60Antonella Meniconi

Il paese mancato era il titolo di un libro precedente di Guido Crainz (Donzelli 2003), ma si adatta significativamente anche a quest’ultima opera, alla lettura che l’autore offre della crisi attuale. L’enorme giacimento di forze culturali, sociali e politiche che si muovevano appassionatamente e, al tempo stesso, disperatamente appena dopo la catastrofe del fascismo e la fine della guerra, si è disperso lungo il crinale della Repubblica e siamo qui chiamati a indagare le cause del declino.

Comincia dunque un viaggio nella storia delle possibilità mancate dell’Italia, attraverso fonti di natura e consistenza diverse, secondo un metodo già utilizzato da Crainz nei suoi precedenti lavori, di cui quest’ultimo rappresenta la summa. Così sono riportati dati statistici sulla situazione economica, politica e sociale, ma sono anche citati film, riviste culturali e popolari, trasmissioni televisive, manifesti ... Infine, anche i materiali archivistici propriamente detti vengono valorizzati, sia pure quasi esclusivamente quelli relativi alle carte di polizia e del Ministero dell’interno.

Per l’autore è centrale, nel dopoguerra, «l’irrompere dei partiti di massa», con un’esplosione degli iscritti nel 1947 (più di due milioni il PCI, mezzo milione il PSI, più di un milione la DC, senza contare gli iscritti ai sindacati e all’Azione cattolica). I partiti sono dunque interpretati come fattore di cambiamento e di modernizzazione di una società allora arretrata. Eppure, a partire già dagli anni Settanta, la crisi radicale delle stesse organizzazioni di massa, poi esplosa nei decenni successivi, pone il problema dei «vizi d’origine del nostro sistema politico». Cosa è accaduto, tale da trasformare i partiti da «forza pedagogica», attiva e operante sugli italiani appena usciti dalla guerra, a macchine corruttive? Intorno a questa domanda si dipana uno dei fili rossi del libro che ben identifica le luci e le ombre del sistema già nel momento fondativo della Repubblica, e ne ritrova le ambigue origini in un partito, certo: il Partito Nazionale Fascista, forzatamente di massa. La diffusione dei partiti in tutti i gangli della vita pubblica, come «strumenti di mobilitazione» ma anche quali «dispensatori di favori capaci di fornire sicurezze ideali e vantaggi materiali» è mutuata (con le ovvie differenze) dal modello del partito unico. E porta in sé, dunque, i germi della propria decadenza.

Altro tema: l’insorgere tumultuoso, negli anni Sessanta e Settanta, dei movimenti di massa, qui descritti anche nella loro elaborazione teorica e nell’evidente conflitto con l’apparato di controllo e repressione statale; più in generale, una «rivoluzione democratica» attraverserà mondi tra loro diversi (il giornalismo, la magistratura, la polizia), ma tutti uniti dall’essere stati fino ad allora dominati dalle generazioni più anziane, coerenti eredi della tradizione autoritaria fascista. Grandi speranze (Great Expectations in senso quasi dickensiano) di cambiamento, tradite sia dalla «fine dell’età dell’oro» in senso economico (il ciclo ricorrente dell’austerità) sia dalla stagione delle stragi e dell’eversione (un «tragico finale di partita»).

Le ultime due parti del libro («La grande mutazione degli anni ottanta» e «Il crollo e le derive») completano il quadro con paragrafi dai titoli eloquenti come «La frana» o «Il riformismo soffocato», sino a sfociare nelle nuove «Terre incognite» della conclusione. Per uno storico è compito arduo addentrarsi nelle vicende recenti senza cadere nel cronachismo, eppure Crainz riesce a distaccarsene, tenendo fissa la barra sul nodo che «viene da lontano». È sempre la crisi dei partiti al centro della sua riflessione: una crisi democratica, una crisi di selezione delle classi dirigenti, e non solo – verrebbe da dire – materia di esercizio dell’azione penale (che pure ha conseguito significativi successi). Il problema, per l’autore, è che dalla stessa «società civile» non provengono spinte in senso positivo, o almeno non così forti da contrastare un declino, quello del nostro sistema, che appare – se non si interverrà in qualche modo – inesorabile.

Guido Crainz

Storia della Repubblica. L’Italia dalla Liberazione ad oggi

Donzelli, 2016, 400 pp., € 27

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