performanceRenata Savo

Per un artista, un attore o un autore teatrale, farsi conoscere e avere una committenza fino a poco tempo fa è stato l’esito di un giro infinito di corrispondenze o di spostamenti fisici che richiedevano tempo. Oggi, qualsiasi movimento reale o metaforico ha acquistato rapidità: una connessione a internet basta per entrare in contatto con persone che vivono dall’altro lato del mondo e per veicolare di sé e delle proprie opere un’immagine conveniente alle nuove regole del personal branding.

Eppure, altri ostacoli mettono in difficoltà l’attività di una compagnia teatrale. Sono di natura burocratica o legale: per esibirsi occorre presentare ogni volta una documentazione adeguata, pagare la SIAE, fare richiesta di un certificato di agibilità. E, come se non bastasse, bisogna spesso fare i conti con il mancato rispetto delle tempistiche di retribuzione da parte dei committenti.

Il problema che resta sullo sfondo, di tutti i passaggi intermedi tra la creazione e la distribuzione di un prodotto artistico, è che in Italia, forse in misura maggiore rispetto al resto d’Europa, quando si parla di lavoro ci si riferisce o all’impiego del dipendente o all’azienda che assume personale. In genere, gli artisti o i lavoratori freelance vengono visti come figure senza punti di riferimento o garanzie di alcun tipo. Le cose si complicano ulteriormente nel caso di chi opera nel settore delle arti performative: nell’immaginario comune, infatti, l’essenza effimera della performance oppone resistenza al riconoscimento del suo valore di scambio quale “oggetto di compravendita”.

Le condizioni poco favorevoli causate dai sistemi legislativi hanno dato origine, di conseguenza, alla spinta propulsiva di alcuni gruppi di persone, che hanno brevettato strumenti alternativi di produzione e finanziamento del lavoro artistico particolarmente rispondenti alle esigenze di chi opera nel settore delle performing arts.

Uno di questi è la società mutualistica per artisti SMart: un network di imprese senza scopo di lucro che propone servizi di accompagnamento allo sviluppo della carriera artistica. Nata nel 1998 in Belgio per proporre ai cosiddetti “creativi” un approccio verso il lavoro regolare e allo stesso tempo tutelato, SMart è attualmente presente in 9 paesi europei e consta di circa 70.000-75.000 soci tra lavoratori dello spettacolo e freelance provenienti da altri settori.

In l’Italia, SMart è una cooperativa che ha sede principale a Milano e un’altra in crescita a Roma. “Dalla parte degli artisti” è il suo slogan, assume i suoi soci e si occupa di tutti gli aspetti amministrativi legati al lavoro creativo. Il costo del servizio è l’8,5% del fatturato. Nel caso delle compagnie teatrali, versa per loro i contributi, paga l’IRPEF, fornisce consulenza giuridica, e si impegna affinché essi ricevano il netto del costo della prestazione offerta al committente.

Tra i maggiori benefici a favore dei soci è, che indipendentemente da quando il committente pagherà, il compenso viene loro garantito a data certa, cioè «il giorno 10 del mese successivo al lavoro svolto». Un attore o un direttore artistico non devono, quindi, aspettare di essere remunerati dal proprio committente; un aspetto che – tenendo soprattutto conto dei tempi di retribuzione del settore pubblico, estesi anche oltre gli otto mesi – rappresenta un’attrattiva molto forte per i soci. Chi è all’inizio di una carriera professionale artistica si affida a SMart perché ha bisogno di familiarizzare con il lavoro amministrativo che poco ha a che fare con il lavoro artistico.

Tutto ciò che eccede i costi di gestione viene costantemente reinvestito dalla società in altri servizi: ad esempio, si organizzano eventi o corsi di formazione all’estero, si gestiscono spazi di co-working. SMart costruisce, così, una vera e propria rete no-profit, che, diffusa a livello europeo, facilita la mobilità internazionale. «L’obiettivo», spiega Chiara Faini, responsabile dei partenariati del progetto, «è realmente quello di reinvestire l’8,5% per sviluppare servizi di accompagnamento alla carriera degli artisti. Ad esempio anche se in Italia SMart esiste da poco, siamo riusciti a lanciare un bando di promozione e di sostegno alle attività artistiche. Ci interessa creare una rete internazionale solidale». La visione che sottende SMart è profondamente democratica: il costo della prestazione dipende sempre dal fatturato. Significa che qualsiasi artista ha diritto allo stesso trattamento, alle stesse condizioni di altri che guadagnano di più. Tutti hanno accesso, in pratica, a una serie di servizi che se richiesti singolarmente avrebbero un costo senza dubbio maggiore.

Oltre a SMart, un altro importante strumento a disposizione delle compagnie teatrali dei nostri giorni è Crowdarts: nata a Firenze da un’idea di Serena Telesca (fondatrice) e Luigi Telesca (co-fondatore), è la prima piattaforma web in Europa di reward-based crowdfunding dedicata alle arti performative e sovvenzionata dalla Commissione Europea. La modalità di finanziamento partecipativo reward-based consiste nell’offrire all’utente che fa una donazione una proporzionata ricompensa: nel caso del finanziamento destinato alla produzione di uno spettacolo, per esempio, il contro-dono potrebbe oscillare tra il biglietto d’ingresso e una replica a domicilio dello stesso.

Sono tre i tipi di servizi offerti da Crowdarts. Il primo riguarda le campagne di produzione (di uno spettacolo o un festival, di un progetto editoriale, di un’app tecnologica, di un film, che in qualche misura hanno un legame con le performing arts), e si può attivare in due modalità: “Keep it all”, con il quale qualsiasi sia l’obiettivo economico da raggiungere, e l’esito della campagna, Crowdarts trattiene per sé il 7% del totale delle donazioni pervenute (più un’altra percentuale minima variabile a seconda del sistema di pagamento attraverso cui si effettua la donazione); oppure “All or nothing”, e in tal caso, con il 5% trattenuto dalla piattaforma, le donazioni sono ricevute solo se il budget-obiettivo viene raggiunto: in caso contrario, il restante 95% dei contributi torna agli utenti.

La seconda tipologia di utilizzo di Crowdarts si chiama “Crowdshow” e interessa la circuitazione di opere performative. Al costo del 9% del valore degli introiti, si apre una campagna per una singola replica o una mini tournée fissando accordi economici e un budget minimo con chi gestisce lo spazio che ospiterà la performance se l’obiettivo verrà raggiunto. Come? Attraverso la prevendita dei biglietti di ingresso, associata a un’esperienza aggiuntiva (per esempio, titolo di ingresso con aperitivo), e, di conseguenza, un’appropriata campagna di promozione.

Non ancora attiva, una terza tipologia di fruizione di Crowdarts, il “Marketplace”: un’agorà virtuale cui artisti e compagnie potranno avere accesso (previo il pagamento di un contributo annuale) al fine di costruire un dialogo con operatori e gestori di spazi, festival, rassegne, e provare ad avviare vere e proprie contrattazioni. L’intenzione del progetto è di far incontrare attraverso la piattaforma le esigenze tecniche della perfomance artistica con i desideri e le caratteristiche logistiche dei vari teatri, o degli spazi alternativi di fruizione, registrati su tutto il territorio europeo. Domanda e offerta di spettacolo possono così facilmente incontrarsi, e magari “innamorarsi”, grazie alla rete.

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