gabriele-frascaBernardo De Luca

Nella sua interezza, l’opera di Gabriele Frasca si configura come una «costellazione dinamica»: nella prolifica produzione del saggista, dello scrittore e del poeta, ogni singola monade appare autosufficiente eppure connessa all’intero sistema; al di là degli steccati di genere, singole unità e sistema si influenzano reciprocamente. La dinamicità della «costellazione Frasca» è data dalla mobilità del punto di osservazione: da qualunque posizione si decida di osservarla, i collegamenti e la continuità tra le opere permettono di percorrerla senza particolari remore legate alla cronologia e alle differenze tra saggistica, scrittura creativa e divulgazione. Così appare anche per i libri che appaiono in questi giorni in libreria.

Il primo, Il rovescio d’autore. Letteratura e studi letterari al tramonto dell’età della carta, mentre integra e sintetizza il progetto delle Telemachie (la serie, ancora non conclusa, dedicata agli scrittori post-joyciani), pare proporsi come prolungamento della Lettera che muore (2005, nuova edizione Sossella 2015). Il nodo tra Il rovescio d’autore e La lettera che muore è infatti decisivo: mentre in quest’ultimo erano evidenti gli intenti archeologici, nel Rovescio d’autore vengono esplorati i destini futuri dell’«arte del discorso». Sulla scorta delle riflessioni di Zumthor, Frasca indica col termine «letteratura» quel fenomeno culturale nato alla fine del Settecento insieme all’istituzione del copyright, con il quale un’unica classe – la borghesia – ha colonizzato l’immaginario, attraverso i nuovi media e grazie al pieno sviluppo del «libro tipografico» e di un sistema economico che siamo soliti chiamare capitalismo.

Così come oggi viviamo una forma di iper-capitalismo fantasmatico, ugualmente potremmo dire che ci troviamo nel mezzo di una iper-letteratura al tramonto – perché a tramontare è innanzi tutto la classe di cui essa è sintomo. Al tramonto dell’epoca tipografica, Frasca suggerisce di guardare a coloro che nel Novecento, in continuità (ma anche con strategie opposte) rispetto a Joyce, hanno fatto implodere la letteratura: il che significa che hanno fatto implodere la lingua, il nazionalismo e il «sistema a classe unica» che la letteratura cela in sé. Beckett, Nabokov e Gadda sono, infatti, gli autori che attraverso una lingua imparlabile (ma dicibile) hanno dato vita ad una vera e propria «storiografia espressionista», il cui fine era di consegnare al lettore un trauma storico, un «trauma da ricostruire e da cantare nel presente, un epos se si vuole». In attesa del volume dedicato a Nabokov (in preparazione) e degli ultimi due dedicati a Pynchon e a Pizzuto, Burgess e D’Arrigo, Frasca scopre le carte e indica una strada per percorrere le sue telemachie: a partire dal padre interdetto Joyce, una serie di autori secondo-novecenteschi hanno affrontato il tramonto della letteratura additando già l’alba di una nuova età.

Come Il rovescio d’autore, anche il nuovo libro poetico Lame guarda al futuro a partire dal recente passato: il volume raccoglie infatti i primi due libri fraschiani (Rame e Lime), più testi recuperati o solo adesso riuniti (Versi rispersi) e progetti in fieri (Quarantena). Le prime due raccolte appaiono qui in una veste completamente rinnovata: del resto, quando un autore rimette mano alle proprie carte, non è certo per restituircele imbalsamate nel proprio passato.

Rame e Lime furono pubblicate la prima volta, rispettivamente, nel 1988 presso Corpo 10 (poi da Zona nel 1999, con importanti modifiche e giunte) e nel 1995 (da Einaudi). Sin dal loro primo apparire i due libri risultavano strettamente connessi: non solo perché intrattenevano espliciti rapporti testuali ed erano frutto di unico flusso creativo, ma perché insieme inauguravano una nuova stagione della poesia italiana, tanto da imporre Frasca come uno dei maggiori poeti della sua generazione.

Tuttavia, questa struttura a «vasi comunicanti» (come definiva Dante Isella la prassi scrittoria di Gadda) qui s’infittisce. Frasca, nel farci attraversare una produzione poetica che ricopre all’incirca quattro decenni di scrittura (gli estremi sono 1976-2016), ci invita, dal presente, a volgerci indietro per poi dirigere di nuovo lo sguardo in avanti: giacché il libro restituisce il processo di graduale liberazione della poesia dalla gabbia «tipografica». Se sin dall’inizio l’armamentario «furioso» della metrica fraschiana (La furia della sintassi era il titolo del suo primo grande saggio, la monografia sulla fortuna della forma-sestina nella lirica italiana uscita da Bibliopolis nel 1992) metteva in crisi il «silenziato» libro di poesia, quale risultava da una plurisecolare tradizione petrarchesca, ora il ripensamento di Rame e Lime mette a giorno questa caratteristica latente dell’intera sua produzione poetica, offrendo una fuoriuscita dal sistema letterario moderno e dai sui generi cristallizzati.

Collabora a questo svelamento l’associazione ai due libri originari delle sezioni Rispersi e di Quarantena, giacché i primi raccolgono sia testi dispersi (ma ora recuperati) e nuovi progetti (le Prossime postume), mentre Quarantena presenta l’attuale work in progress dell'autore. Si tratta di canzoni che Frasca ha sin qui composto annualmente e che sono ascoltabili in versione audio anche sul suo sito in rete (si badi che la canzone d'apertura, Dove m’hanno condotto le vecchie parole, nella precedente raccolta Rimi, Einaudi, 2013, era proposta come traduzione da Dylan Thomas: altro aspetto della scrittura «a vasi comunicanti»).

Dall’«ipersestina» delle Poesie da tavola (ritornate, come nel 1984, ad aprire il volume) fino agli ultimi esperimenti ancora in fieri, Lame rivitalizza i congegni realizzati per consegnare ai lettori gli attimi di una vita destinata alla dissipazione, coi loro traumi storici e individuali e il vocìo plurale che li abita (un vocìo costituito anche dal vertiginoso archivio culturale che rappresenta l’intera produzione fraschiana – dalle Sacre Scritture alle band del progressive e del post-punk –, su cui si sofferma Riccardo Donati nella postfazione firmata con Giancarlo Alfano). Tuttavia quest’operazione prevede anche un ripensamento del medium che dovrà veicolare i nuovi progetti: anche il poeta, infatti, al tramonto dell’età della carta, deve «riposizionare i suoi sensi», non prima però di aver ri-sillabato, dunque ri-pensato, le «vecchie parole».

Gabriele Frasca

Il rovescio d’autore. Letteratura e studi letterari al tramonto dell’età della carta

Edizioni d’if, 2016, 293 pp., € 25

Lame. Rame + Lime seguite da Quarantena e Versi rispersi

postfazioni di Riccardo Donati e Giancarlo Alfano

fuoriformato L’orma, 2016, 455 pp., € 32

 

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