscirà a spezzare le catene del karma rimanendo inchiodato al ciclo continuo di nascita e morte (samsara). Se il karma, che è la somma di cause (pensieri, parole e azioni) di ciascuno nel corso delle proprie vite, produce effetti devastanti, è necessario operare urgentemente una trasformazione interna virtuosa. Secondo gli insegnamenti, la realtà della nostra mente rende sicuramente possibile il raggiungimento dell’illuminazione e l’eliminazione dei difetti mentali, ma bisogna crederci. “Quando la mente progredisce tanto da arrivare a sentire la responsabilità universale, si produce l’antidoto diretto alle emozioni distruttive”. Solo in questo modo è possibile compiere un processo di autoriforma che può generare un cambiamento planetario. Ruotare i propri punti di vista diventa la pratica necessaria per non soccombere.

In fondo il problema non va approcciato solo in quanto problema, ha spiegato il Dalai Lama, ma può generare molti punti di vista diversi, può essere affrontato da molteplici prospettive. Il 90% dei disturbi emotivi che derivano dalla collera sono proiezioni mentali che non hanno attinenza con la realtà. “I fenomeni appaiono in un modo ma non esistono come appaiono”. L’insegnamento si è incentrato sul concetto di “origine dipendente” attraverso l’analisi dei testi di Lama Tzong Khapa (Amdo, Tibet 1357-1419). Sintetizzando, i fenomeni dell’esistenza non sono autonomi, sono tutti dipendenti gli uni dagli altri. “Tutto ciò che esiste è generato da cause ed effetti. Ciò che sorge non può avere una produzione e una cessazione e non esiste per propria capacità. Inoltre tutti gli esseri sono legati gli uni agli altri, quindi un comportamento incentrato su di sé è illogico e sbagliato”.

E’ così, di fronte alla multiforme volontà di cambiamento di questa collettività colorata tutto sembra possibile e i giochi sembrano ancora aperti. Sta ora agli individui calare gli insegnamenti, che non richiedono conversione religiosa ma acquisizione di saggezza, nei piccoli gesti quotidiani.

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