manganelliAntonino Trizzino

Un uomo in sella alla sua Lambretta punta verso sud, direzione Milano-Roma. È il 15 giugno 1953, l’uomo ha una trentina d’anni, un naso da elefante marino e un aspetto non proprio antropomorfo; sembra un animale timido, una talpa uscita dalla tana in cerca di cibo, braccata da animali più loschi di lei. Qualche anno dopo, lo stesso uomo esce da una palazzina del quartiere Prati e si avvia verso il capolinea degli autobus. L’uomo insegna inglese in un istituto tecnico femminile per «quelle donne ansiose di farsi segretarie d’azienda» ed è assistente di anglistica alla facoltà di Magistero di Roma. Al capolinea si accomoda in un posto singolo dove non corre il rischio di entrare in relazione con i suoi simili e inizia il suo giro. L’uomo non scende a nessuna fermata fino all’altro capolinea, aspetta che l’autobus ritorni al punto di partenza e si avvia verso casa: l’indirizzo è via Chinotto numero 8, interno 8.

L’uomo si chiama Giorgio Manganelli, una voce di assoluto rilievo nel Novecento letterario italiano. Patrizia Carrano, «che ha avuto il privilegio di frequentarlo da presso nell’ultimo lustro della sua vita», lo racconta alle prese con il proprio vivere in un librino leggero e lussuoso («centotrenta grammi appena»). L’appartamento di via Chinotto, ricorda la Carrano, ha quasi sempre le persiane chiuse; a terra, impilati ovunque, libri, faldoni, cartelle, dischi, giornali. Il casino è effusivo, ma è un casino di classe. Nel soggiorno è sistemato un tavolo su cui aleggia l’audace fragranza di un ciauscolo di cui l’inquilino è furtivamente ghiotto.

Manganelli è un uomo votato ai traslochi; quando arriva a Roma con la sua motoretta, prende una camera ammobiliata in casa della famiglia Magnoni dove vivrà per dodici anni. Ogni volta che la famiglia Magnoni trasloca, lui si sposta con loro, cambiando quattro o cinque indirizzi: via Gran Sasso 38, via Germanico 96, via Monte del Gallo 26, via Senafè, segreta traversa di via Makallè, e appunto via Chinotto 8.

Salvatore Silvano Nigro – che ha impeccabilmente ricostruito per Adelphi la lunga e fittissima attività di consulente editoriale di Manganelli – racconta la sua stizza quando «in casa editrice non si teneva conto dei suoi spostamenti nella geografia urbana, della sua esistenza erratica. I disguidi erano frequenti. I plichi godevano di “avventurosa esistenza”». Il volume raccoglie i risvolti, le schede di lettura, le quarte di copertina, le lettere che Manganelli invia agli editori con cui collabora a partire dal 1961: Garzanti, Einaudi, Mondadori, Adelphi. Anche al disciplinatissimo editor che progetta collane, costruisce libri, suggerisce titoli e perizia traduzioni, ogni tanto capita di perdere un dattiloscritto: «ho setacciato il mio abitacolo senza trovare nulla […]. Che fare? Chiedere una seconda copia alla traduttrice, dando la colpa al consulente drogato?». Quando invece le poste einaudiane sbagliano indirizzo, lui protesta beffardo: «Ricevo promiscuamente lettere einaudiane, notiziari e ora anche soldi e manoscritti al vecchio indirizzo. Vorrei persuaderli, gli einaudiani, che io sto tutto in una casa ed essa è questa donde scrivo, Via Monte del Gallo 26. La loro incredulità nei confronti dei miei traslochi mi offende». I suoi pareri di lettura su libri di provenienza anglosassone o nostrale non sono meno dilettosi: «l’autore va puramente e semplicemente picchiato», «lo trovo repellente. Pubblichiamolo», «è un libro amabile, inconsueto e ragionevolmente demente».

Manganelli è un uomo in fuga: scappa da Milano perché è una città che non consente nessuna forma di difesa contro l’autodistruzione, scappa dalla madre su cui ha sempre taciuto, scappa da una giovanissima Alda Merini con cui ha avuto una complicazione sentimentale; scappa dai fotografi, dai convegni, dalle riunioni, dalle presentazioni, dai ristoranti, dall’accademia («avessi fatto ancora un’ora di lezione avrei perso il senno»); scappa dalla verità, che ha una sola vita, quando la menzogna ha tutte le vite che vuole e, mentre scappa, accumula libri (diciottomila), dischi (centinaia), ciauscoli (quanto basta), traslochi e malinconie. La scrittura di Manganelli tocca con stile esatto e fastoso quasi tutti i generi: narrativa, critica, reportage, corsivo; a partire dagli anni Cinquanta il Manga collabora con il Terzo Programma radiofonico della Rai, intervenendo su ogni tema: il romanzo inglese del Settecento, la poesia di Philip Larkin, il Morgante di Luigi Pulci. Un regesto delle sue collaborazioni radiofoniche è ora consultabile nel libro di Graziella Pulce, Giorgio Manganelli, Bibliografia (1942-2015) (Artemide); in questo volume, alla sua seconda edizione, è raccolta tutta la bibliografia manganelliana: 2064 voci e, per la prima volta appunto, 224 collaborazioni radiofoniche.

Lo scrittore che alla radio commenta una sinfonia di Haydn o i trattati di retorica del Cinquecento è lo stesso che lancia corsivi umoristici sull’ultimo film di Charles Bronson, sulla Democrazia Cristiana, sulle tasse; ed è lo stesso che vola smarrito nei cieli di quasi tutti i continenti, scrivendo reportage memorabili per quotidiani e riviste. Questo tapiro coltissimo e incline alla disperazione viaggia dappertutto: Cina, India, Filippine, Abruzzo, Malesia, Africa, Pakistan, Islanda, Kuwait, Fær Øer, Argentina. Per Manganelli ogni luogo è una scrittura; e il viaggio va trattato come un libro da leggere e commentare, come una macchina sintattica.

Più di sessant’anni sono trascorsi dalla sua misteriosa fuga a Roma. Ma che ne è stato della Lambretta di Manganelli? Ha fuso durante il tragitto ed è finita sul ciglio di una strada? Ha visto la capitale dove è spirata in uno sfasciacarrozze? È ancora lì, semisepolta? Sabbia fredda, bagnata, sparsa di copertoni e di rottami, una palude definitiva, il lampo di una cromatura, un po’ di verde stento.

Giorgio Manganelli

Estrosità rigorose di un consulente editoriale

a cura di Salvatore Silvano Nigro

Adelphi, 2016, 332 pp., € 15

Patrizia Carrano

Un ossimoro in Lambretta. Labirinti segreti di Giorgio Manganelli

Italosvevo, 2016, 84 pp., € 13

Graziella Pulce

Giorgio Manganelli, Bibliografia (1942-2015) con una cronologia della vita e delle opere e un regesto delle collaborazioni radiofoniche

Artemide, 2016, 238 pp., € 25

Questa settimana sulla home page di Alfabeta2 Notizie in 2 minuti di Gianfranco Baruchello

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Una Risposta a Giorgio Manganelli, geografie di una fuga

  1. Matteo scrive:

    Una sola esaustiva recensione per tre libri: chapeau!

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